giovedì 16 aprile 2009

Notre-Dame de Paris, 04.04.2009

Prima di cominciare, mi scuso per il ritardo con cui posto questa recensione, ma ci si è messo di mezzo il weekend pasquale lontano dal pc... Tra l'altro, carissimi lettori, mi auguro che abbiate passato una buona Pasqua senza affogarvi nella cioccolata...


E veniamo al mio commento su Notre-Dame. 


Anche se, come riportato sul programma di sala, lo spettacolo è in tour in Italia dal 2002, non l’avevo mai visto dal vivo. Inizialmente non mi interessava perché non lo conoscevo, poi non mi è interessato proprio perché lo conoscevo…
L’avevo comunque visto in TV, in diretta dall’Arena di Verona, e non è che mi avesse entusiasmato molto. Ma come si suol dire, “mai dire mai”: per le ragioni già note, questa volta sono andata al Mandela Forum di Firenze insieme a centinaia di altre persone per vedere la storia del campanaro gobbo di Notre Dame e della zingara Esmeralda.


Ho già parlato in altre occasioni di Notre-Dame, e neanche vederlo dal vivo ha cambiato molto le mie impressioni.
Nonostante l’azione sul palco sia talvolta frenetica, grazie agli eccezionali ballerini di break dance e acrobati, mi è rimasta l’impressione che la maggior parte delle canzoni non portino avanti l’azione ma servano principalmente ad esprimere i sentimenti del personaggio che canta. Tra l’altro, vedendo lo spettacolo dal vivo mi sono resa conto che quando i personaggi cantano lo fanno proprio in stile concerto: di fronte al pubblico, con i movimenti limitati a braccia larghe – braccia verso il cielo – mani giunte al petto. Non recitano mentre cantano, ma cantano in costume. Anche i duetti come “Parlami di Firenze” si svolgono così, solo che invece di un cantante di fronte al pubblico ce ne sono due. Ora, ho letto sull’"attendibilissima" Wikipedia che questo sarebbe stato richiesto proprio dagli autori:
"Il 16 settembre 1998 l'opera debutta a Parigi con la regia Gilles Maheu, il quale, seguendo i desideri degli autori, anziché sviluppare l' azione teatralmente come in un musical tradizionale, allestisce uno spettacolo in forma semiscenica, con scenografie e cantanti in costume, i quali tuttavia interagiscono solo parzialmente, interpretando i brani in forma quasi concertistica, alternandosi al corpo di ballo che esegue le coreografie separatamente". Ora, la domanda sorge spontanea. Perché fare una cosa del genere? Che utile ne viene allo spettacolo? Si attendono chiarimenti.


E se già prima non nutrivo grande simpatia per i personaggi, certe loro azioni sul palco me li hanno resi persino più antipatici. Un esempio su tutti: dopo “Ave Maria pagana” Esmeralda si bagna in quello che sembra un fonte battesimale…  Capisco che sia la ragazza ingenua e straniera, ma insomma!! Non è una vasca da bagno!!
Quasimodo resta il lamentoso che emerge già dal CD, e l'unica cosa che sa fare Febo è correre da una parte all'altra del palco urlando "Cuore in meeee!!"... Va a finire che gli unici personaggi simpatici di questo spettacolo sono il poeta Gringoire e il re degli zingari Clopin.


Per godersi Notre-Dame bisogna riuscire a sopportare le lungaggini della trama: quante volte Quasimodo si lamenta perché è brutto e ignorato da tutti, e quante volte Frollo dice che prima di conoscere Esmeralda era un prete per bene? E poi bisogna, come sempre negli spettacoli italiani, rassegnarsi a basi e cori registrati. Ho cercato di fare particolare attenzione ai cori, e mi sembra che quando i ballerini non sono in primissima linea e di faccia al pubblico, non muovano la bocca. Però è stata un’impressione, potrei anche sbagliarmi. (anzi, vorrei sbagliarmi. Smentite?)
A quel punto ci si può lasciar trasportare dalle acrobazie in scena e dalle voci degli attori, che nonostante tutto sono molto buone. Noi abbiamo visto quello che dovrebbe essere il “primo” cast, e sinceramente non ho notato pecche nelle esecuzioni canore di nessuno. Solo Frollo, all’inizio del secondo atto ha accusato un po’ di raucedine…


Alla fine dello spettacolo, di fronte ad un Palasport “gremito in ogni ordine di posti” si è avuta una vera e propria standing ovation per tutto il cast. Indovinate chi si è guardata bene dall’alzarsi?  Tra l’altro, abbiamo avuto anche il “piacere” di vedere Riccardo Cocciante che, secondo l’annunciatore del teatro, segue sempre il suo spettacolo e partecipa quando può. Personalmente non apprezzo il tono che ha preso il compositore ultimamente, da quando ha deciso che solo lui in Italia è capace di scrivere opere popolari che parlano ai giovani, e che il musical è un genere “obsoleto e polveroso”… Per cui forse potrete immaginare la mia reazione al suo ingresso sul palco: mi sono trattenuta a stento dal lanciargli qualcosa, e ho rimpianto ancora una volta di non sapere fischiare come il Trap. Obsoleto e polveroso è quello che scrive lui, non certo quello che viene prodotto in America (e sì che io non amo gli americani!).
Comunque, giudicando dal pubblico presente e dagli applausi, non si può biasimare chi continua a portare in tour uno spettacolo che assicura sempre incassi e che per il momento non sembra risentire dell’usura del tempo. E peccato se in Inghilterra i musical ventennali sono “Phantom of the Opera” e “Cats”, capolavori di tutt'altro livello….


Il cast:
Quasimodo: Luca Maggiore
Esmeralda: Sabrina De Siena
Gringoire: Mattia Inverni
Clopin: Aurelio Fierro jr
Frollo: Fabrizio Voghera
Febo: Alberto Mangia Vinci
Fiordaliso: Ilaria de Angelis

1 commento:

  1. Martina, odio dire "te l'avevamo detto", ma... te l'avevamo detto! :)
    Ok, ironia a parte, hai colto nel segno tutte le "pecche" di questa mastodontica operazione "palasportale" (giacché non si può dire teatrale, considerato che non va nei teatri...), figlia della generazione inebetita da reality e talent show che valgono come l'aria fritta, ma rendono, rendono, rendono... e tanto.
    La questione è sempre quella, chi ha tanti soldi, può permettersi di far passare al pubblico tutto ciò che vuole, e chi se ne frega se la qualità abita da un'altra parte. Non metto in dubbio la professionalità degli artisti in scena, anzi; ma la qualità è altra cosa.
    Spero vivamente che le operazioni della Stage Entertainment (La bella e la bestia) e della Rancia (Cats), per la prossima stagione, portino davvero ad una presa di coscienza dell'italico pubblico teatral-televisivo, finalmente "abituandolo" a cos'è una produzione stanziale di un Musical con la "M" maiuscola. Cosa che il buon Cocciante, magari in buona fede, non è riuscito a fare; e che almeno ha avuto la decenza di chiamare "opera popolare".
    Franz

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