giovedì 30 aprile 2009

Der Graf von Monte Christo

Ed eccoci alla seconda parte della full immersion in Wildhorn.


Dopo le critiche poco positive che avevo letto su “Rudolf”, mi fa piacere vedere che “Der Graf von Monte Christo" è stato accolto in maniera più positiva. Si sa che a volte i critici possono distruggere uno spettacolo o un film che in realtà avrà un grosso successo di pubblico, ma insomma, fa sempre piacere sapere che gli addetti ai lavori trovano interessante le stesse cose che emozionano noi comuni mortali.


Tra l’altro, io non sarò un critico, ma basandomi solo sull’ascolto dei “Demo recording” in inglese di Rudolf e di Montecristo, avevo già deciso che il secondo era superiore al primo…
Sarò sincera: è sempre Wildhorn, ovvero è sempre lo stesso stile musicale e le canzoni si assomigliano un po’ tutte anche da un musical all’altro. Ma questa volta il compositore ha copiato i suoi pezzi migliori, quindi il risultato è comunque buono, IMHO. Per la valutazione dei nuovi CD io ho un metodo: ad ogni canzone do un voto con un “emoticon”, da :-D per i pezzi che potrei mettere sul “repeat”, a :-/ per quelli così così, fino a :-( per quelli che davvero non riesco a farmi piacere. Bene, tra le 13 tracce del Demo in inglese non c’è neanche uno smiley triste. Invece ci sono svariate annotazioni tipo “ballad romantica”, “bel duetto”, e ci sono due faccine veramente sorridenti :-D, in corrispondenza di “Every day a little death” (che immagino Dantes canti quando è in prigione a Chateau d’If) e “Hell to your doorstep”, che in realtà sembra un po’ un rip-off da “Alive” di Jekyll & Hyde… Ma che mi piace per il suo ritmo e il suo sound piuttosto rock. Mi ha colpito in maniera più sottile, ma ho cominciato ad apprezzare molto anche “I know those eyes/That man is dead”, dove Mercedes riconosce Dantes a distanza di anni. Dal demo emerge però principalmente la storia romantica di Edmond e Mercedes, mentre non si sentono mai i pezzi dei “cattivi”, tranne per “A story told”, dove tre uomini complottano contro Edmond Dantes.

E come sempre in rete sono riuscita a trovare alcune recensioni di giornali svizzeri.
Qui un resoconto della prima che sottolinea anche l’impressionante sforzo del teatro di St. Gallen (un paesotto di neanche 100.000 abitanti) per organizzare una prima mondiale di uno spettacolo nuovo di zecca di un importante compositore.
Si parla di costumi sfarzosi ma non kitsch, di una regia originale che grazie alle proiezioni riesce a creare di volta in volta l’illusione di navi in mare, di balli sfarzosi o della folla del carnevale. Ma il maggior vanto di questa produzione è il cast, in cui brilla come sempre Thomas Borchert, che non solo affronta un ruolo praticamente sempre presente in scena, ma si esibisce anche in balli, combattimenti, fughe rocambolesche, e sempre senza risparmiarsi né dal punto di vista della recitazione né da quello del canto. Secondo la recensione, anche il resto del cast è molto buono, anche se soffre un po’ nel confronto con Borchert. La giovane Sophie Berner nel ruolo di Mercedes ha svariati assoli in cui dimostra una voce calda e acuta. Il solito Carsten Lepper nel ruolo del traditore Mondego (ma perché gli danno sempre i ruoli da “cattivo”??) canta, combatte e tira di scherma (principalmente contro Edmond Dantes). Bisogna però riconoscere che la maggior parte dello spettacolo ricade sulle spalle del protagonista, e che gli altri attori (fatta eccezione per Mercedes) sono poco più che comparse.


Ovviamente la trama del romanzo-tomo di Dumas è stata ampiamente sfoltita, ma anche in parte modificata. (NB: non ho mai letto il mattone, per cui mi attengo a quanto è stato scritto da altri). Il pirata Luigi Vampa è diventato una lei, Luisa, cosa che permette a Wildhorn di inserire un altro personaggio femminile un po’ particolare (una donna pirata a capo di una nave di uomini, vestita in pelle… ) e un tentativo di seduzione del neo-conte da parte della donna.
E come in ogni Wildhorn non poteva mancare l’happy ending: anche se nel libro questo manca, e stravolge parzialmente il significato dell’opera, negli spettacoli di oggi non si può prescindere da un caro vecchio lieto fine…


Anche quest’altra recensione loda diversi aspetti dello spettacolo: la trama, la regia (definita “raffinata”), le soluzioni sceniche, e anche le musiche, che si rifanno a svariati stili: secondo il recensore, si sentono tracce di Verdi (nell’Overture iniziale), di Debussy, di valzer viennese e così via.


Tanto per fare, qui il video di quello che dovrebbe essere la lotta finale tra Dantes e Mondego:



 A me piace davvero molto... Spero proprio che esca un CD in tedesco...  

giovedì 16 aprile 2009

Notre-Dame de Paris, 04.04.2009

Prima di cominciare, mi scuso per il ritardo con cui posto questa recensione, ma ci si è messo di mezzo il weekend pasquale lontano dal pc... Tra l'altro, carissimi lettori, mi auguro che abbiate passato una buona Pasqua senza affogarvi nella cioccolata...


E veniamo al mio commento su Notre-Dame. 


Anche se, come riportato sul programma di sala, lo spettacolo è in tour in Italia dal 2002, non l’avevo mai visto dal vivo. Inizialmente non mi interessava perché non lo conoscevo, poi non mi è interessato proprio perché lo conoscevo…
L’avevo comunque visto in TV, in diretta dall’Arena di Verona, e non è che mi avesse entusiasmato molto. Ma come si suol dire, “mai dire mai”: per le ragioni già note, questa volta sono andata al Mandela Forum di Firenze insieme a centinaia di altre persone per vedere la storia del campanaro gobbo di Notre Dame e della zingara Esmeralda.


Ho già parlato in altre occasioni di Notre-Dame, e neanche vederlo dal vivo ha cambiato molto le mie impressioni.
Nonostante l’azione sul palco sia talvolta frenetica, grazie agli eccezionali ballerini di break dance e acrobati, mi è rimasta l’impressione che la maggior parte delle canzoni non portino avanti l’azione ma servano principalmente ad esprimere i sentimenti del personaggio che canta. Tra l’altro, vedendo lo spettacolo dal vivo mi sono resa conto che quando i personaggi cantano lo fanno proprio in stile concerto: di fronte al pubblico, con i movimenti limitati a braccia larghe – braccia verso il cielo – mani giunte al petto. Non recitano mentre cantano, ma cantano in costume. Anche i duetti come “Parlami di Firenze” si svolgono così, solo che invece di un cantante di fronte al pubblico ce ne sono due. Ora, ho letto sull’"attendibilissima" Wikipedia che questo sarebbe stato richiesto proprio dagli autori:
"Il 16 settembre 1998 l'opera debutta a Parigi con la regia Gilles Maheu, il quale, seguendo i desideri degli autori, anziché sviluppare l' azione teatralmente come in un musical tradizionale, allestisce uno spettacolo in forma semiscenica, con scenografie e cantanti in costume, i quali tuttavia interagiscono solo parzialmente, interpretando i brani in forma quasi concertistica, alternandosi al corpo di ballo che esegue le coreografie separatamente". Ora, la domanda sorge spontanea. Perché fare una cosa del genere? Che utile ne viene allo spettacolo? Si attendono chiarimenti.


E se già prima non nutrivo grande simpatia per i personaggi, certe loro azioni sul palco me li hanno resi persino più antipatici. Un esempio su tutti: dopo “Ave Maria pagana” Esmeralda si bagna in quello che sembra un fonte battesimale…  Capisco che sia la ragazza ingenua e straniera, ma insomma!! Non è una vasca da bagno!!
Quasimodo resta il lamentoso che emerge già dal CD, e l'unica cosa che sa fare Febo è correre da una parte all'altra del palco urlando "Cuore in meeee!!"... Va a finire che gli unici personaggi simpatici di questo spettacolo sono il poeta Gringoire e il re degli zingari Clopin.


Per godersi Notre-Dame bisogna riuscire a sopportare le lungaggini della trama: quante volte Quasimodo si lamenta perché è brutto e ignorato da tutti, e quante volte Frollo dice che prima di conoscere Esmeralda era un prete per bene? E poi bisogna, come sempre negli spettacoli italiani, rassegnarsi a basi e cori registrati. Ho cercato di fare particolare attenzione ai cori, e mi sembra che quando i ballerini non sono in primissima linea e di faccia al pubblico, non muovano la bocca. Però è stata un’impressione, potrei anche sbagliarmi. (anzi, vorrei sbagliarmi. Smentite?)
A quel punto ci si può lasciar trasportare dalle acrobazie in scena e dalle voci degli attori, che nonostante tutto sono molto buone. Noi abbiamo visto quello che dovrebbe essere il “primo” cast, e sinceramente non ho notato pecche nelle esecuzioni canore di nessuno. Solo Frollo, all’inizio del secondo atto ha accusato un po’ di raucedine…


Alla fine dello spettacolo, di fronte ad un Palasport “gremito in ogni ordine di posti” si è avuta una vera e propria standing ovation per tutto il cast. Indovinate chi si è guardata bene dall’alzarsi?  Tra l’altro, abbiamo avuto anche il “piacere” di vedere Riccardo Cocciante che, secondo l’annunciatore del teatro, segue sempre il suo spettacolo e partecipa quando può. Personalmente non apprezzo il tono che ha preso il compositore ultimamente, da quando ha deciso che solo lui in Italia è capace di scrivere opere popolari che parlano ai giovani, e che il musical è un genere “obsoleto e polveroso”… Per cui forse potrete immaginare la mia reazione al suo ingresso sul palco: mi sono trattenuta a stento dal lanciargli qualcosa, e ho rimpianto ancora una volta di non sapere fischiare come il Trap. Obsoleto e polveroso è quello che scrive lui, non certo quello che viene prodotto in America (e sì che io non amo gli americani!).
Comunque, giudicando dal pubblico presente e dagli applausi, non si può biasimare chi continua a portare in tour uno spettacolo che assicura sempre incassi e che per il momento non sembra risentire dell’usura del tempo. E peccato se in Inghilterra i musical ventennali sono “Phantom of the Opera” e “Cats”, capolavori di tutt'altro livello….


Il cast:
Quasimodo: Luca Maggiore
Esmeralda: Sabrina De Siena
Gringoire: Mattia Inverni
Clopin: Aurelio Fierro jr
Frollo: Fabrizio Voghera
Febo: Alberto Mangia Vinci
Fiordaliso: Ilaria de Angelis