lunedì 1 ottobre 2012
"Wer sie stört wird zerstört"...
lunedì 25 giugno 2012
Ed ecco i protagonisti
martedì 8 maggio 2012
Rebecca news
sabato 14 aprile 2012
Proprio 100 anni fa...
Tuttavia, come tutti sanno, il viaggio inaugurale si interruppre brutalmente il 14 aprile nell'impatto con un iceberg che squarciò la chiglia del transatlantico provocandone l'affondamento.
Gli elementi per un grande dramma c'erano tutti: la nave più grande e più moderna al mondo nel suo viaggio inaugurale, i 2200 passeggeri di tre classi sociali diverse, tra cui molti dei personaggi più in vista dell'epoca (Guggenheim, John Jacob Astor, Strauss, l'inaffondabile Molly Brown)... E poi ancora storie d'amore nate e subito finite, atti di eroismo disinteressati e meschinerie.
A questa tragedia Maury Yeston dedicò un musical che aprì a Broadway nel 1997 (lo stesso anno del film di James Cameron...). Lo spettacolo venne criticato da molte recensioni, ma rimase aperto per due anni, fino al marzo 1999, vincendo inoltre il Tony per il miglior musical (oltre ad altri quattro premi) proprio nel 1997.
E' uno spettacolo che secondo me condensa in maniera egregia una tragedia che in tanti hanno raccontato, e lo fa non soffermandosi su pochi personaggi, ma passando a volo d'uccello sui sogni, i desideri e le ambizioni di moltissime persone di ogni classe sociale. I brani di Yeston riescono a catturare perfettamente gli stati d'animo dei personaggi, soprattutto nei numeri d'ensemble: la meraviglia di chi osserva il Titanic ("There she is", "The largest moving object"), l'impazienza e i sogni di chi vuole salpare verso una vita migliore ("I must get on that ship", "Lady's maid"), la fiducia in un'epoca che sembra offrire solo miglioramenti ("What a remarkable age"). E poi, quando il dramma si spiega, la musica cambia, con le varie melodie che si intrecciano e si intersecano mentre gli eventi si fanno sempre più concitati. In questa seconda parte dello show la musica si fa più cupa e drammatica, come in "The blame" e soprattutto nella sequenza "To the lifeboats/We'll meet tomorrow" (che non manca mai di farmi venire un certo magone...).
Yeston è riuscito anche ad inserire un pezzo di storia nello spettacolo: "Autumn", che conclude il primo atto dello show, è effettivamente l'ultimo brano che l'orchestra suonò sul ponte, insieme all'inno religioso "Nearer my God to Thee" (anche se non sono riuscita a capire se il compositore abbia riadattato la musica originale o si sia solo ispirato per il titolo).
Il problema che potrebbe venirsi a creare con un musical che introduce una tale quantità di personaggi è che lo spettatore potrebbe non sentirsi legato a nessuno di loro, ma non mi sembra che sia questo il caso. Credo che non sia difficile provare simpatia per un gruppo di persone che cerca di trovare una vita migliore e trova invece una morte tragica, e che quindi sia gli emigranti della terza classe che tutti i macchinisti del Titanic riescano a suscitare nel pubblico l'attaccamento affettivo necessario per interessarsi ai loro destini.
Allo stesso modo alcuni dei personaggi della prima classe sono delineati in maniera da suscitare la simpatia degli spettatori, in maniera particolare gli Strauss, con Ida che rifiuta di salvarsi per rimanere accanto al marito. L'unico personaggio che mi risulta decisamente odioso è Alice Beane, la donna di seconda classe che sogna di danzare con i "vip" di cui conosce vita, morte e miracoli. Si tratta di un personaggio futile, il cui unico interesse sembra essere quello di essere informata sui passeggeri di prima classe. Non si tratta di un problema dell'attrice (Victoria Clarke nell'OBC), ma proprio del modo in cui il personaggio è costruito. Comunque, giustamente, non tutti i personaggi sul Titanic possono essere simpatici... ;-))
Secondo me Titanic è un ottimo musical che omaggia in maniera delicata e sensibile la più grande sciagura nautica della storia, e forse vale la pena riscoprirlo, sfruttando la ricorrenza di oggi...
lunedì 2 aprile 2012
Elisabetta e Rebecca
domenica 13 novembre 2011
Back on Broadway
Già l'anno scorso, per la mia prima visita a New York, avevo preso in considerazione "Billy Elliot" fino all'ultimo momento. Pensavo che fosse uno spettacolo carino, una storia toccante al punto giusto... Ma poi la voglia di vedere il Phantom era stata più forte della tentazione di conoscere qualcosa di nuovo. Anche questa volta avevo tenuto in conto lo spettacolo, e poi, quando ho letto che il musical avrebbe chiuso i battenti nel gennaio 2012 ho deciso che volevo togliermi lo sfizio di vedere l'opera di sir Elton John.
Lo spettacolo si tiene al teatro Imperial, che per anni ha ospitato Les Miserables... E la premiere è ricordata proprio sulla soglia del teatro, con una targa che riporta il famosissimo logo dello show.
Tornanod a Billy Elliot, la storia segue fedelmente il film, con il piccolo Billy che invece di andare a lezione di boxe come vorrebbe il padre, si ritrova a seguire le lezioni di balletto di Mrs Wilkinson, scoprendosi portato e pieno di talento. Il tutto si svolge nell'Inghilterra dei primi anni '80, dove è in atto un duro sciopero dei minatori, per cui Billy deve scontrarsi con i pregiudizi dei propri parenti e anche con una situazione economica tutt'altro che facile.
Le scene di ballo sono sicuramente le "highlights" della serata, da "Shine", il primo contatto di Billy con Mrs. Wilkinson e con il balletto, a "Electricity", il pezzo per l'audizione alla Royal Ballet School.
Trattandosi di una commedia, sono diversi i numeri che strappano risate e sorrisi al pubblico. Tra tutti, "Expressing yourself", dove Billy e Michael, l'amico dalla sessualità particolare, si lanciano in un ballo en-travesti in cui affermano che non c'è niente di sbagliato a fare quello che piace... E' una scena rutilante, che si conclude con un tip tap dei due protagonisti circondati da giganteschi abiti da donna.
Un altro pezzo pieno di vitalità è Born to boogie, dove Billy, Mrs. Wilkinson e persino il pianista che li accompagna si scatenano in un boogie che strappa svariati applausi a scena aperta. Comunque, il mio pezzo di ballo preferito resta il pas à deux tra il Billy ragazzino e il Billy adulto sulle note del Lago dei Cigni.
Anche i numeri non ballati sono molto carini, anche se personalmente non trovo che ci siano vere e proprie perle del musical theatre. I pezzi migliori secondo me sono quelli corali, dove i minatori raccontano la "poesia" del loro lavoro, considerato forse umile ma dignitoso e onesto: "The stars look down", "Deep into the ground", "Once we were kings", anche se la lacrimuccia scende sempre quando Billy legge la lettera che sua madre gli ha lasciato.
Come sempre ammetto la mia ignoranza per quanto riguarda gli artisti americani. Non conoscevo nessuno del cast, ma vorrei nominare il tredicenne Giuseppe Bausilio nel ruolo di Billy (no, non è italiano, è svizzero), il piccolo Michael (Jack Broderick) e Mrs. Wilkinson (Laura Marie Duncan) che hanno offerto prestazioni davvero ottime. Mi è piaciuto un po' meno Daniel Jenkins (il padre di Billy), che mi sembrava un po' giù di voce. Tra l'altro, lo spettacolo dà meno risalto ai legami familiari di Billy: il padre è principalmente l'antagonista, il personaggio che impedisce a Billy di inseguire i propri sogni; mi ricordo invece che nel film ci sono diversi momenti in cui si vede chiaramente che nonostante tutto nella famiglia Elliot c'è amore tra i componenti.
Le scenografie sono piuttosto essenziali, con delle pareti che si stringono attorno ai lati del palco per creare gli ambienti chiusi della palestra e della casa, e i costumi si adattano bene ai personaggi, appartenenti alla classe operaia degli anni 80.
Tutto considerato, lo spettacolo è davvero godibile, anche se non un capolavoro del genere. Sono soddisfatta della scelta che ho fatto nello scegliere lo show, anche se non so se tornerei a breve a vederlo. Forse il mio giudizio è dato anche dal fatto che non amo in modo particolare il ballo, pur apprezzando l'enorme professionalità e bravura dei ballerini. (Tra l'altro, secondo voi è normale che abbia passato diverso tempo a chiedermi se la Celentano avrebbe da ridire anche su questi ragazzini??)
All'uscita dal teatro si è salutati dallo slogan della serata: "SHINE!!".
sabato 17 settembre 2011
Un anno a Manderley...
Tra poco più di un mese (il 22 ottobre) Rebecca debutterà a St. Gallen, con Thomas Borchert, Maya Hakvoort e Lisa Antoni... La produzione svizzera dovrebbe avvalersi di tutto il team creativo dell'originale viennese, che quindi garantirà un ottimo standard a livello qualitativo.
Soltanto qualche settimana, e lo spettacolo aprirà anche a Stoccarda. Qui il ruolo di Mrs. Danvers è stato assegnato da diverso tempo a Pia Douwes, mentre è di ieri la notizia che il ruolo di Maxim DeWinter sarà affidato ad un artista nuovo e sconosciuto... Thomas Borchert, che a questo punto dovrà districarsi tra Germania e Svizzera (anche se a St. Gallen vanno in scena generalmente tre giorni la settimana). “Ich” sarà interpretata da Lucy Scherer (Sarah in TdV, Glinda in Wicked), mentre manca ancora il cast dei ruoli minori.
Ma soprattutto, c'è finalmente una data fissata per l'apertura di Rebecca a Broadway.
La notizia è di qualche giorno fa: le preview inizieranno il 27 marzo 2012, e l'opening night è prevista per il 22 aprile. Al momento il cast non è ancora stato definito, anche se i “rumors” vorrebbero Sierra Boggess come Ich. Altre voci riguardano parti da tagliare e da aggiungere: “I'm an American woman” sarebbe stata tagliata perché offensiva per gli americani, mentre dovrebbe esserci un nuovo pezzo mutuato dalla versione giapponese dello show, dal titolo (originale) “Zauberhaft natürlich”.
Anche il NY Times ha parlato dell'arrivo di Rebecca, sottolineando che il budget dello spettacolo è stato abbassato da circa 16 a 12 milioni di dollari, rinunciando alla maestosa scala a chiocciola che nel finale prende fuoco e collassa sul palco. I commenti dei lettori americani non sono esattamente entusiasti, e paragonano uno show come Rebecca a quel pasticcio di Spiderman...
mercoledì 18 maggio 2011
Son quei periodi un po' così...
Ultimamente qualcuno deve aver accelerato il tempo.
Mi trovo alla fine delle giornate senza essermi accorta di come ho fatto ad arrivarci, dopo aver corso per tutto il giorno dal lavoro a casa passando per poco altro (oh, beh, in effetti se si può chiamare “poco altro” aver iniziato la caccia ad una casa più grande...).
E poi, ultimamente percepisco una mia certa stanchezza nei confronti del mondo musicale. Sento il bisogno di una bella novità entusiasmante, di uno spettacolo nuovo ed innovativo che mi emozioni di nuovo, come hanno fatto in passato Phantom, Elisabeth, Rebecca, Evita... Anzi, se avete suggerimenti, li accetto più che volentieri.
E così ultimamente trascuro il blog, un po’ per il tempo tiranno un po’ per questa mia apatia.
Però almeno qualche notizia e considerazione sparsa la faccio comunque.
Prima di tutto, mi sono persa Mamma Mia a Milano... Avevo messo in programma un salto in terra lùmbard in questi giorni di maggio, ma purtroppo lo show ha chiuso agli inizi di Aprile. Ovviamente ci sono rimasta male, prima di tutto perché mi sono persa uno spettacolo che mi sarebbe piaciuto vedere, e poi anche perché non avevo avuto nessun sentore dell’imminente chiusura.
Qualche giorno fa ci sono state invece le nomination ai Tony. A sorpresa, almeno per me, l’ha fatta da dominatore lo show “Book of Mormons”, dei creatori di South Park, che ha raccolto ben 14 nomination. Lo show è una presa in giro dei mormoni e della loro tradizione in cui i giovani sono chiamati a compiere una “missione” di evangelizzazione. La coppia protagonista (ovviamente composta da opposti) viene spedita in Africa dove gliene succedono di cotte e di crude. Le recensioni che ho letto variano molto a seconda della sensibilità dello spettatore. C’è chi ritiene che scherzare sulla religione sia un po’ eccessivo, chi invece apprezza l’umorismo dei testi scritti in collaborazione con l’autore di Avenue Q. Tutte le recensioni comunque concordano nel definire la musica allegra e simil-pop, e alcune scene davvero divertenti. Vedrò di dare un’occhiata online a qualche video, ma io sono di quelli che “Scherza con i fanti..."
Per uno show di Broadway che sorprendentemente va alla grande, uno spettacolo che floppa clamorosamente (ma purtroppo questa non è una novità). Wonderland, l’ultimo show di Wildhorn ha chiuso domenica 15.05 dopo “ben” 31 preview e 33 rappresentazioni. Con questi dati Wonderland ha il non invidiabile primato di essere diventato il peggior flop di sempre per Wildhorn, peggiore anche di Civil War e Dracula. Anche in questo caso, non ho avuto il tempo materiale di informarmi sullo show, quindi non sono in grado di giudicare, anche se generalmente apprezzo gli show di Frank Wildhorn.
In compenso sono riprese le preview di Spiderman... Uno spettacolo che secondo me doveva essere morto da tempo, ma pare che i produttori abbiano ancora intenzione di pompare. Sono sincera, attorno a questo show ho sempre sentito una certa diffidenza, e non so perché. Sembra però che le critiche allo spettacolo revisionato siano positive, quindi forse l'iniezione di menti nuove ha dato finalmente una direzione allo show. Staremo a vedere...
Per esempio, potrei andare a controllare come se la cavano questi spettacoli in Ottobre. L'agenzia di viaggio che ci ha organizzato il viaggio di nozze offre, proprio nei giorni del nostro anniversario, un volo + soggiorno a NY a un prezzo davvero vantaggioso, e io e Fede ci stiamo seriamente pensando... Vi terrò informati...
lunedì 28 febbraio 2011
L'album del mese - Billy Elliot
Non so se si possa definire Billy Elliot un film musicale: come in ogni film c'è una colonna sonora, ma non mi sembra di ricordare che sia preponderante rispetto al film stesso. Eppure, Elton John ne ha tratto un musical di successo, che ha aperto a Londra nel 2005 e che ha vinto sia l'Olivier Award sia il Tony come miglior musical.
Ammetto di essere partita prevenuta verso Elton John. E' un ottimo artista e cantante, ma "Aida", il suo primo tentativo di musical, mi era sembrato troppo pop per conquistarmi (che volete, vengo da Lloyd Webber). Mi sembra invece che in Billy Elliot abbia limitato i momenti puramente pop per introdurre canzoni più riflessive e un gran numero di pezzi corali.
La storia ricalca il film abbastanza fedelmente, anche perché il librettista e il regista dello spettacolo teatrale sono gli stessi del film. In un periodo di depressione economica e di scioperi contro le riforme di Margareth Thatcher, il piccolo Billy scopre che la sua vocazione non è la boxe come vorrebbe suo padre, ma un'attività tipicamente femminile come il balletto classico. Non solo: il ragazzo ha talento, tanto che la sua insegnante vorrebbe portarlo all'audizione per farlo ammettere alla Royal Ballet School. Purtroppo però, quando il padre e il fratello di Billy scoprono che il ragazzo sta studiando per fare il ballerino, reagiscono in malo modo, dandogli della femminuccia e dell'omosessuale, e proibendogli di continuare le lezioni. La rabbia di Billy si sfoga in una danza sfrenata, che chiude il primo atto.
Soltanto quando, mesi dopo, il padre vede ballare Billy si convince delle capacità del figlio, e decide di concedergli una possibilità. Per offrirgli l'audizione alla Royal Balllet School decide di abbandonare gli scioperanti e ritornare al lavoro, ma viene fermato dagli altri minatori che gli offrono la loro solidarietà pur di non fermare la loro protesta. All'audizione Billy descrive le sue sensazioni mentre balla, e stupisce la commissione con il suo talento. Il finale vede Billy partire per Londra per affrontare la sua grande opportunità.
Il CD è discreto. Non un capolavoro, IMHO, ma comunque buono. Comprende alcuni numeri solo musicali, che immagino sul palco siano ballati, come la "Angry dance" che conclude il primo atto, e anche diverse canzoni hanno parti solo strumentali per la danza ("Electricity" in primis, ma anche "Expressing yourself").
I pezzi più propriamente pop sono affidati a Mrs. Wilkinson, prima con "Shine" e poi con "Born to boogie", due numeri che scatenano la voglia di ballare non solo in Billy, ma anche negli ascoltatori. Anche "Expressing yourself", il numero di Michael, è molto divertente, e suppongo che visto dal vivo sia ancora migliore, con i due amici che si travestono e ballano il tip-tap. Infine, "Merry Christmas Maggie Thatcher" è un pezzo dissacrante e simpatico sui desideri dei minatori: che la Lady di Ferro li liberi della sua presenza...
Il pezzo più toccante dello spettacolo è sicuramente la "Letter", il duetto tra Billy e sua madre, dove Sir Elton John tira fuori il suo repertorio classico. A me piacciono molto anche i numeri corali dei minatori, primo tra tutti "Solidarity", dove la manifestazione degli scioperanti si interseca con le lezioni di balletto di Mrs. Wilkinson, creando un contrasto stridente tra il mondo esterno e realtà ovattata della scuola di ballo. Anche "And the stars look down" è un bell'inno dei minatori, che richiama nelle sonorità quasi una marcia o un canto popolare, così come "Once we were kings", dove nonostante la sconfitta, i minatori continuano ad affermare la loro unione nella lotta:
"So we walk proudly
And we walk strong
All together
We will go as one
The ground is empty
And cold as hell
But we all go together when we go
We will go down but our heads are proud
We will go down with our voices loud
We will go down but come again
And we all go together when we go".
Trovo un po' meno riuscite "Deep in the ground" e "He could be a star", che per me non decollano mai. Tra l'altro, da quest'ultima canzone emerge la figura di Tony, il fratello di Billy, che sembra più interessato allo sciopero dei minatori che non alle ambizioni del fratello, che chiama in diverse occasioni "just a kid".
Nel cast non ci sono nomi famosi, almeno per quel poco che conosco del teatro inglese, ma tutti svolgono i loro ruoli egregiamente. Da profana, mi sembra che vocalmente lo score non richieda voci esagerate, ma potrei sbagliarmi.
Tra l'altro, penso che Billy debba essere principalmente un ottimo ballerino, e solo in seconda battuta un buon cantante (anche se mi domando che cosa succede all'attore quando cambia la voce... ). Anche Mrs. Wilkinson e Michael dovrebbero essere in grado di muoversi bene, mentre a livello di canto non ci sono grossi acuti.
Al momento, se potessi avere l'opportunità di andare a Londra o NY questo sarebbe uno dei primi spettacoli che vorrei vedere. Una critica però. Il pezzo più bello di tutto lo show non è nel cd! E io ve lo propongo in video...
domenica 12 dicembre 2010
Reportage dagli USA
Molto visibile per chi arriva a Times Square è il teatro dove al momento va in scena "The Addams family", lo show sulla famiglia più strana degli Stati Uniti d'America. Sono sincera: non ho mai visto i telefilm, non mi sono mai interessata molto ai fumetti... E non mi attira un granché neanche lo spettacolo. Magari sbaglio clamorosamente ed è uno show divertente e musicalmente interessante... Forse dovrei cercarmi qualche pezzo online e farmi un'opinione libera da pregiudizi.
Del resto ero partita molto prevenuta anche nei confronti di Mamma Mia, e invece è diventato uno dei miei show preferiti, con la sua trama divertente e la musica che ti fa ballare sempre...
La storia mi sembra un po' la riproposizione in chiave moderna di "Hair": ci sono tre amici che vivono nei sobborghi americani, uno va in città a cercare il senso della vita, uno parte per l'Iraq, il terzo resta con la fidanzata che non ama ma che ha messo incinta. Certo è che con il traino di una band famosa come i Green Day, lo show può attrarre un pubblico molto vasto e molto variegato: persino un mio collega che non frequenta Broadway e musical vari, ma che non perde un concerto europeo dei Green Day, si è procurato l'Original Broadway Cast dello spettacolo...
Non so come stia andando lo show, anche se come vi ho detto ci hanno offerto biglietti scontati, che secondo me non è esattamente un sintomo di salute. Chi vivrà vedrà...
Non ho avuto la possibilità di vedere lo spettacolo in versione ridotta, ma non mi stupirebbe sapere che ha molto successo. A Las Vegas tutto quello che è spettacolare, luccicante e rumoroso va per la maggiore....
Il Venetian non è l'unico hotel di Las Vegas a offrire spettacoli d
i Broadway, riarrangiati o meno. L'altro hotel collegato al Venetian, che si chiama "Palazzo" (gli americani hanno mooolta fantasia quando si parla di italiani), offre Jersey Boys, mentre al Luxor, l'hotel che imita l'antico Egitto, va in scena "Menopause the musical", che non avrà le pretese del Phantom, ma che sicuramente raccoglie un buon pubblico ogni sera.
L'ultima foto musical-related del viaggio negli Stati Uniti viene da San Francisco. Il nostro albergo era posizionato esattamente di fronte al Teatro Orpheum, dove andava in scena West Side Story. La tentazione di recuperare lo spettacolo perso a New York era forte, ma tra una festa di Halloween e una corsa sul cable car non abbiamo avuto materialmente il tempo di staccarci dal gruppo e dalle attività programmate...
Per concludere, sapevo che New York sarebbe stata piena di teatri, riferimenti al musical, artisti e pubblicità. Non credevo che sarebbe stato così anche nelle altre città degli Stati Uniti, anche se a pensarci bene forse sono stata ingenua io. E non siamo riusciti a girare per Los Angeles, altrimenti penso che avremmo trovato altri teatri e riferimenti ai musical oltre a questo (venuto anche terribilmente male)...
giovedì 9 dicembre 2010
The Phantom IN Manhattan
“The Phantom of the Opera” va in scena a Broadway dal gennaio 1988, ed è uno degli spettacoli di maggior tenuta al mondo (secondo solo forse a “Les Mis” in scena a Londra dal 1985). Secondo i dati online, il marchio “Phantom” ha incassato in tutto il mondo oltre 5 MILIARDI di dollari, facendone l’evento più redditizio al mondo.
E io, che da otto anni amo questa storia romantica, non potevo evitare di versare il mio piccolo contributo nella mia prima visita a Broadway…
Lo spettacolo è in scena da 23 anni, e si vede: è una macchina perfettamente oliata, che ti trascina con sé fin dal momento in cui il candeliere si solleva e si ricompone sopra le teste del pubblico, per non lasciarti prendere un attimo di respiro fin quasi a metà del primo atto. A questo proposito, ho sempre ammirato come da “Angel of music” fino alla fine di “The music of the night” i pezzi si intrecciano e si fondono l’uno dentro l’altro senza soluzione di continuità, tanto da rendere quasi difficile applaudire per non interrompere il flusso dell’azione. Quando il Fantasma rapisce Christine attraverso lo specchio, e parte la frase musicale più famosa dell'intero score, l'azione è talmente intensa che non si riesce ad interromperla con gli applausi, pur meritatissimi. E la trama si snoda senza perdere un colpo, senza momenti morti anche nel secondo atto, dalla rutilante “Masquerade” (meno noiosa in scena che in cd) alla riflessiva “Wishing you were somehow here again”, fino al climax del “Point of no return” e della scena finale, dove come al solito la sottoscritta non ha potuto fare a meno di versare una lacrimuccia per il tragico destino del fantasma.
È inutile che vi dica come i set siano spettacolari e i cambi di scena rapidi ed efficienti. La scena del lago sotterraneo con la barca che l’attraversa e i candelabri che sorgono dall’acqua è magnifica, così come il rifugio segreto del fantasma. I costumi poi sono bellissimi, variegati e curati nei minimi dettagli. Si dice che la costumista, Maria Bjornson, abbia disegnato di persona più di 200 costumi per l'apertura dello show nel 1986. In effetti se pensate a tutti quelli necessari per “il Muto” e per “Masquerade” il numero è decisamente elevato... Eppure sono tutti veramente stupendi. L'unico che continua a non riscuotere la mia approvazione è quello del Fantasma in “Point of no return”, perché non mi piace quel mantello con cappuccio che nasconde completamente l'attore. Lo so che deve essere così per esigenze di copione, ma davvero non riesco a farmelo piacere.
Ed eccoci agli attori. Noi abbiamo visto l'attuale “first cast”, con Hugh Panaro nel ruolo del Fantasma e Sara Jean Ford in quello di Christine. La vulgata popolare vuole che produzioni della RUG siano molto precise non solo per quello che riguarda set e costumi, ma anche per l'interpretazione che ogni attore deve dare del suo personaggio, tanto da non lasciare quasi spazio all'improvvisazione o comunque a cose diverse dal solito. Non so se sia vero, però entrambi gli attori principali sono stati secondo me molto convincenti.
Hugh Panaro è riuscito a dare al suo fantasma un alone di mistero all'inizio, per aprirsi poco a poco e dichiarare il suo amore a Christine. Point of no return è stata ottima, tra il Fantasma e Christine c'era una grossa tensione, e le loro voci si armonizzavano in maniera perfetta. Nel finale invece, da “Down once more” in poi c'erano la rabbia, il cinismo, la disperazione, tutto nello stesso personaggio. Vocalmente, Hugh è un tenore che conosce la sua parte e che non ha difficoltà nell'affrontarla.
Sara Jean Ford è riuscita a far passare al pubblico la crescita del personaggio di Christine, che troppo spesso viene descritta come un'ingenua senza speranza... Invece in questo caso secondo me si è visto benissimo come inizialmente Christine desideri solo compiacere il suo angelo della musica, mentre più avanti nella storia inizia a sentirsi combattuta tra l'amore per Raoul e la pietà per il fantasma. Nella scena finale Christine è ormai una donna, che prima lotta per il suo uomo poi lascia spazio alla voce del suo cuore e alla pietà che prova per la vita sciagurata del fantasma.
Il resto del cast è stato molto buono. Le scene comiche sono sostenute principalmente da Piangi e Carlotta con i due manager, mentre Raoul fa il Raoul. Innamorato sul tetto dell'opera, un po' troppo “sborone” quando sfida il fantasma nella scena del cimitero.
Resto convinta che Christine avrebbe dovuto scegliere il fantasma... Prima o poi mi toccherà andare a vedere Love never dies...
Un paio di note varie:
- davanti a me c’era un signore orientale (cinese, coreano?) che ha dormito da metà del primo atto fino alla fine dello spettacolo, senza farsi svegliare da candelabri volanti, palle di fuoco o Mi sovracuti…
- Avete presente la “Mirror Bride” che il Fantasma mostra a Christine alla fine di “Music of the night”? Bene, quando con l’abito da sposa ho provato il velo, mi sono vista quell’immagine davanti agli occhi… ed ho rinunciato ! (non che fossi stata molto incline già dall’inizio… )
domenica 21 novembre 2010
Rieccoci!
In realtà siamo rientrati già la settimana scorsa, ma tornare a casa (e al lavoro) dopo 26 giorni di ferie è stato abbastanza scioccante.
Mi sono trovata sommersa dai panni da lavare accumulati in un mese di tour degli Stati Uniti (e il "bel" tempo italiano non mi sta aiutando), e dal lavoro rimasto fermo durante la mia assenza... Ma ne è valsa la pena, e sarei pronta a rifarlo subito!
L'America è un paese unico sotto tanti punti di vista, e non tutti positivi. Ma non voglio aprire un dibattito sugli Stati Uniti... Solo pubblicare qualche foto di una delle capitali mondiali del Musical, ovvero New York.
Come tutti dovreste sapere, Broadway significa semplicemente "strada larga", tant'è che ce n'è una in ogni città d'America. Quella di New York taglia Manhattan da cima a fondo, dal Financial District alla fine di Central Park. Ma per noi appassionati di musical è semplicemente "LA STRADA". La strada su cui, da Times square in poi si affacciano tutti i teatri della città.
Proprio in Times Square (che non è una piazza secondo i nostri canoni, ma più uno slargo, pur enorme... ) si trova il Minskoff Theater, dove dal 2006 è in scena il Re Leone. Ma il teatro potrebbe anche passare inosservato, vista la quantità enorme di pubblicità ad altri spettacoli che è presente sulla piazza:
Nel centro di Times Square si trova il famoso TKT Booth, dove a partire dal pomeriggio vengono venduti a prezzi ridotti i biglietti per gli spettacoli della sera stessa. (oppure in mattinata vengono venduti i biglietti per la matinée). Ammetto la mia snobberia: non ci sono andata. Poco dopo le 2 si era creata una coda enorme, e farla tutta voleva dire sottrarre tempo al nostro giro turistico della città... e magari non trovare neanche i biglietti, che invece ho comprato ad un prezzo accessibile in un centro per turisti senza fare neanche molta fila... :-)
Il mio neo marito aveva affidato a me la scelta dello spettacolo da vedere (uno soltanto su quattro notti a New York), e io ero piuttosto indecisa. L'offerta è vastissima, e si va da musical leggeri a spettacoli un po' meno divertenti. Avevamo deciso di comune accordo di non vedere spettacoli che avevamo già visto, per cui niente "Wicked" e niente "Mamma mia!". Ci sono stati offerti biglietti a prezzi stracciati per "American Idiot" (preoccupante, considerando che lo spettacolo ha aperto quest'anno) e per Chicago: poteva essere una scelta al risparmio. Avevo letto recensioni entusiastiche del nuovo West Side Story, e di "In the Heights", e soprattutto il primo mi interessava molto. Pensavo anche che uno spettacolo tratto da un film potesse interessare in maniera maggiore Federico, che almeno avrebbe conosciuto già la trama. Chi non conosce "Mary Poppins" o "Billy Elliott"??
"But a voice filled my spirit with a strange, sweet sound - in that night there was music in my mind - and through music my mind began to soar...." Non riuscivo a togliermi dalla testa l'idea che DOVEVO vedere ancora una volta il Fantasma dell'Opera, risentirlo nella sua purezza, prima che il film e il suo malefico sequel ne rovinassero il suo godimento per ogni vero Phan.
Il musical permea anche la cultura popolare di New York: date un'occhiata a queste maglie che abbiamo visto nel negozio delle M&M's (sempre a Times Square)
Certo, le famose pastigliette di cioccolata sono le protagoniste, ma i riferimenti agli spettacoli di maggior successo di New York sono chiari anche a chi non è un appassionato di teatro. Ho cercato disperatamente di comprare quella con Wicked, ma l'unica taglia disponibile era l'extra large. Considerando che porto una media, mi è sembrato un acquisto un po' avventato, e ho rinunciato... :-(
Ah, non vi ho ancora detto che cosa sono andata a vedere alla fine? Risposta ovvia, miei cari...
... e recensione a seguire nei prossimi giorni.
lunedì 14 giugno 2010
Toh, i Tony
Premessa n.1: non sono mai aggiornatissima sul mondo americano del musical, sicuramente per una mia mancanza di tempo e interesse.
Premessa n.2: una settimana di ferie lontana da televisione e soprattutto da internet non sono il massimo per essere aggiornata su un mondo un po' "elitario" come quello del musical. In compenso, nonostante la TV parlasse solo greco, posso raccontarvi tutto sull'attesa e la giornata inaugurale dei mondiali di calcio.
E' quindi con una certa sorpresa che stamani ho scoperto che si sono assegnati i Tony. Nessun titolo pigliatutto quest'anno, ma una distribuzione abbastanza omogenea dei premi. Di seguito la lista, e qualche commento sparso.
"Memphis" - storia d'amore interrazziale, tema sempre piuttosto attuale, anche se lo spettacolo non ha avuto un successo clamoroso.
Miglior attrice protagonista:
Catherine Zeta-Jones ("A Little Night Music") - perché a me questa vittoria sembra soprattutto un premio al nome di richiamo? Anche se in effetti non ho visto niente, quindi magari mi sbaglio clamorosamente...
Miglior attore protagonista:
Douglas Hodge ("La Cage aux Folles") - Ammetto la mia ignoranza, non conosco questo signore...
Miglior messa in scena:
Terry Johnson ("La Cage aux Folles")
Miglior attrice non protagonista:
Katie Finneran ("Promises, Promises")
Miglior attore non protagonista:
Levi Kreis ("Million Dollar Quartet")
Miglior revival:
"La Cage aux Folles"
Miglior sceneggiatura:
Joe DiPietro ("Memphis")
Miglior coreografia:
Bill T. Jones ("Fela!")
Miglior musica originale:
David Bryan & Joe DiPietro ("Memphis")
Miglior disegno scenico:
Christine Jones ("American Idiot")
Migliori costumi:
Marina Draghici ("Fela!")
Miglior disegno luci:
Kevin Adams ("American Idiot")
Migliori orchestrazioni:
Daryl Waters & David Bryan ("Memphis")
Miglior sound design:
Robert Kaplowitz ("Fela!")
Numero di vittorie per show
"Fela!" - 3
"La Cage aux Folles" - 3
"American Idiot" - 2
"Promises, Promises" - 1
"Million Dollar Quartet" - 1
"A Little Night Music" - 1
mercoledì 12 maggio 2010
Poche novità...
E' un periodo un po' così.
La scena musicale è piuttosto tranquilla, visto che ci si avvia alla fine della stagione. L'unica novità di rilievo sono le candidature ai Tony (per una serie di spettacoli che non conosco, da "Addams Family" a "Fela!" passando per "American Idiot" con le musiche dei Green Day). E poi ci sono le anticipazioni per la prossima stagione, che però non mi sembrano esaltanti: dopo "Cats" un musical su "Happy days"?? Mi sembra un po' un passo indietro per la Rancia...
Al lavoro siamo un po' indaffarati, visto che abbiamo perso il 33% della forza lavoro del nostro ufficio... E per di più ci si è messo anche il dipartimento IT a bloccare e limitare gli accessi a internet, così che nei rari momenti liberi non si riesce più a navigare in pace...
E per finire in bellezza c'è anche da pensare all'organizzazione del grande evento... Stasera ci aspetta la scelta delle partecipazioni, mica pizza e fichi!!
venerdì 5 febbraio 2010
Rückblick parte seconda - Londra e New York
Dopo aver affrontato il mondo austro-tedesco, vorrei fare un rapido excursus sul 2009 musicale di Londra e New York. (tutti i dati sono tratti da musicalzentrale.de)
In un anno di crisi come quello che si è appena concluso, entrambe le capitali hanno puntato sui revival: a New York su tredici aperture ci sono stati 7 revivals, mentre a Londra se ne sono visti “solo” quattro.
I risultati dei quattro revival di Londra sono stati dominati da “Oliver”, che ha potuto contare su una grande attenzione da parte dei mass media grazie alla partecipazione di Rowan – Mr. Bean – Atkinson e al casting show utilizzato per scegliere la protagonista femminile. Questi elementi hanno fatto sì che le vendite dei biglietti si mantenessero molto elevate e superassero quelle degli altri revival londinesi. Infatti sia “Rat Pack” che “Shout” hanno chiuso nell'arco di poco tempo (per Shout si è trattato addirittura di una sola settimana!). L'unico altro revival degno di nota è stato quello di “A little night music”, che infatti più tardi nell'arco dell'anno è stato trasferito a New York. Tuttavia, senza star nel cast, lo show ha dimostrato ancora una volta che Sondheim non è scritto per il grande pubblico, e ha chiuso dopo 4 mesi nonostante le critiche positive dei giornali.
A New York “Guys and dolls” ha avuto scarso successo sia di critica che di pubblico, ed è riuscito a resistere solo quattro mesi. È andata meglio a “Hair” e a “West Side Story”, due show che hanno potuto contare sul "nome": sono piuttosto conosciuti dal grande pubblico e infatti hanno registrato buoni numeri nonostante qualche scelta registica particolare (per West Side Story si è scelto di recitare una parte delle scene in spagnolo). Tuttavia, entrambi gli spettacoli hanno visto un calo degli spettatori a partire dall’autunno.
Da dimenticare i revival di “Finians Raimbow” e “Ragtime”. Questi show infatti non hanno potuto contare sul richiamo né del titolo (si tratta di show pressoché sconosciuti al grande pubblico – e a me...), né su quello degli attori: in questo caso le critiche erano molto positive, ma i numeri non sono stati sufficienti per rimanere aperti.
Degno di nota invece il revival della commedia rock “Bye Bye Birdie”, che si è rivelato uno dei successi commerciali dell'anno nonostante le critiche tiepide, grazie alle star TV arruolate per i ruoli principali. Lo stesso si può dire per “A little night music”, dove i nomi di Angela Lansbury e Catherine Zeta Jones hanno mantenuto alta l'attenzione per uno show certo non semplice come quelli di Sondheim.
Per quanto riguarda i nuovi spettacoli, i due titoli di maggior rilievo a Londra sono stati “Priscilla – Queen of the desert” e “Sister Act”, entrambi tratti da film, entrambi commedie da buon umore, con ritmi pop e costumi colorati. Nonostante tutto, le somiglianze si fermano qui: mentre per Priscilla è difficile trovare biglietti, per "Sister Act” sono spesso disponibili posti a metà prezzo, e si sussurra che si stia già cercando uno show per sostituire le suore canterine di Whoopi Goldberg.
Altre première londinesi hanno visto lo sbarco al di qua dell'oceano di “Spring Awakening”, che ha chiuso dopo sole sette settimane, e l'apertura di un musical completamente originale sull'ultimo anno di vita di Ernest Hemingway, “Too close to the sun”, che però è stato annientato dalle critiche negative.
È andata meglio al jukebox musical “Dreamboats & Petticoats”, basato su canzoni degli anni '60, che ha avuto un successo sorprendete sia come vendite di biglietti che a livello di CD. Lo spettacolo è andato in scena per tre mesi nel West End, e dovrebbe riaprire come open-end nel 2010.
A dicembre infine hanno aperto “A Christmas Carol”, in tema con la stagione, e un altro transfer da Broadway, ovvero la commedia “Legally Blonde”, che a New York è stato in scena per un anno e mezzo, e che si inserisce nello stesso filone “feel-good” di Priscilla e Sister Act.
Invece a New York hanno aperto sei novità. Di queste solo una è stata tratta da un film, un dato in controtendenza rispetto agli anni scorsi: “9 to 5”, che per di più si è rivelato uno dei flop dell'anno. (nonostante buone critiche dei giornali sia per il cast che per la musica, composta dalla cantante country Dolly Parton).
A New York si sono visti anche due musical da camera, con cast ridotti e scenografie essenziali, “The Story of my life” e “Next to Normal”, che hanno avuto risultati diametralmente opposti: mentre “The story of my life” ha chiuso dopo tre soli giorni, “Next to normal” si è rivelato una sorpresa conquistando anche tre Tony Awards, tra cui quello per la migliore attrice a Alice Ripely e quello per "best original score". La storia particolare, di una famiglia che deve affrontare la malattia psichica della madre, l'ottimo cast e il passaparola anche via Internet hanno fatto in modo che lo spettacolo continuasse a far parlare di sé e a vendere biglietti.
Una delle hit dell'anno a New York è stato l'ennesimo compilation show, “Rock of ages”, che ha potuto contare più sull'orecchiabilità delle musiche (rock anni '80) e sull'effetto party piuttosto che sulla trama. In autunno infine hanno aperto ancora due spettacoli, entrambi sulla discriminazione razziale: “Memphis”, storia della relazione tra una donna bianca e un uomo di colore negli anni '50, e “Fela”; musical con sonorità afro sul musicista e attivista politico Fela Kuti. Entrambi gli show sono stati lodati, ma dopo poche settimane le vendite dei biglietti sono calate. Bisognerà vedere se il passaparola potrà mantenere buono il numero dei biglietti venduti.
Per il 2010 si prospettano alcune aperture interessanti: “All the fun of the fair”, con le musiche di David Essex e l'arrivo a Londra del revival di Hair. Ma soprattutto, a Londra si aspetta “Love never dies”, per vedere se Andrew Lloyd Webber riuscirà a scrivere un degno seguito al suo Phantom.
A New York invece aprirà “Addams Family”, del giovane compositore Andrew Lippa, e il revival dello spettacolo “Promises, promises”. Bisognerà vedere infine se finalmente arriverà sui palcoscenici di Broadway il musical “Spider man”, con le musiche degli U2.
Speriamo che sia un anno interessante e pieno di gustose novità...