venerdì 4 ottobre 2013
"Once upon another time"...
martedì 14 maggio 2013
domenica 21 ottobre 2012
La domanda della domenica sera
martedì 20 marzo 2012
C.V.D.
mercoledì 7 marzo 2012
Questa non è una buona notizia
domenica 22 gennaio 2012
"Roméo et Juliette" in Italia
mercoledì 11 gennaio 2012
Rieccoci qua...
martedì 12 aprile 2011
Sono sempre in ritardo...
We Will Rock You, Firenze 26.03.2011
Dopo averlo visto a Londra nel 2009, ho rivisto con piacere We will rock you nella sua tappa fiorentina.
La produzione italiana ha debuttato a Milano nel dicembre del 2009, e finalmente, nella sua seconda stagione, ha toccato Firenze.
Diciamolo subito: me lo sono goduto ancora di più che a Londra. I riferimenti alla cultura italiana, le battute sulla nostra attualità, i dialoghi in italiano contribuiscono a rendere lo show più immediato e divertente per il pubblico presente in sala.
Io ho cominciato a sghignazzare fin dall'intro, quando sulle note di Innuendo scorrono sul sipario ancora chiuso le varie tappe della musica rock... Si comincia con "Mina viene censurata dalla Rai", "Vasco Rossi ultimo con Vita Spericolata" e si continua con "Giusy Ferreri, dall'Esselunga a pop star" e "Grande successo per il principe Emanuele Filiberto a San Remo".
Ho avuto un brivido freddo lungo la schiena quando il coro ha attaccato "Radio GaGa" in italiano, ma si è trattato di un attimo soltanto. Probabilmente è stato fatto per chiarire subito la situazione sul Pianeta Mall (la Terra nel 2311), perché tutte le altre hit dei Queen sono state eseguite in inglese. Del resto io sono la prima sostenitrice delle traduzioni a teatro, ma ammetto che sentire i Queen in italiano mi avrebbe un po' spiazzato. L'unica altra canzone tradotta è "No one but you - Only the good die young" dove i Bohemian ricordano i grandi rocker scomparsi giovani.
Lo spettacolo si conferma divertente e appassionante, soprattutto nel primo atto. Anche questa volta, così come a Londra, ho avuto la sensazione che il secondo atto si trascinasse un po' troppo a lungo prima che finalmente Galileo e Scaramouche riuscissero a trovare la strada per il Seven Seas of Rhye e per Wembley. Ma poi, quando i protagonisti finalmente si trovano di fronte al posto del "living rock" e Galileo intona "We will rock you", l'entusiasmo ritorna e tutto il teatro si infiamma.
Tra l'altro, ho trovato il pubblico italiano veramente molto caldo, e sicuramente più entusiasta di quello di Londra. Quando è iniziata "Radio Gaga" tutti battevano le mani a tempo, e diverse volte nel corso dello spettacolo sono partiti applausi a scena aperta. Il più commovente di tutti è sicuramente quando i bohemians ricordano i vari rocker morti giovani: Buddy Holly, Jimy Hendrix, Kurt Cobain, Bob Marley, John Lennon... Dopo ognuno di questi nomi il pubblico applaudiva (sono abbastanza sicura invece che a Londra non fosse così). I nomi dei rocker vengono cambiati per rendere lo spettacolo sempre attuale: mi ricordo bene che a Londra venne nominato anche Michael Jackson, a poco più di un mese dalla sua scomparsa, mentre per il pubblico italiano, oltre ai grandissimi già citati, viene nominato Lucio Battisti. In effetti, nonostante cantino le "vite spericolate", i nostri rocchettari sono tutti vivi e vegeti, anche se un po' anzianotti, da Adriano celentano a Vasco Rossi, da Ligabue a Little Tony!!
Il cast è giovane ma promettente. Salvo Vinci (Galileo) ricorda Freddie Mercury sia fisicamente che nelle movenze... La voce di Freddie era particolare, ma Salvo Vinci si difende bene. Ha offerto una buona interpretazione soprattutto nella prima parte dello spettacolo, quando interpreta il ragazzo "strano" che cerca di trovare le risposte alle domande che sente nella sua testa ("Che ne sai tu di un campo di grano?" ).
Martha Rossi è Scaramouche, grintosa, sfrontata e con una voce che, secondo i bene informati, ha convinto persino Brian May. Con Galileo c'è un rapporto di odio e amore, come spesso succede tra adolescenti, e sulla scena questa tensione viene rappresentata in modo credibile.
Ottima Killer Queen (Valentina Ferrari), con l'aria da dominatrice e il talento per reggere la parte (che in altre produzioni è stata interpretata da primedonne assolute, come Pia Douwes) e veramente buono tutto il resto del cast. Ancora una nota sull'adattamento italiano: così come a Londra, i bohemians hanno i nomi di cantanti famosi. I nostri si chiamano Gianna Nannini, Vasco Rossi, Raffaella Carrà... E come in inglese, gli uomini hannno nomi di cantanti donne e viceversa.
Decisamente uno spettacolo divertente. Certo, non ha l'ambizione di essere arte con la A maiuscola... Ma sicuramente è rock con la R maiuscola!!
domenica 20 marzo 2011
Flahdance in ritardissimo...
Ooopps...
Questa è una recensione che avrei dovuto pubblicare già diversi giorni fa, ma che per svariati motivi non sono mai riuscita a sistemare. Tentiamo di riprendere le fila del discorso.
Dunque, in febbraio sono andata a vedere Flashdance al teatro Verdi di Firenze. Si tratta del nuovo spettacolo di Stage Entertainment che sta attraversando in tour l'Italia, e che si rifa al famoso film del 1983 con Jennifer Beals.
Ammetto che sono andata a teatro leggermente prevenuta, non essendo mai stata una fan del film, ma di essere uscita pienamente soddisfatta. Prima di tutto perché i pezzi storici del film ("Maniac", "What a feeling", "Manhunt") sono presenti nello spettacolo, e poi perché tutto lo show emana un'energia mostruosa.
La storia è sempre quella di Alex, operaia di giorno, ballerina di notte, con il grande sogno di entrare a far parte dell'Accademia di danza di Pittsburgh. Alla vicenda si aggiungono poi gli altri personaggi: Nick, il padrone dell'azienda dove lavora Alex, che si invaghisce di lei, la madre di Alex che la sprona a lottare per realizzare i suoi sogni, le altre ballerine che vengono adescate dal proprietario del nuovo locale di strip, il personaggio di Jimmy, che sarà protagonista di un drammatico punto di svolta dello show.
Il cast è energico, giovane e talentuoso. Ottima Simona Samarelli nel ruolo di Alex, a suo agio sia nelle coreografie di danza che nelle parti cantate. Molto bravo (e carino :-)) Filippo Strocchi nel ruolo del capitalista dal cuore tenero Nick Hurley, così come Massimiliano Pironti nel ruolo più ingrato dello spettacolo. Bravissime e sensuali le tre ballerine amiche di Alex, ovvero Gloria (Giada D'Auria), Jazmin (Chiara Vecchi) e Keisha (Daniela Pobega), anche se personalmente le ho trovate un po' sopra le righe nella recitazione, nelle loro scene "dietro le quinte" prima di affrontare il pubblico del bar di Harry. Scelta registica? Può sicuramente darsi, ma non avendole mai viste recitare non sono in grado di esprimere un giudizio. Probabilmente per me la sorpresa della serata è stata Barbara Corradini nel ruolo di Hannah, la madre di Alex. Ottima presenza scenica e recitazione convincente, e due pezzi dove stupisce con un'ottima capacità vocale.
A proposito di sorprese, sono rimasta di sasso quando nel secondo atto i musicisti hanno attaccato con "Gloria". Ho capito perfettamente il perché della canzone, ma ammetto che mi ha spiazzato non poco. Ammetto anche che le canzoni originali scritte apposta per lo spettacolo non mi hanno colpito in maniera particolare. Forse le "vecchie" canzoni sono così famose e così trascinanti che i pezzi originali non riescono a mettersi sullo stesso livello. Non che fossero brutte, intendiamoci, ma scommetto che il 99,9% delle persone uscendo canticchiava "What a feeling" o "Maniac" .
Il teatro purtroppo era tutto meno che gremito, nonostante si trattasse di un sabato sera. Del resto lo spettacolo era in città già da una decina di giorni, e forse molti erano già stati a teatro.
giovedì 17 febbraio 2011
Come volevasi dimostrare...
Se ne parlava qui nei commenti proprio qualche giorno fa...
Ed ecco che oggi esce il bando delle audizioni per il cast del musical Sister Act, che potrebbe aprire nella stagione 2011/2012 in Italia.
Le audizioni si terranno a Roma e Milano a metà marzo, e il bando richiede la disponibilità dall'estate/autunno 2011 alla primavera 2012, che sembrerebbe suggerire una durata di circa nove mesi per lo spettacolo.
Come avevo già detto penso che Sister Act possa essere un titolo interessante per l'Italia, conosciuto e divertente, uno spettacolo di quelli che servono per passare una serata spensierata. Staremo a vedere se e come evolverà la cosa... Certo che se la Stage vuole aprire in autunno, c'è un sacco di lavoro da fare...
mercoledì 19 gennaio 2011
Ho mai detto che amo mio marito???
Sono sincera: il film non è nella mia top ten dei preferiti, forse anche perché nel 1983 ero ancora troppo piccola per apprezzare le evoluzioni della protagonista e il suo desiderio di sfondare. Ma la musica è contagiosa, e la Stage generalmente è sinonimo di ottima qualità.
Quindi andrò a teatro con aspettative alte per questo nuovo lavoro, che forse non avrà i set e i costumi de "La Bella e la Bestia" o "Mamma mia" (è una produzione in tour), ma che comunque dovrebbe avere garantire una serata interessante.
Manca solo un mese allo show...
domenica 26 settembre 2010
E questi sarebbero articoli??
Trovo sul Corriere Milano un articolo relativo all'apertura di Mamma Mia! al Nazionale.
Sapendo che lo spettacolo ha aperto venerdì sera, pensavo che si trattasse di una recensione della prima. E invece, leggendo l'articolo, ho trovato solo una serie di fatti e numeri sullo spettacolo, con qualche notizia sul cast.
Per scrivere un pezzo così non c'era certo bisogno di scomodare la prima firma "teatrale" del Corriere (con cui tra l'altro mi trovo spesso in disaccordo...)... Bastava copiare un comunicato stampa dello spettacolo e attribuirlo magari a "Redazione Online"...
Io continuo a cercare qualche recensione un po' più approfondita sullo show... Se lo trovo vi avviso!
giovedì 8 luglio 2010
Tosca è fuggita...
... e come darle torto...
Dunque, prima di andare al mare (un mese fa... ) vi avevo lasciato con la promessa di una recensione della “Tosca” di Dalla che è andata in onda su Rai1 (con risultati abbastanza modesti a livello di audience, a quello che ho letto online).
Premetto che non sono una fan di Dalla né di questa sua opera popolare, di cui conosco solo il CD. Però un musical in prima serata a costo zero mi era sembrato interessante. Bene, fatemelo dire: se questa è la cultura in TV, ridateci il Grande Fratello!
Uno spettacolo sconclusionato, senza né babbo né mamma, senza una linea musicale omogenea, che butta nel mucchio un po' di tutto, dagli acrobati alla Notre Dame, all'interrogatorio rap di Mario, passando per ballerine scosciate e sculettanti.
Le canzoni veramente memorabili si contano sulle dita di una mano: “Amore disperato”, “Luce dei miei occhi”, “Giuro”... Tutte ballatone romantiche – classiche. La maggioranza delle altre canzoni è discreta, ma non ci sono pezzi che si elevano. E tuttavia, se le canzoni sono nella media, il recitativo che porta avanti la storia è decisamente noioso. Del resto, il recitativo è noioso quando lo scrive un grande come Lloyd Webber (vedere Woman in White per credere), figuriamoci se lo affidiamo a Dalla...
Questo show risente dello stesso problema di Notre Dame de Paris (sarà un caso che sia dello stesso produttore??): è statico, perché gli attori cantano sempre fronte pubblico, senza interagire tra di loro. Per movimentare le scene si ricorre allora ai balletti e alle coreografie (Erzalow, ancora lui) che sono però completamente slegate dall'azione vera e propria.
Almeno per me però il problema principale di questo spettacolo è comunque l'aspetto caricaturale e “over the top” di tutti i personaggi. Uno su tutti Scarpia: look da cattivo dei fumetti, costume preso in prestito da Matrix, e testi del genere “Ti ammazzo, ti uccido, ti impicco e rido”... Come si fa a prendere sul serio un cattivo così? I versi forse vorrebbero sottolineare la crudeltà del personaggio, ma abbinati a quella faccetta da sparviero, a quei baffetti da Super Mario ottengono tutt'altro effetto.
Anche Spoletta, lo sgherro di Scarpia, è piuttosto strano. Non capisco il senso di avere la canzone “Dio, dio, dio” (se non per inserire le famose suore ballerine??), ma non si può avere un personaggio che per tutto lo show è irriverente, sarcastico, cattivo e poi, tutto ad un tratto, senza che niente ce lo abbia preannunciato, diventa preoccupato per Angelotti, quasi paternalistico.
La trama, almeno quella, è sempre quella originale. Eppure, in qualche momento ci si domanda dove stia andando Dalla... Oltre alla già citata “Dio, dio, dio”, anche “Mortacci tua” sembra un po' un inserimento per allungare la broda, visto che non aggiunge niente alla storia. Ma anche sul finale ci sono dei momenti un po' così. Prima di tutto le due canzoni “Suicidio” e “Il mio uomo”, che interrompono lo sviluppo dell'azione. Insomma, siamo nel mezzo dell'interrogatorio di Mario, è appena stato condannato a morte... E tu, compositore/librettista fermi per oltre 10 minuti lo sviluppo della storia principale? E tra l'altro con due pezzi decisamente brutti? Non c'era un produttore che potesse consigliare una posizione alternativa per questi due pezzi?
Ma anche nella scena dell'accoltellamento Dalla tira troppo la corda... Per quante volte il povero Scarpia deve ripetere “Dammi le tue labbra”, prima che finalmente Tosca si decida a ammazzarlo?? La scena è intensa, ma non c'è bisogno di spremerla fino al momento in cui lo spettatore comincia a chiedersi se il disco s'è inceppato... Idem per il finale: nell'originale non appena Tosca realizza che Mario è morto, si uccide. In questo adattamento ci pensa su quattro minuti buoni... E basta!! Ad un certo punto ci si domanda quanto ci vorrà ancora...
Insomma, per me questo spettacolo non raggiunge la sufficienza, né per la musica, né per la regia, né per la messa in scena. Gli artisti sono bravi, ma con una storia così revisionata hanno poco spazio per sviluppare i loro personaggi. Eppure, sembra che quest'opera sia un grande successo. Boh. Sarò io che sono esterofila, che ci posso fare??
lunedì 5 luglio 2010
Non si finisce mai di imparare...
Stamani navigavo svogliatamente in internet, cercando di rintracciare gli interpreti originali della vecchia canzone "Ed ho in mente te". E così sono incappata in un sito dedicato a "Musica e memoria", che dedica un ampio spazio alle traduzioni delle canzoni che andavano tanto di moda degli anni '60 (tipo "Pregherò" di Celentano che ricalcava "Stand by me", la traduzione di "Delilah" di Tom Jones etc etc....).
Tra un brano pop e l'altro, leggo questo paragrafo che mi fa accapponare la pelle...
Il caso più imbarazzante in assoluto è rappresentato dalla mitica traduzione del pezzo trainante del musical di Andrew Lloyd-Webber e Tim Rice, Jesus Christ Superstar, pubblicata nei primi anni '70 da un complesso della scuderia Battisti (la casa discografica Numero 1, alla quale facevano capo anche i Formula 3), i "Flora, fauna e cemento", con i quali ha fatto i primi passi musicali anche Gianna Nannini (ma non con questo pezzo), il loro primo successo era stato "Mondo blu", poi è arrivata questa incredibile cosa.
Difficile comprendere infatti se era ignoranza, sciatteria, provocazione, divertimento (forse erano precursori della canzone demenziale tipo Elio e le storie tese); fatto è che hanno preso una canzone che parlava di Gesù Cristo e della sua vicenda terrena, in un musical che voleva portare questa vicenda al mondo dei giovani di allora, e la hanno trasformata in una specie di canzone d'amore, anzi di corna, dove "Superstar" è una ragazza leggera (diciamo così) alla quale sono dedicati gli immortali versi:
"Lei non c'è, lei non c'è
esce con tutti ma non con te
vieni al bar, vieni al bar
e lascia perdere Superstar"
Non sapevano di cosa parlava la canzone originale perché avevano fatto francese a scuola? Non gliene importava niente? Hanno scritto questa traduzione vagamente blasfema come provocazione post-sessantottesca? Propendo per la seconda ipotesi, ma se qualcuno ha spiegazioni migliori me lo faccia sapere. Bisogna dire che comunque dopo questo pezzo (che trasmettevano anche per radio, lo ricordo ad "Alto gradimento") sono praticamente svaniti nel nulla.
A questo punto, stuzzicata nella mia curiosità, sono andata a leggere il testo completo di questo capolavoro della traduzione "free"... Penso che i miei professori all'università mi avrebbero sbattuto fuori a pedate per aver proposto un adattamento di questo genere...
giovedì 24 giugno 2010
Evita a Boboli
Come ho già avuto modo di dire svariate volte, penso che il primo Lloyd Webber avesse una freschezza e un talento nello scrivere musica che via via è andato perso. Senza niente voler togliere al tono operatico di Phantom (che pure resta uno dei miei spettacoli preferiti) e dei lavori seguenti, personalmente trovo che il sound semplice di Jesus Christ Superstar o quello di Evita fossero più innovativi di quanto è venuto dopo.
Questo per dire che Evita è uno spettacolo a cui sono particolarmente legata, anche perché è stato il primo musical che ha acceso l'interesse nel genere... E quindi non potevo lasciarmi scappare la possibilità di vederlo dal vivo.
Facendo gli scongiuri contro il maltempo (decisamente devo smettere di prenotare spettacoli all'aperto... :-S), e vestita come per una partita allo stadio a metà febbraio, venerdì sera sono andata a Boboli.
Purtroppo le gradinate del giardino di Boboli erano piuttosto sguarnite, tant'è che all'inizio del Requiem for Evita si è avuto un movimento verso il centro degno del migliore giocatore di fascia della nazionale (sì, oggi sono nazional popolare e mi preparo per la partita dell'Italia).
Ma veniamo allo spettacolo, che è meglio.
Purtroppo, per me lo spettacolo risente sempre un po' del confronto con il film. Lì si potevano ingaggiare centinaia di comparse per rappresentare la folla presente ai funerali di Eva, o che sotto il balcone della Casa Rosada inneggia ai Peron. Qui ovviamente (nonostante la compagnia fosse composta da 50 persone!), quell'effetto andava perso. Come in tono minore rispetto al film risultano le scene di “Raimbow high” (dove Madonna ad ogni scena può cambiare abito, l'attrice sul palco invece no) e “Raimbow tour”.
Comunque, la messa in scena era ottima. I set piuttosto semplici, con due scale laterali che entravano ed uscivano di scena per simulare gli interni, e un balcone che poteva “uscire” dal fondo del palco. Il resto veniva reso “vivo” grazie agli oggetti in scena: qualche tavolino da bar per le scene di Magaldi a Junin, un altare e qualche candela per le scene in chiesa, un letto bianco per l'ospedale. I costumi invece erano ricchi e vari. Tranne Che, che per tutto lo spettacolo resta vestito da guerrigliero, il resto del cast cambia spesso e volentieri costume, passando da descamisado a nobile o militare nell'arco di pochi minuti. E ovviamente i costumi migliori sono quelli di Eva, che passa dalla ragazzotta di campagna con l'abitino a fiori all'amante di uomini più grandi di lei a First Lady dell'Argentina.
Gli interpreti, pur essendo per me tutti nomi sconosciuti, erano veramente bravi. Eva era Abigail Jaye, che aveva una voce limpida e cristallina, oltre a una buona presenza scenica, convincente sia all'inizio dello show, quando Eva è una ragazza giovane e piena di vita, sia alla fine, quando ormai la malattia la costringe su una sedia a rotelle.
Che era interpretato da Mark Powell, un Che molto razionale, né arrabbiato né tanto meno sopra le righe. Molto bravo, ma a volte avrei voluto un po' di passione in più... In fondo Che è un argentino che vede il proprio paese andare in rovina...
Peron, Mark Heenehan, era proprio quello che ci si aspetta da Peron. Un omone in uniforme che poco a poco conquista il potere soprattutto grazie alla moglie, e che si dimostra piuttosto attaccato ed interessato a lei quando questa inizia ad ammalarsi.
Una critica però a questo spettacolo va comunque fatta. Hanno tagliato la scena “The lady's got potential”, in cui si vede l'ascesa al potere di Eva e di Peron, per sostituirlo con “The Art of the Possible”, che a livello di testo è sicuramente ottimo nel descrivere i giochi della politica, ma musicalmente è meno incisivo di “The lady's got potential”.
Qui il video della produzione, per farvi un'idea di com'era effettivamente lo spettacolo. Le immagini descrivono molto meglio delle mie parole...
giovedì 27 maggio 2010
Qualche novità
Si vede che ultimamente mi manca il tempo di navigare in Internet e di stare davanti alla televisione... Oggi ho preso mezza giornata di ferie per sbrigare una serie di cosette burocratiche, e rientrata a casa mi sono messa a "spippolare" al computer con la TV accesa.
Ho trovato, nell'ordine:
- la pubblicità di Tosca Amore Disperato, che andrà in onda giovedì 3 giugno alle 21.15 su Rai uno (quasi quasi me lo guardo, tanto alla TV non c'è mai molto, soprattutto per chi deve accontentarsi dei canali in chiaro come me)
- i video della presentazione di Mamma mia! che aprirà il 24 settembre al teatro Nazionale di Milano (al posto de "La Bella e la Bestia"), con le canzoni interamente in Italiano tradotte come sempre da Franco Travaglio. Il cast comprende Chiara Noschese (Donna), Francesca Taverni (Rosie), Lisa Angelillo (Tanya), e la giovane Elisa Lombardi nel ruolo principale di Sophie. Qui i video.
Decisamente devo dedicare più tempo al mio hobby preferito...
mercoledì 12 maggio 2010
Poche novità...
E' un periodo un po' così.
La scena musicale è piuttosto tranquilla, visto che ci si avvia alla fine della stagione. L'unica novità di rilievo sono le candidature ai Tony (per una serie di spettacoli che non conosco, da "Addams Family" a "Fela!" passando per "American Idiot" con le musiche dei Green Day). E poi ci sono le anticipazioni per la prossima stagione, che però non mi sembrano esaltanti: dopo "Cats" un musical su "Happy days"?? Mi sembra un po' un passo indietro per la Rancia...
Al lavoro siamo un po' indaffarati, visto che abbiamo perso il 33% della forza lavoro del nostro ufficio... E per di più ci si è messo anche il dipartimento IT a bloccare e limitare gli accessi a internet, così che nei rari momenti liberi non si riesce più a navigare in pace...
E per finire in bellezza c'è anche da pensare all'organizzazione del grande evento... Stasera ci aspetta la scelta delle partecipazioni, mica pizza e fichi!!
giovedì 15 aprile 2010
La mia prima prima!!
Alla fine ce l'ho fatta, e nonostante una serie di problemi e una specie di maratona a tappe forzate sono riuscita ad andare a Prato a vedermi la prima italiana di Chess, messa in cena dalla compagnia "Hollywood Boulevard". Del resto, si tratta di uno spettacolo che mi piace molto, anche se ho inizato ad apprezzare poco a poco, ma che adesso rientra decisamente tra i miei preferiti. E allora non mi sono fatta scappare la possibilità...
Lo ammetto: non mi aspettavo lo sfarzo del Teatro Nazionale, né quello del Verdi in certe occasioni, ma neanche la desolazione del teatro Politeama pratese. Cioè, il teatro era bello, ma il pubblico riempiva meno di metà delle poltroncine disponibili. Tra l'altro in gran parte il pubblico era composto da parenti e amici degli artisti, che non avevano idea di quello che avrebbero visto di lì a poco... Per affluenza mi ha ricordato il teatro delle celebrazioni di Bologna dove vidi "Jekyll & Hyde" con Giò Di Tonno.
Di Chess esistono tante versioni quante sono le compagnie che lo hanno messo in scena. Anche questa che ho visto sabato mi è sembrata diversa dalle altre di cui ho i cd: Anatoly canta "Where I want to be" all'aeroporto prima di lasciare la Russia per Merano, e non dopo aver discusso con Molokov. "Pity the Child" è verso la fine dell'atto primo, quando Florence lascia Freddie, e in alcuni punti si vedono i genitori di Florence che cantano una strofa della "Lullabay" che esiste solo nella versione di Broadway dello spettacolo... Boh. Comunque, in linea generale, lo spettacolo funziona abbastanza anche così. Penso che neanche Tim Rice abbia ancora chiaro in testa come deve svolgersi il suo spettacolo, visto la frequenza con cui sposta le canzoni da un punto all'altro dello show...
Lo spettacolo non è stato male. Il cast, con un'unica eccezione, era più che discreto. Florence molto brava, piuttosto calata nella propria parte. Anche Anatoly era convincente, mentre per me è stato una delusione il ragazzo che interpretava Freddie. Prima impressione: un capellone con l'aria allucinata e lo sguardo da pazzo psicoaptico. Poi, quando ha massacrato "Pity the child" con un falsetto tremendo... Invece sono stati molto bravi sia Svetlana e la sua "Someone else's story" e soprattutto Molokov, la star della serata!
La scenografia era piuttosto semplice, mentre erano abbastanza elaborati e vari i costumi e i numeri di danza. Per esempio "The story of Chess" era rappresentata da personaggi vestiti in costume "antico", con due ballerini (uno in bianco e uno in nero) che ballavano lottando con i bastoni. Ora, personalmente, io me la sarei cavata senza ballerini e senza costumi indiani, mi sarei limitata ad avere l'arbitro al centro del palcoscenico che raccontava la storia degli scacchi. Poi c'erano i costumi tirolesi per "Merano", quelli "orientaleggianti" per "One night in Bangkok"...
La messa in scena non era male, ma in alcuni punti il regista si era fatto trascinare dall'entusiasmo, rischiando di strafare. (anzi, secondo me aveva già passato il segno). Ad esempio il carrarmato di cartone che invade la scena durante "1956", mentre Florence e Freddie osservano la scena dei genitori di lei che cercano di fuggire. Oppure la scena di Anatoly che cerca di raggiungere l'ambasciata americana, ma viene raggiunto da due agenti russi che estraggono le pistole per sparargli. Mi sono sembrati due momenti un po' troppo artificiosi, anche un po' fuori dallo stile dello spettacolo...
Le liriche erano state chiaramente tradotte da un appassionato, non da un professionista: in svariati punti soffrivano di una serie di problemi tipici: parole tronche, ordine delle parole non naturale... Non so se sarebbe stato meglio adoperare i testi inglesi e sfruttare i due schermi laterali per proiettare le traduzioni, tanto più che non era sempre semplice capire quello che veniva cantato visto che a volte i microfoni erano troppo bassi rispetto alla band che suonava.
Insomma, non è che lo spettacolo sia stato brutto, ma forse uno spettacolo particolare come "Chess" meritava uno sforzo diverso... E comunque resto della mia opinione che "Chess" sia veramente, come lo definì qualcuno, "a flawed masterpiece": un capolavoro che nonostante tutto continua ad avere dei grossi problemi.
lunedì 29 marzo 2010
Una notizia buona e una cattiva
Prima la buona: un mini tour della produzione londinese di Evita, che toccherà Trieste e Forlì in giugno.
Notizia buona perché i tour internazionali toccano sempre più spesso l'Italia, anche se spesso si fermano solo nel ricco nord... Ma magari da qui a giugno potrebbero venir inserite delle tappe in più... *incrocia tutte le dita*.
Evita è uno dei miei spettacoli preferiti, e non mi dispiacerebbe rivederlo... In fondo la mia unica esperienza live di questo spettacolo risale forse al 1997, poco dopo l'uscita del film... E non mi ricordo niente!!!
Ed eccoci alla brutta notizia (anche se ancora è tutta da confermare): i biglietti de "La Bella e la Bestia" sono in vendita solo fino al 30 maggio 2010. Se la notizia venisse confermata, vorrebbe dire che l'esperimento della Stage Entertainment di creare un long-running show a Milano è terminato. Avrebbe resistito un'intera stagione, un risultato più che dignitoso per la "prima volta" in Italia, ma certo saremmo lontani dai record di tenuta in altri paesi...
Comunque, come diceva qualcuno "Chi vivrà vedrà". Staremo a vedere come evolveranno queste situazioni...
lunedì 18 gennaio 2010
Gatti all'italiana...
Insieme alla Bella e la Bestia della Stage Entertainment, Cats della Rancia rappresenta sicuramente l'avvenimento dell'anno teatrale: in fondo si tratta della prima versione in italiano del musical più famoso e di successo di Andrew Lloyd Webber, quello che per primo ha raggiunto il titolo di “longest running show” (8949 repliche a Londra, 7485 a Broadway), che per più di 20 anni è stato in scena a Londra e New York.
Dunque, non potevo farmi scappare l'occasione di vedere questo spettacolo, che comunque fa parlare di sé anche in TV e che potrebbe riuscire ad interessare al musical un pubblico ampio e variegato.
E sono sincera: lo show è risultato superiore alle mie aspettative. Sarà che ero partita un po' dubbiosa, sarà che Cats non è uno dei miei spettacoli preferiti, ma sono rimasta molto soddisfatta. Certo, le differenze con la versione di Londra ci sono (i dettagli tra un attimo), ma il risultato finale secondo me è valido.
A proposito delle differenze: prima di tutto, capisco le perplessità di alcuni sui costumi, e mi sento di avallarle. Alcuni erano discreti, ma altri ricordavano troppo delle tute: larghi, ampi, che non sottolineano i movimenti del corpo dei gatti. In particolare c'era una gatta gialla (di cui non ricordo il nome... ) che sembrava effettivamente indossare un pigiamone di flanella da poco prezzo. Poco convincente per me anche il costume di Rum Tum Tugger, che sembrava più Danny Zuko di Grease che non il gatto più provocante dei Jellicle. Mi è sembrato invece azzeccato il costume di Grizabella, che dava l'idea della diva caduta in disgrazia, con l'abito di paillettes luccicanti strappato che faceva capolino da sotto il pelo di gatto.
Anche le coreografie sono state cambiate rispetto all'originale. Personalmente, non mi intendo di danza, e dei tre aspetti del musical è quello che mi interessa meno. Però, dov'è finita la Solo dance di Victoria all'inizio del primo atto? E dov'erano la doppia ruota di Mungojerrie e Rumpleteazer e il frenetico Jellicle Ball? Altre coreografie erano più riuscite, tra cui quella di Skimbleshanks o di Mr. Mistoffelees.
Sull'altro piatto della bilancia, quello positivo, va sicuramente il cast, davvero buono pur se privo di nomi di richiamo. Fin dall'epoca di “Amici” il cavallo di battaglia di Giulia Ottonello era Memory, e ancora adesso interpreta in maniera magistrale con una bella voce intensa la canzone più famosa di Andrew Lloyd Webber. Tutto il resto del cast era molto buono, supportato in maniera egregia dall'orchestra di sedici elementi.
Infine, mi sono piaciute molto le liriche del solito Travaglio. Stavolta non ho notato punti deboli, tutti i testi mi sono sembrati veramente ben fatti e fedeli agli originali inglesi. Bella la scelta del "Dolce Aldilà" per l'"Heavyside Layer", e molto poetico il testo di Memory in tutte le sue riprese. Un punto bonus per l'adattamento di “Gus the theatre cat” e di tutta la sequenza di Growltiger, che sfoggia un testo veramente divertente.
All in all, per me lo spettacolo si merita un bell'8. C'è ancora spazio per migliorarsi, ma questo spettacolo mi sembra già un buon punto di partenza.