domenica 28 luglio 2013
Notti d'estate...
martedì 20 novembre 2012
Phantom 25th - Mackintosh colpisce ancora!
venerdì 31 agosto 2012
Sounds familiar??
Ad un certo punto, qualcosa mi ha solleticato la memoria. Mi tornava in mente qualcos'altro di Andrew Lloyd Webber, ma non riuscivo a definire cos'era.
Vi do un indizio. Ascoltate bene i segmenti da 0.20 a 0.29 o da 0.34 a 0.42. Se ancora vi restano dei dubbi, provate anche con la parte da 0.58 a 1.28...
Ci siete arrivati?
Provate ora ad ascoltare questo video, soprattutto da 0.26 a 1.13 o da 2.59 a 3.20...
Mi sbaglio io o è esattamente la stessa musica? Certo, in Beneath a Moonless Sky è molto più sexy... (anche se non riesco a digerire Love never dies, questa canzone mi piace veramente tanto. Solo che devo convincermi che chi la canta non sono gli stessi personaggi del Phantom.)
sabato 3 marzo 2012
Cronaca di una serata sfortunata...
Ore 19.00 - Arrivo a casa, e un'idea mi colpisce: stasera mi godo finalmente in trentadue pollici e senza interruzioni il dvd del venticinquesimo compleanno del Fantasma dell'Opera, che finora ho visto solo a spezzoni sul pc.
Ore 20.50 - Ho cenato, lavato i piatti, montato il lettore dvd, e finalmente mi sistemo sul divano per gustarmi il concertone del Fantasma
Ore 21.20 - Si è appena conclusa "Think of me" che squilla il telefono. Sarà mia mamma, penso, me la cavo in cinque minuti... Invece è mio zio, che mi intrattiene mezz'ora a telefono a parlare di viaggi e mari... Nel frattempo mi squilla due volte anche il cellulare, quindi, finita la telefonata con lo zio, richiamo sia mamma che marito.
Ore 22.00 - Mi riposiziono sul divano e riaccendo il dvd.
Ore 22.30 - Siamo a "Il muto", e non riesco a tenere gli occhi aperti... Metto in pausa il dvd e chiudo gli occhi qualche minuto.
Ore 23.50 - Mi sveglio e decido di andare a letto...
Stamani ho sbrigato tutte le cose da donna di casa, adesso spengo TUTTI i telefoni e mi rimetto a vedere il mio dvd. E guai a chi mi disturba stavolta...
mercoledì 11 gennaio 2012
Rieccoci qua...
giovedì 15 dicembre 2011
Una notiziola...
Secondo Playbill Andrew Lloyd Webber starebbe pensando di filmare Sunset Boulevard così come ha recentemente fatto per Love never dies e Phantom of the Opera. Si dovrebbe trattare di una ripresa dal vivo dello spettacolo... Che però al momento non è in scena in nessun teatro del mondo, per cui il nostro caro Sir Lloyd Webber dovrebbe spendere la bella cifra di un milione e mezzo di sterline solo per allestire lo show da riprendere per il DVD.
martedì 8 novembre 2011
Shopping pre-natalizio
Personalmente penso che mi limiterò a comprare il DVD del concerto per i 25 anni del Phantom of the Opera, che tra l'altro ha un prezzo ragionevole...
Però devo dire che questo, che mi è arrivato oggi per e-mail dal Royal Useful Group... Beh, mi fa venire voglia di fare una pazzia...
domenica 3 luglio 2011
Assolutamente da non perdere!!!
Se ai primi di ottobre passate da Londra (beati voi ) vi consiglio di non perdervi il concerto che si terrà alla Royal Albert Hall per celebrare i 25 anni dal debutto di "The Phantom of the Opera", che aprì il 9 ottobre del 1986.
Secondo gli annunci sul sito ufficiale del concerto, i ruoli del Fantasma e di Christine saranno affidati a Ramin Karimloo e a Sierra Boggess, già Erik e Christine in "Love never dies". In realtà Ramin è già stato Erik a Londra, prima di dedicarsi al sequel, e Sierra ha interpretato Christine nella versione dello spettacolo in scena a Las Vegas, quindi non sono due principianti nello spettacolo.
Di sicuro per i 25 anni dello spettacolo io mi aspetterei una celebrazione un po' particolare, i vecchi interpreti che ritornano sul palco, qualche duetto tra due Fantasmi diversi... Di sicuro si sa che lo spettacolo verrà registrato (come è già stato per il concerto di Chess e per il 25 anniversario de "Les Miserables), e certamente non mi lascerò scappare una chicca così...
Intanto, questo è il trailer ufficiale che annuncia il concerto.
mercoledì 22 dicembre 2010
Una considerazione veloce...
In questo momento parlo della canzone, non del musical nel suo insieme. Stavo ascoltando un po' di musica al lavoro, come sottofondo alle mie fatture, e è passata "Love never dies".
Nella struttura del musical, questa canzone dovrebbe essere il momento più alto dello spettacolo, il pezzo che il Fantasma ha scritto per Christine, la sua musa, il suo amore...
Di questo brano si parla a volte nello show. Ad un certo punto Madame Giry dice che il Fantasma è tornato a comporre, "not this cheap vaudeville trash, something glorious"... (cito a memoria) Beh, se questo è il massimo che riesce a fare il nostro buon Erik, direi che siamo lontani dai tempi del "Don Juan Triumphant"...
Tra l'altro, leggo solo oggi che lo spettacolo è stato chiuso qualche giorno in novembre per permettere al team creativo di lavorare su alcune modifiche alla storia, e che i critici sono stati invitati a vedere e recensire lo spettacolo rielaborato.
Tra le modifiche effettuate si legge di un prologo con il Fantasma che canta "Till I hear you sing", e di una revisione del finale... ma non si danno altri dettagli. E ora sono curiosa, che succede? Come finisce ora lo show? Chi si informa e mi fa sapere??
giovedì 24 giugno 2010
Evita a Boboli
Come ho già avuto modo di dire svariate volte, penso che il primo Lloyd Webber avesse una freschezza e un talento nello scrivere musica che via via è andato perso. Senza niente voler togliere al tono operatico di Phantom (che pure resta uno dei miei spettacoli preferiti) e dei lavori seguenti, personalmente trovo che il sound semplice di Jesus Christ Superstar o quello di Evita fossero più innovativi di quanto è venuto dopo.
Questo per dire che Evita è uno spettacolo a cui sono particolarmente legata, anche perché è stato il primo musical che ha acceso l'interesse nel genere... E quindi non potevo lasciarmi scappare la possibilità di vederlo dal vivo.
Facendo gli scongiuri contro il maltempo (decisamente devo smettere di prenotare spettacoli all'aperto... :-S), e vestita come per una partita allo stadio a metà febbraio, venerdì sera sono andata a Boboli.
Purtroppo le gradinate del giardino di Boboli erano piuttosto sguarnite, tant'è che all'inizio del Requiem for Evita si è avuto un movimento verso il centro degno del migliore giocatore di fascia della nazionale (sì, oggi sono nazional popolare e mi preparo per la partita dell'Italia).
Ma veniamo allo spettacolo, che è meglio.
Purtroppo, per me lo spettacolo risente sempre un po' del confronto con il film. Lì si potevano ingaggiare centinaia di comparse per rappresentare la folla presente ai funerali di Eva, o che sotto il balcone della Casa Rosada inneggia ai Peron. Qui ovviamente (nonostante la compagnia fosse composta da 50 persone!), quell'effetto andava perso. Come in tono minore rispetto al film risultano le scene di “Raimbow high” (dove Madonna ad ogni scena può cambiare abito, l'attrice sul palco invece no) e “Raimbow tour”.
Comunque, la messa in scena era ottima. I set piuttosto semplici, con due scale laterali che entravano ed uscivano di scena per simulare gli interni, e un balcone che poteva “uscire” dal fondo del palco. Il resto veniva reso “vivo” grazie agli oggetti in scena: qualche tavolino da bar per le scene di Magaldi a Junin, un altare e qualche candela per le scene in chiesa, un letto bianco per l'ospedale. I costumi invece erano ricchi e vari. Tranne Che, che per tutto lo spettacolo resta vestito da guerrigliero, il resto del cast cambia spesso e volentieri costume, passando da descamisado a nobile o militare nell'arco di pochi minuti. E ovviamente i costumi migliori sono quelli di Eva, che passa dalla ragazzotta di campagna con l'abitino a fiori all'amante di uomini più grandi di lei a First Lady dell'Argentina.
Gli interpreti, pur essendo per me tutti nomi sconosciuti, erano veramente bravi. Eva era Abigail Jaye, che aveva una voce limpida e cristallina, oltre a una buona presenza scenica, convincente sia all'inizio dello show, quando Eva è una ragazza giovane e piena di vita, sia alla fine, quando ormai la malattia la costringe su una sedia a rotelle.
Che era interpretato da Mark Powell, un Che molto razionale, né arrabbiato né tanto meno sopra le righe. Molto bravo, ma a volte avrei voluto un po' di passione in più... In fondo Che è un argentino che vede il proprio paese andare in rovina...
Peron, Mark Heenehan, era proprio quello che ci si aspetta da Peron. Un omone in uniforme che poco a poco conquista il potere soprattutto grazie alla moglie, e che si dimostra piuttosto attaccato ed interessato a lei quando questa inizia ad ammalarsi.
Una critica però a questo spettacolo va comunque fatta. Hanno tagliato la scena “The lady's got potential”, in cui si vede l'ascesa al potere di Eva e di Peron, per sostituirlo con “The Art of the Possible”, che a livello di testo è sicuramente ottimo nel descrivere i giochi della politica, ma musicalmente è meno incisivo di “The lady's got potential”.
Qui il video della produzione, per farvi un'idea di com'era effettivamente lo spettacolo. Le immagini descrivono molto meglio delle mie parole...
venerdì 26 marzo 2010
"Love never dies" - Riuscito a metà...
Non mi è facile decidermi a proposito di Love never dies. Sono sempre stata contraria all’idea di dare un seguito alla storia del Fantasma dell’opera, ma purtroppo non sono io che decido le opere di Lloyd Webber… E quindi mi sono rassegnata e preparata al disastro o al trionfo. (anche se tendo ancora al “Disaster beyond your immagination”… )
Musicalmente, il CD non mi dispiace. Ci sono pezzi riusciti e pezzi più noiosi, brani che si ricordano subito e altri che … si dimenticano appena finiti. Ma il problema di questo spettacolo, almeno per me, non è la musica (su cui ritornerò dopo), ma la storia e i protagonisti.
ACHTUNG ACHTUNG! Da qui si entra nei dettagli della trama, se qualcuno non li conosce e non li vuole conoscere, smetta di leggere!!
La trama dello spettacolo ricorda una fan-fiction di quarta categoria, e tutto ciò è reso ancora peggiore dai personaggi completamente diversi dagli originali. E’ vero, sono passati dieci anni e in dieci anni succedono tante cose, ma i personaggi sono così cambiati che è difficile provare ancora per loro gli stessi sentimenti di una volta.
Raoul, l’affascinante e coraggioso ragazzo che nel Phantom prometteva amore eterno a Christine è diventato un giocatore che ha dissipato il patrimonio di famiglia, ma soprattutto un alcolizzato rancoroso (perché poi? Non ha avuto Christine come voleva?) e cattivo con la moglie e con il figlio.
Madame Giry, una donna severa e tutta d’un pezzo è ora avida e meschina, che per il denaro del Phantom non esita a desiderare che Gustave non fosse mai nato. E la povera Meg, trasformata da ballerina classica a starlette dell’avanspettacolo tutto ammiccamenti e vedo-non vedo, che si prostituisce per il bene del Fantasma…. Mi sembra un po’ eccessivo.
Per tacere della notte di passione tra il Fantasma e Christine…. Pur ammettendo che quest’idea mi sembri meno strana delle altre (che ci posso fare se tifo per Erik?), resta pur sempre completamente fuori da quello che in letteratura si chiama “canone”, ovvero il modo in cui un personaggio è descritto nell’opera originale. Non mi sembra che nel Phantom si accenni mai ad una passione fisica di Christine per il Fantasma… (e poi, ora faccio un appunto in qualità di donna senza figli: come fa Christine ad essere certa certa che il figlio sia del Fantasma? Se anche la sera prima delle nozze ha avuto questa notte con Erik, si immagina che comunque la prima notte di nozze l’abbia passata con Raoul, e che i due abbiano anche consumato, quindi il figlio potrebbe sempre essere di Raoul. O no??)
Dal punto di vista musicale, ho trovato diversi pezzi interessanti. Il mio preferito per il momento resta "Till I hear you sing", una ballatona molto classica e molto bella che fa elevare la voce di Ramin Karmiloo à la "Music of the night". Un altro brano che si sta insediando tra i miei preferiti è "Beneath a moonless sky". Certo, è un pezzo che richiama molto l'opera (a me sembra Puccini, ma non me ne intendo), ma è particolarmente incalzante... ed è riuscito a farmi spuntare la lacrimuccia traditrice...
Poi mi piace la virata "Wildhorniana" di Lloyd Webber, ovvero "Devil takes the hindmost", che non so perché mi ricorda "A story told" dal Montecristo di Wildhorn. Ci sono ancora una serie di canzoni piuttosto gradevoli (tra cui quelle "leggerine" da avanspettacolo): "The Coney Island Waltz", "Dear old friend", "Heaven by the sea", "Only for him/Only for you", "Bathing beatuy"...
Meno azzeccate mi sembrano "Look with your heart", "Why does she love me", e "Love never dies", che non mi piaceva in Beautiful game e non mi piace neanche adesso: manca di carattere e di ritmo, oltre ad essere sfacciatamente trasposta da uno spettacolo all'altro.
Una parola ancora anche su "The beauty underneath", il duetto tra il Fantasma e Gustave. Ammetto che la mia prima reazione è stata, per usare un eufemismo americano, "What the f**k??". E invece via via che la riascolto mi convince sempre di più. Forse rivedrei un po' l'orchestrazione troppo elettronica e hard rock, ma mi piace...
In conclusione, per me il musical è riuscito a metà. Potrebbe anche funzionare, se i personaggi non si chiamassero "Christine", "Raoul", "Phantom" e non richiamassero alla mente i loro illustri predecessori... Comunque auguro al buon Lloyd Webber di avere successo con questo spettacolo... E chissà che al prossimo viaggio a Londra non vada a vedermelo per giudicare di persona...
giovedì 11 marzo 2010
Sarà solo suggestione...
... ma sono due giorni che canto "Till I hear you sing once more".
Ho già letto qualche recensione del Phantom sequel, e devo dire che sono tutte abbastanza concordi nel lodare la musica di Lloyd Webber e nel distruggere il plot dello spettacolo. Beh, ora non voglio mettere in giro spoiler prima del tempo, ma in effetti da quello che ho sentito è una storia abbastanza "tirata per i capelli"...
Comunque, appena mi sarà possibile ascolterò il cd, e poi mi farò un'opinione.
martedì 9 febbraio 2010
Phantom never dies
E così, il famigerato sequel del Fantasma dell'Opera sta prendendo vita. Anzi, ormai è in dirittura d'arrivo, visto che dal 20 di febbraio ci saranno i preview all'Aldephi, e aprirà definitivamente il 9 marzo.
Ed ecco che si trovano sempre più video in giro...
CONEY ISLAND WALZ:
TILL I HEAR YOU SING ONCE MORE:
LOVE NEVER DIES, la "title song":
Prima che me lo diciate, quest'ultima canzone riprende "Our kind of love" da "Beautiful game". Gli esperti di Lloyd Webber sostengono che questo brano fosse stato scritto per il Phantom sequel già nel 1997, quando il maestro cominciò a pensare all'eventualità di un sequel per il suo più grande successo. il titolo originale era "The Heart is slow to learn", e anche questa versione si può trovare sul tubo (attenzione però a non incappare nella versione di Wildhorn con lo stesso titolo, scritta per il Dracula versione Broadway). Quando poi il progetto del Phantom sequel fu accantonato, Lloyd Webber riciclò la sua canzone per "The Beautiful game". E ora che Love never dies è una realtà, il brano è tornato al suo posto originario.
Beh, che dire... Comincio ad essere curiosa. Quasi quasi mi pre-ordino il doppio cd...
lunedì 30 novembre 2009
Devo proprio essere impazzita...
Considerato
- Che si tratta di un musical che non mi è mai piaciuto molto;
- Che l'ho già visto "live" in versione originale;
- Che Federico ha tassativamente detto che non mi accompagna:
- Che i biglietti non sono certo in regalo;
- Che parto sempre prevenuta nei confronti dei musical italiani;
Mi spiegate perché ho comprato n. 3 biglietti per Cats della Rancia??
Forse perché sono curiosa come un gatto (appunto) e voglio vedere con i miei occhi questo spettacolo che, bene o male, ha risvegliato l'interesse anche dei media nazionali per i musical, che per la prima volta adatta in italiano uno dei titoli più famosi di Andrew Lloyd Webber, che non schiera starlette sul palco ma artisti ed orchestra veri...
Certo che adesso il budget per i regali natalizi è drasticamente ridotto...
lunedì 26 ottobre 2009
In bocca al lupo, Maestro!
La notizia è rimbalzata su tutti i siti web che si occupano di musical (e non solo): Sir Andrew Lloyd Webber ha un tumore alla prostata.
Fortunatamente, la malattia è stata scoperta nelle sue prime fasi, e il compositore si sta già sottoponendo alle cure necessarie. Addirittura, spera di essere nuovamente all'opera entro la fine dell'anno.
Ovviamente, caro Sir Andrew, siamo tutti con te in questa battaglia!
mercoledì 23 settembre 2009
Notizie in libertà...
Signori lettori, chiedo scusa, ma oggi vi fornisco solo qualche notizia e impressione qua e là. Ultimamente non riesco ad articolare discorsi troppo complicati.
Rebecca continua a prepararsi per sbarcare oltreoceano: il 2 ottobre si terrà un secondo workshop a Londra, con Sierra Boggess (The little Mermaid), Brent Barrett (Phantom a Las Vegas) e nientepopodimenoche Pia Douwes nel ruolo di Mrs. Danvers.
Tra l’altro la news riferisce che questo workshop è per prepararsi allo sbarco oltreoceano (Canada e in seguito Broadway), mentre sono in corso anche trattative per un’apertura nel West end.
Nel 2010 lo show è previsto in scena anche a Tokio, Praga e Budapest (dove alcune amiche del musical lo aspettano trionfalmente)… Ma non solo. Perché ci sono workshop dello spettacolo anche a Mosca… (vedi dramamusicals.com: Neue REBECCA Workshop Shows in Moskau).
Per una produzione VBW che continua a vendere, una che si appresta a chiudere. Rudolf, il musical di Wildhorn sul figlio di Sissi, dovrebbe chiudere entro la fine di gennaio del 2010 (al momento musicalvienna.at mette in vendita i biglietti fino al 24.01.2010). Sembra che il Raimund Theater ospiterà poi il jukebox musical di origine tutta tedesca "Ich war noch niemals in New York". Lo show, di cui non conosco la trama, raccoglie le più famose hit di Udo Jürgens, autore di schlager (ovvero tormentoni) tedeschi. Ora, senza voler togliere niente ai jukebox musical, non so quanto questo spettacolo possa aver successo. Sicuramente potrà vendere molto tra tedeschi e austriaci, ma non credo che possa attirare pubblico dall’estero come invece fanno Elisabeth o Tanz der Vampire. Immagino comunque che le VBW volessero qualcosa che facesse cassa abbastanza rapidamente, piuttosto che arrischiarsi a produrre un nuovo show che potrebbe anche non avere successo.
Tra l’altro, questa scelta delle Vereinigten Bühnen Wien mi fa un po’ pensare. Mi sembra che ultimamente anche in Germania ci sia una certa tendenza a produrre spettacoli di minor spessore rispetto a qualche anno fa. Da un paio d’anni, quella che consideravo la mia patria musical-e ideale si è lasciata andare a spettacoli tratti da film come "Der Schuh des Manitu", commedia western di grandissimo successo al botteghino tedesco o "Dirty dancing" (che immagino vivrà un boom di vendite dopo la morte di Patrick Swayze) oppure cuciti insieme con canzoni pop ("Ich will Spass", lo stesso "Ich war noch niemals in NY", e anche il sempreverde "We will rock you" a Stoccarda…) Ora come ora, non c’è nessuno spettacolo in terra tedesca che mi attiri al punto di sostenere un viaggio appositamente per vederlo.
Piuttosto, comincia ad incuriosirmi il sequel del Phantom, "Love never dies". Come probabilmente molti altri, ho ricevuto un biglietto proprio dal Fantasma dell’Opera, in cui si comunica che l’8 ottobre verrà fatto un annuncio di vitale importanza… Sarò sincera: il progetto mi è piaciuto poco sin dall’inizio, con quella brutta trama da fan-fiction, i giocolieri – ballerini e compagnia bella. Ma pian piano comincio ad essere curiosa di sentire qualcosa di originale dalla penna di Lloyd Webber dopo il mezzo flop di "The woman in white" (che comunque a me non è dispiaciuto per niente…).
Intanto mi concentro sulle prossime tappe, ovvero "La Bella e la Bestia" a Milano e "Tanz der Vampire" a Vienna. Trovare i biglietti per il Ronacher è stata una mezza avventura, probabilmente il teatro non è molto grande, e nonostante stessi prenotando per un periodo generalmente morto, ovvero metà novembre, non erano molti i biglietti rimasti disponibili… Ma me ne sono assicurato uno (Federico ha detto no al musical in tedesco ), e il 15.11. sarò lì, sperando di vedere per la prima volta Thomas Borchert dal vivo...
lunedì 26 gennaio 2009
Ogni promessa è debito...
... quindi, con colpevole ritardo, ecco la recensione del Jesus Christ Superstar di RockOpera che ho visto il 3 gennaio al Saschall di Firenze.
L'ho già detto e lo ripeto: secondo me per certi versi il miglior Andrew Lloyd Webber è quello degli esordi, quello che insieme a Tim Rice scrive Jesus Christ Superstar e Evita. Phantom of the Opera, Sunset boulevard, Cats sono tutti capolavori, ma hanno meno forza innovativa, sono meno "di rottura" rispetto alle prime opere di Sir Andrew. Ecco perché torno sempre volentieri a vedere questi spettacoli.
Quello di Rockopera è un Jesus molto diverso da quello della Rancia che ho visto un paio d'anni fa al teatro Verdi. La differenza che più salta... "all'orecchio" è che questo è completamente cantato in inglese
con i sovratitoli. Pensavo che mi avrebbe dato un certo senso di straniamento vedere degli attori italiani cantare in inglese, mentre in realtà non ho avuto nessun tipo di problema... forse anche perché non c'è mai stato allontatamento dall'inglese: lo spettacolo è completamente cantato, quindi si comincia in inglese e in inglese si finisce.
Certo Jesus Christ Superstar non è uno spettacolo dispendioso, almeno a giudicare da set e costumi, tutti ridotti all'osso. Vestiti ampi e colorati, un po' zingareschi per l'ensemble, tunica e pantaloni bianchi per Jesus, stesso abbigliamento, ma in rosso scarlatto per Judas... E set praticamente inesistente.
Ma le economie della produzione non si sono estese a musicisti (band dal vivo!) e al cast, che era in ottima forma. Jesus (Stefano Pardini) inizialmente mi è sembrato un po' sfiatato, scaldandosi a poco a poco, dall'Hosanna in poi. Judas (Terry Horn) aveva la tonalità rock giusta per la parte, e ha interpretato il personaggio nel modo in cui piace a me, arrabbiato al punto giusto ma anche dolente per quello che si sente chiamato a fare, per la strada che hanno preso le cose.
Sono rimasta piacevolmente stupita da Maria Maddalena, Elena Nieri, perfettamente a suo agio con l'inglese e con tutto lo score. E' stata una Maddalena preoccupata del benessere di quello che considera il suo uomo, sollecita e innamorata.
Anche i personaggi minori (Pietro, Simone Zelota, Pilato...) hanno offerto prestazioni più che convincenti. Inoltre, più di una volta sono stata colpita da tutto l'ensemble, che sprizzava energia e vitalità.
Una nota a parte la merita Erode, Lorenzo Di Pietro. Non amo particolarmente "King Herod's song", con quel ritmo un po' swing, quei costumi spesso pacchiani alla Elvis. Ma comunque, pur rimanendo un intermezzo comico, mi è sembrato un po' meno estremo di altre volte. E tutto ciò nonostante l'attore si sia prodigato in un intermezzo comico all'interno dell'intermezzo comico: ad un certo punto della canzone è andato ad indossare un mantello ed è tornato in scena cantando in falsetto "I feel pretty".
La produzione ha fatto altre scelte registiche diverse dal solito: personalmente ho trovato un po' fuori luogo le ballerine classiche in alcuni numeri ("Pilate's dream", "The temple"), mentre era azzeccato il coro di bambini tutti in bianco per Hosanna.
Diversa e particolare anche la scena della morte di Giuda: le ballerine classiche lo avvolgono con dei lunghi pezzi di tulle nero, che ricordano un po' un sudario, fino a quando il poveretto non è altro che una larva di cotone nero (avete mai visto "Il signore degli anelli"? Avete presente come viene ridotto Frodo dal ragno Shelob? Ecco, quella è l'immagine che mi è saltata in testa... ).
Riassumendo, lo spettacolo è "il più grande musical di tutti i tempi", il cast è buono, le idee originali... Che aspettate per andare a vederlo??
lunedì 1 settembre 2008
Sunset Boulevard in olandese
Questo è per Francesco: il primo video che mi è capitato di trovare con Pia Douwes che interpreta "With one look" in Olandese ("Met een Blik"). Purtroppo mi trovo in ufficio, e non posso accendere l'audio... Però dai commenti sembrerebbe (tanto per cambiare) un'ottima interpretazione. E poi sono riuscita a guardare le immagini scorrere, con Pia che faceva il pesce: se quelle sullo sfondo sono foto di scena, mi sembra che la produzione prometta bene...
Mi è capitato l'altra sera di ascoltare un paio di brani da Sunset Boulevard, e mi veniva da pensare a come siano tragici i personaggi di questo musical. Si comincia con Joe, lo scrittore fallito che si fa mantenere dalla ricca star fingendo di amarla, e che, quando gli capita l'amore vero, lo lascia fuggire (ma poi, con un moto d'orgoglio, decide di strappare il velo delle menzogne che avvolgono la vita nella villa sul Sunset Boulevard). E' una figura tragica anche Norma, con la sua ansia di essere di nuovo al centro dell'attenzione dopo essere stata abbandonata da coloro che ne avevano fatto una star.
E forse ancora più tragica per certi versi è la figura un po' in ombra di Max, il maggiordomo tuttofare di Norma, che si è adattato alla vita del domestico pur di non abbandonare quella che era la sua musa e moglie. C'è un passaggio, proprio poco prima della tragedia finale, dove Max rivela a Joe il suo segreto:
"Talkies came; I stayed with her, took up this life
Threw away fame
Please understand
She was my wife"
Ecco, per me in questi pochi versi c'è tutta la tragedia del personaggio che rinuncia alla sua vita per stare accanto ad un'altra persona. E perché lo fa? Per il motivo più semplice del mondo: "She was my wife".
Certo, quando il materiale di partenza è un capolavoro del cinema, i risultati generalmente sono all'altezza... Anche se anche questo non è sempre vero, visto che ci sono state due versioni teatrali di "Via col vento" e nessuna delle due è stata particolarmente riuscita. Comunque sono speranzosa che la versione olandese di Sunset Boulevard raccolga un discreto successo: questo spettacolo ha avuto sia fortuna che sfortuna nelle sue prime edizioni, fortuna perché le vendite di biglietti erano buone, e sfortuna per i vari problemi legali che lo hanno accompagnato... Quindi mi auguro che questa edizione possa portare un po' di successo ad una delle migliori opere di Andrew Lloyd Webber...
giovedì 3 luglio 2008
Il Lloyd Webber minore
Quando si parla dell'opera di Sir Andrew Lloyd Webber, generalmente si sottintendono i suoi primi lavori in collaborazione con Tim Rice oppure le sue opere più famose come The Phantom of the Opera e Cats (qualcuno illuminato arriva fino a Sunset Boulevard). E' come se dagli anni '90 in poi il nostro non avesse fatto altro che godere i frutti delle sue opere.
E invece dopo il successo del Fantasma dell'Opera Lloyd Webber ha scritto una serie di altri lavori, tra cui Aspects of love, Sunset Boulevard, The Beautiful Game e The Woman in White. Purtroppo nessuno di questi spettacoli ha mai raggiunto il successo di pubblico dei già citati Phantom e Cats, ma allo stesso tempo nessuno era completamente pessimo, IMHO.
Personalmente apprezzo molto "The beautiful game", scritto in collaborazione con Ben Elton, che aprì a Londra nel 2000, rimase in cartellone per circa un anno e vinse il Best Musical Award nel 2000 (unico show di Lloyd Webber ad avere questo riconoscimento). Si tratta tra l'altro dell'unico musical di Sir Andrew che non è basato su un'opera già esistente. Il Beautiful Game che da il titolo al musical è il calcio, che però è solo un pretesto per raccontare le vicende di sei ragazzi nell'Irlanda degli anni 70, quando la guerra di religione tra cattolici e protestanti era ai suoi massimi.
La storia principale è quella di John e Mary, due ragazzi che si innamorano e si sposano ma la cui felicità è di breve durata, perché John viene arrestato con l'accusa di aver collaborato con dei terroristi. Poi ci sono le storie di Christine e Del, che sono costretti a lasciare l'Irlanda perché lui è protestante mentre lei è cattolica, e ancora Bernadette e Ginger, il cui amore viene stroncato violentemente sul nascere.
Non vi racconto la trama nel dettaglio, se volete (e masticate un po' d'inglese) potete trovarla qui.
Può darsi che musicalmente parlando lo score non sia all'altezza di altre opere del nostro, ma a me piacciono molto vari numeri, non solo dal punto di vista musicale ma anche per i loro testi. Chiamatemi una romanticona, ma ogni volta che ascolto "To have and to hold", la scena in cui John e Mary si sposano, mi vengono gli occhi lucidi; e allo stesso modo trovo toccante e divertente la scena seguente "The first time" (toccante: "from now on the only girl you need is me - I am yours until my dying day" - divertente: "Did I get all the right information? What position does a girl prefer?").
E poi c'è "If this is what we are fighting for", in cui Mary si chiede se sia giusto continuare a combattere, e quale sia il fine ultimo della lotta. Daniel, un suo amico, ritenuto colpevole di aver tradito John consegnandolo alla polizia, è appena stato ferito sotto i suoi occhi da un vecchio compagno di squadra:
"We say that justice is our aim
But what does that justice mean?
Condemned without trial, no chance of denial
To cripple men in freedom's name
Is utterly obscene
If men must die, we must ask why
Their murder is not a sin
Though our cause is just, we betray its trust
If this is what we're fighting for I don't want to win"
Il momento è tragico, e la musica si ferma per non sovrastare le parole. Ho letto che questo pezzo è stato paragonato ad un inno cantato a cappella.
Oppure ancora l'atto d'amore per l'Irlanda, cantato quasi con le stesse parole dalla cattolica Mary e da una ragazza protestante "God's own country", e il terribile finale dell'atto primo, con il funerale di Ginger, e tutti gli amici riuniti che si augurano di avere finalmente un
"ordinary day
When all our pain will finally cease
And we'll be free
To love in peace"
L'unica canzone che non mi piace è quella che fu scelta come singolo per lanciare lo spettacolo in Inghilterra, ovvero "Our kind of love". Si tratta un po' della classica ballad webberiana. E sì, mi piacciono poco le canzoni leggere ("Don't like you", "The party":.. ), ma questo è un fatto ricorrente, per cui ormai non ci sarebbe bisogno neanche di dirlo...
Le figure positive dello spettacolo sono le donne. Sono principalmente loro che si augurano di poter vivere in pace, ed è Mary a dire che l'odio non porterà da nessuna parte, cercando di convincere John a rimanere con lei dopo che è stato scarcerato. Ancora nel finale Mary si augura che suo figlio possa essere il primo di una generazione a vivere in pace, perchè "No child was ever born to hate".
Dopo gli 11 mesi a Londra, lo spettacolo ha avuto una versione tedesca e, recentemente, una ungherese. Per finire, è di poco tempo fa la notizia che Lloyd Webber e Ben Elton starebbero lavorando per una versione rivista del musical, che si chiamerebbe "The boys in the photograph" e che, secondo quanto riportato qui dovrebbe avere un finale meno tragico rispetto alla versione originale, con la possibilità per John di "redimersi".
Lo spettacolo riveduto e corretto dovrebbe approdare per prima cosa in Canada, e poi, forse, affrontare tutto il nord America. Però devo dirlo: non so se questa notizia mi piace oppure no. Mi sembra una buona idea dare una seconda possibilità ad uno spettacolo che secondo me ha raccolto meno di quanto meritava, ma allo stesso tempo non vorrei che venisse stravolto per adattarsi al gusto del pubblico. Non vorrei vederlo diventare una specie di Chess, di cui esistono talmente tante versioni che non si sa più cosa aspettarsi ad ogni performance...
mercoledì 18 giugno 2008
Jellicle Night
NdA: mi scuso subito. Ho cercato di mettere in ordine le idee in modo omogeneo e logico, ma le cose da dire continuavano ad accavallarsi fra di se'. Questa non è una delle mie solite recensioni, è più una raccolta di pensieri sparsi. Sorry.
Una volta all'anno i gatti di un quartiere londinese si riuniscono per una grande festa, in cui il gatto anziano decide chi di loro potrà accedere alla Heaviside Layer e così ad una nuova vita felina.
La trama di Cats, il musical più famoso di tutti i tempi, è tutta qui. E allora, mi domandavo, cosa c'è che attira gli spettatori al punto tale da farne uno degli show più visti nella storia del teatro musicale? Perché tutto questo successo per uno spettacolo in fondo piuttosto semplice nella sua concezione?
Uno dei primi CD che mi sono procurata quando ho cominciato ad interessarmi di musical è stato proprio quello di Cats, le "Highlights of the Original London Cast Recording". Ci credete? Ho sempre avuto difficoltà ad ascoltarlo per intero. La musica è molto piacevole, e al di là della famosissima Memory ci sono una serie di altri pezzi divertenti e orecchiabili (uno dei miei preferiti è Skimbleshanks, ma ce ne sarebbero molti altri da citare). Ma per me Cats non ha mai raggiunto lo status di "capolavoro" come hanno fatto invece altri spettacoli di Lloyd Webber, che posso ascoltare a ripetizione senza stancarmi. Penso che il mio problema sia proprio la trama leggerina, quasi inconsistente, solo un pretesto su cui cucire una serie di pezzi musicali a volte anche piuttosto diversi tra loro.
Tuttavia, quando è stata confermata la notizia che il cast inglese sarebbe venuto in tour in Italia, non ho messo tempo in mezzo e mi sono affrettata a comprare due biglietti per la tappa fiorentina. Insomma, mi sono detta, quando mai mi potrà ricapitare un'occasione così, con il cast e la produzione inglesi, e i loro standard...
Bene, a posteriori posso dire di aver fatto bene. Aveva ragione la mia amica greca Lora a dire che Cats è uno spettacolo da "vivere", che rende al meglio visto dal vivo. Bisogna, come diceva un poeta romantico inglese (Coleridge?) "sospendere l'incredulità", tornare bambini e farsi rapire dalla magia di questi attori che si trasformano in gatti. E infatti la serata di sabato è stata una serata all'insegna dell'emozione. Come sempre la sottoscritta non ha mancato di versare qualche lacrimone qua e là, di cui alcuni subito all'inizio, quando finalmente sono apparsi i gatti, e altri sul finale, dalla stupenda Memory interpretata con tutto il cuore da Chrissie Hammond (programma di sala docet) all'ascesa di Grizabella alla Heavyside Layer.
Dicevo degli standard del West End. WOW! Questi sì che sono performers completi! Ballano e cantano nello stesso momento (tanto da non capire come ci riescano senza restare senza fiato), non escono mai dalla parte (guardate come si comportano da gatti anche quando si limitano ad ascoltare altri gatti che parlano)... E nonostante tutto questo tra di loro non c'è nessun "nome". Forse, l'unico che mi suona familiare è quello di Old Deuteronomy, James Paterson, ma potrei benissimo sbagliarmi. Del resto, Cats è uno spettacolo corale, in cui nessun gatto spicca più degli altri. E il livello del teatro londinese si vede anche in altre cose: nell'orchestra dal vivo (ben nascosta però, tanto che io non ho capito dov'era posizionata), nella cura dei costumi e dei trucchi, nella scenografia, nelle luci. E credo che il pubblico abbia capito ed apprezzato, visto che c'è stata una standing ovation che non finiva più.
Nota negativa sulla serata, oltre al freddo (ci saranno stati 10 gradi, la gente s'era attrezzata con coperte e sciarpe di lana, e non ha avuto tutti i torti...): da sabato sono perseguitata da un incubo: una produzione nostrana di Cats affidata alla premiata ditta Costanzo-De Filippi...