lunedì 2 aprile 2012
Elisabetta e Rebecca
venerdì 5 dicembre 2008
"Kein Kommen ohne Gehen"
Con l'ultimo ordine da Soundofmusic.de (ad un anno esatto dal precedente, neanche a farlo apposta) ho preso anche il cd di Felix Martin "Der letzte Tanz". Felix è Der Tod nel cast attuale di Elisabet che è in tour in Svizzera, a Zurigo. E' un attore che non conosco molto, avendolo solo sentito in qualche cd, tra cui quello del 10. anniversario di Elisabeth, ma che in realtà ha una lunga carriera musical-e alle spalle, qui un po' di curriculum.
Questo albumino promozionale mi ha incuriosito: solo cinque tracce, tutte tratte da Elisabeth. Oltre a "Der letzte Tanz" ci sono "Wenn ich tanzen will" in duetto con Annemieke van Dam e "Die Schatten werden länger" con Olivier Arno (entrambi nel cast attuale di Elisabeth)... e poi due canzoni interessanti: la versione in inglese di "Der letzte Tanz" e quella in tedesco di "Kein Kommen ohne Gehen".
Felix Martin (pur essendo tedesco) ha un accento tutto particolare, almeno quando canta. In "Der letzte Tanz" in particolare sembra che invece di Tanz pronunci "Tchanz" o "Chance", cosa che mi irrita parecchio. Almeno al mio orecchio di Italiana, l'accento sparisce nelle altre canzoni in tedesco, per ritornare però quando Felix affronta l'inglese. Prescindendo da quest'accento un po' così, "The final dance" è un adattamento accettabile e scorrevole della prima grande "hit" della Morte. Non ho idea del motivo per cui questa versione sia stata inserita in questo mini CD, però è un brano piacevole da ascoltare.
Comunque trovo più interessante l'inserimento in una lingua che capisco di "Kein Kommen ohne Gehen". Questo brano è stato introdotto da Kunze e Levay nelle versioni ungherese e giapponese del musical per dare un altro assolo alla Morte, e si colloca all'inizio dello spettacolo, subito dopo che la giovane Sissi è caduta dal trapezio. Qui la Morte dichiara il suo amore per Elisabeth, che ha appena salvato. Ora, è chiaro che si tratta di opinioni personali, ma questa Morte che scopre subito i suoi sentimenti in maniera così plateale non mi piace.
In my humble opinion, il fascino del personaggio della Morte sta nel suo essere freddo, distaccato, soprannaturale. Se appena vede Elisabeth se ne esce in una canzoncina che starebbe bene addosso ad un Raoul qualunque mi sembra che il personaggio ne esca molto indebolito. Tra Elisabeth e la Morte non c'è mai il rapporto che c'è tra due innamorati, anzi... Sono due figure che pur essendo attratti l'uno dall'altro sono troppo forti ed orgogliosi per cedere. In più di un'occasione i loro duetti assomigliano più a confronti aspri che non ad un classico duetto d'amore (ad esempio la parte finale di "Elisabeth, mach auf...", "Wenn ich tanzen will", il finale della "Totenklage":.. Persino alla fine dello spettacolo, quando le cose sembrano chiuse, Elisabeth ripete che lei appartiene solo a sé). Con Elisabeth la Morte è più spesso minacciosa che non romantica... anche perché forse la stessa Sissi non accetterebbe le smancerie di Raoul, tanto per continuare il paralllelo con Phantom of the Opera.
Sempre secondo me, la Morte non deve aprirsi tanto, ma deve rimanere misteriosa e il più silenziosa possibile. Solo la sua presenza in scena deve bastare per catalizzare l'attenzione di tutto il pubblico, senza bisogno delle parole; del resto i suoi sentimenti risultano chiari già dai gesti che compie, e sono sottolineati dai commenti di Lucheni.
Insomma, come ascolto "una tantum" la canzone è gradevole e interessante... Ma secondo me i nostri Kunze - Levay hanno fatto bene a non inserirla nella struttura del musical. Funziona bene nella versione giapponese, dove la storia è stata trasformata in una classica vicenda amorosa con protagonisti Sissi e la Morte, ma molto meno bene nelle nostre versioni europee un po' meno sentimentali e più "intelletualoidi" e ricche di simbolismi.
Di seguito testo e (bozza di) traduzione, così per farvi un'idea. Come detto, questo testo non mi convince molto, almeno non per il personaggio della Morte. Comunque, "leggete e giudicate".
Kein Kommen ohne Gehen
Kein Leuchten ohne Nacht
Ohne Enttäuschung kein Verstehen
Schatten die sich drehen
Durch unsichtbare Macht
Ewiges Werden und Vergehen
Aber seit dem Augenblick
Als dein Blick mich verstand
Ist in der Sehnsucht plötzlich Klarheit
In dem einen Augenblick
Als dein Gefühl mich fand
Wurde aus Ahnung plötzlich Wahrheit
Statt dich zu führen
Um dich zu überwinden
Will ich geliebt sein
Und meine Hoffnung an dich binden
Denn ich will
Dass du mich willst
Und dich zu mir bekennst
Um deinen Traum
In mir zu finden
Seit dem einen Augenblick
Als dein Blick in mir las
Hab ich Gefühle,
Die mich treiben
Seit dem einen Augenblick
Als ich mich selbst vergaß
Hab ich den Wunsch,
Dir nah zu bleiben
Statt meinen Auftrag
schweigend auszuführen
Will ich geliebt sein
Und deine Wärme in mir spüren
Denn ich will,
Dass du mich willst
Und dich zu mir bekennst
Bis dahin warte ich -
Ich will dich erst
Wenn du mich willst
Erst wenn du mich erkennst,
Soll deine Seele mich berühren
Non c'è ritorno senza andata
Non c'è luce senza notte
senza delusione non c'è comprensione
ombre che si muovono
spinte da una forza invisibile
un eterno divenire e poi svanire
ma da quel momento
in cui il tuo sguardo mi ha compreso
ho capito ciò che desidero
in quel momento
in cui ho incontrato il tuo sentimento
il mio presagio è diventato verità.
Invece di guidarti
e di sopraffarti
voglio essere amato
e legare a te la mia speranza
perché voglio
che tu mi desideri
e che ti dichiari a me
per trovare in me
il tuo sogno.
Da quel momento
in cui il tuo sguardo mi ha letto dentro
sono guidato
dai sentimenti
da quel momento
in cui mi sono lasciato andare
ho il desiderio
di starti vicino
invece di compiere
il mio compito in silenzio
voglio essere amato
e sentire in me il tuo calore
perché voglio
che tu mi desideri
e che ti dichiari a me
aspetterò per quel momento
ti vorrò solo
quando tu lo vorrai
solo quanto mi riconoscerai
la tua anima potrà sfiorarmi...
martedì 19 agosto 2008
Elisabeth a Berlino
... finalmente, diranno i miei amici lettori... Mi sono crogiolata un po' nel dolce far niente della settimana di ferragosto, ma con il rientro a lavoro ecco pronta anche la recensione!!
Elisabeth, Theater des Westens, Berlino, 02.08.2008
Cast:
Elisabeth: Annemieke van Dam
Der Tod: Uwe Kröger
Luigi Lucheni: Bruno Grassini
Franz Joseph: Martin Pasching (cover)
Sophie: Christa Wettstein
Rudolf: Krisha Dalke (cover)
Herzogin Ludovika/Frau Wolf: Maike Katrin Schmidt
Herzog Max: Norbert Lamla
Vi dirò: per la prima volta andando a teatro non ero sicura di vedere un prodotto all’altezza del prezzo pagato e comunque del titolo in cartellone. Da più parti avevo letto critiche molto negative all’allestimento berlinese di Elisabeth, e un po’ di sospetti mi erano venuti anche quando, pochi giorni dopo aver pagato due salatissimi biglietti, ho ricevuto varie e-mai promozionali per l’acquisto di quegli stessi biglietti…
Inoltre, una delle leve che mi spingeva a vedere questo allestimento di Elisabeth era la speranza di vedere insieme sullo stesso palco nei loro “Paradenrolle” Uwe Kröger e Pia Douwes. Speranza questa, che ho scoperto non potersi realizzare proprio pochi giorni dopo aver prenotato: per una serie di impegni (probabilmente per prepararsi al ruolo di Norma nel Sunset Boulevard che aprirà in autunno in Olanda) Pia avrebbe lasciato lo spettacolo un mese prima della data prenotata da me…
Comunque, inutile piangere su queste sciocchezze. Insieme con la mia amica greca Lora abbiamo deciso di giudicare lo spettacolo solo dopo averlo visto di persona, e senza pregiudizi nei confronti del cast in scena.
Una breve considerazione prima di cominciare: il Theater des Westens è un teatro un po' così, particolare. Il palco è piuttosto piccolo (mi domando come possano averci allestito Les Mis) e in platea manca un corridoio centrale, cosa che si è rivelata piuttosto scomoda per chi come me sedeva piuttosto laterale: ogni volta che arrivavano spettatori con posti centrali ero costretta ad alzarmi…
La messa in scena berlinese segue la versione viennese del musical (quindi ci sono le “Konfrontationen” di Franz Joseph con la madre e il figlio, e “Eljen”, la scena dell’incoronazione di Fj e Elisabeth a reali di Ungheria) anche se alcune messe in scena sono state rinnovate (in alcune scene der Tod ha quella che sembra la barca del Phantom…), mentre sono stati parzialmente rivisti i costumi, che in certi punti sono quelli delle versioni tedesche del musical (Essen – Stoccarda) e in altri quelli di Vienna. Ma la grossa novità sono le proiezioni usate per creare gli sfondi: il fondale è diviso in pannelli su cui vengono proiettate le immagini, e alcuni di questi pannelli si alzano o si aprono per lasciar entrare i personaggi. La cosa che in parte infastidiva di queste proiezioni erano le vistose righe nere che delimitavano i pannelli. Con tutte le novità tecnologiche che si sono viste recentemente sui palchi europei, mi stupisce che non si potesse fare niente contro questi inconvenienti. Niente di insormontabile comunque.
Per quello che riguarda le orchestrazioni, non ho notato differenze sostanziali rispetto al solito. Inutile annotare che come al solito all’estero l’orchestra era dal vivo.
E veniamo alla parte più importante dello spettacolo: il cast.
Sono rimasta piacevolmente stupita da Annemieke van Dam. La ragazza ha solo 26 anni (due anni meno di me… ), per cui le riesce naturale interpretare la giovane Sissi dell’inizio dello spettacolo. Sono molto carine le sue “Wie du”, “Schwarzer Prinz” o “Nichts ist schwer”, ma Annemieke resta credibile anche quando nel secondo atto si trasforma in una donna più anziana e provata dal dolore. Certo, una buona dose di cerone non guasta: si vedeva piuttosto chiaramente che nel secondo atto il viso dell’attrice era stato pesantemente truccato di bianco e con delle ombre nere sotto gli occhi. Del resto, se uno l’età non ce l’ha non se la può dare…
Comunque Annemieke mi è piaciuta molto oltre che per le sue doti vocali anche per la sua interpretazione di certi pezzi: se io fossi una cantante interpreterei “Ich gehör nur mir” e “Nichts, nichts gar nichts” esattamente come l’ha fatto lei. Decisamente un’interprete da rivedere, e possibilmente da risentire in qualche Cast Recording.
Uwe… Beh, Uwe è Uwe. E’ la star della serata, è per lui che gran parte del pubblico è lì. E si vede che si gode la sua celebrità. Faccio un esempio: nella scena “Elisabeth, mach auf mein Engel”, prima che Der Tod si rivolga a Elisabeth, si guarda bene bene intorno, ammicca al pubblico.. E poi, solo verso la fine della strofa (“Elisabeth… Ich liebe dich”), si gira verso di lei.
Come è noto, da un po’ di tempo la voce di Uwe Kröger non è più quella di una volta. E‘ in difficoltà con le note più alte delle partiture (tanto che Lora mi ha chiesto se secondo me avevano abbassato un po’ le note più difficili di certe canzoni, cosa a cui non ho saputo ri-spondere), e tutta l’attività a cui si sottopone non lo aiuta certo a recuperare. Il problema è che se non si prende una pausa rischia veramente di raggiungere un punto di non ritorno, di offrire performance sempre più scarse… e ciononostante tutte le grandi produzioni che aprono in Germania gli offrono sempre un ruolo. Parlo da sua fan, da persona che apprezza la sua voce e il suo modo di recitare: bisognerebbe che quest’uomo venisse a patti con se stesso e decidesse cosa vuole fare, se vuole prendersi una pausa o se vuole continuare a spremere le sue corde vocali fino a quando non ne potranno davvero più.
Bruno Grassini è un Lucheni ormai collaudato, e nonostante tutto lo apprezzo sempre molto, mi piace la sua vitalità sul palco e la sua interpretazione.
Avevo già visto Martin Pasching a Stoccarda nel ruolo di Rudolf, mentre qui l’ho trovato “promosso” a Kaiser. Ha una bella voce piena, gradevole, canta decisamente bene. Ha una tonalità un po’ diversa dai soliti Franz Joseph, che dovrei risentire per formarmi un’idea definitiva, anche se in generale mi è piaciuto.
Invece mi sono sembrati un po’ deboli sia Sophie, che secondo me non ispirava nessun tipo di timore, e Rudolf. Per quest’ultimo può darsi anche che si tratti della giovane età, della poca esperienza di palcoscenico… O forse, semplicemente, è una questione di gusti. Magari qualcuno lo trova un Rudolf perfetto.
In definitiva, a me lo spettacolo è piaciuto come sempre, e alla fine ho applaudito convinta. Fino al 27.09 lo spettacolo continuerà le sue repliche a Berlino, poi attorno al 10 di ottobre dovrebbe aprire a Zurigo. Sarei curiosa di avere altri pareri su questo allestimento… nessuno deve fare un salto in Svizzera per lavoro??
mercoledì 28 maggio 2008
Ma guarda...
Lo ammetto: in questi primi giorni d'afa il lavoro langue, e la voglia è scarsa... E così mi sono messa a navigare online.
Stavo cercando un'immagine di Elisabeth in "Wie du" per un'elaborazione grafica che avevo in mente; non trovandola, mi sono messa per curiosità a cercare quante volte ricorre "Pia Douwes" nelle pagine web italiane. E invece sono incappata in questo: un articolo del Corriere della sera del 27 agosto 1992 che parla dell'imminente debutto a Vienna di un musical dedicato all'imperatrice Sissi.
Vi sembra di averne sentito parlare? Chissà perché... Comunque, è piuttosto interessante leggere come, prima del debutto di quello che sarebbe diventato il musical europeo di maggior successo, ci fossero perplessità sulla sua riuscita, sulla capacità di far presa sul pubblico. Per rientrare dalle spese, si sperava che lo spettacolo restasse in scena almeno tre anni...
E vi dirò, interessante anche il fatto che sedici anni fa il Corriere della Sera avesse una pagina dedicata al teatro: non credo che a ottobre del 2006, quando "Rebecca" ha aperto, se ne sia parlato sui giornali italiani, anche se stavolta il team creativo aveva alle spalle diversi anni di successi. Ma che ci possiamo fare, si vede che nel Settembre 2006 c'erano argomenti culturali più importanti da trattare...
mercoledì 7 novembre 2007
Elisabeth in tour
Che Elisabeth abbia raggiunto ormai più o meno ogni angolo del mondo è cosa risaputa, ma fa sempre piacere sapere che lo spettacolo continua ad essere portato in giro. Anche perché, sarò sincera, Elisabeth non mi stanca mai.
E così ecco l'ultima news da musicalzentrale.de:
Einem Casting-Aufruf der La Belle GmbH zufolge plant die Produktionsgesellschaft im kommenden Jahr eine Tournee von "Elisabeth" aus der Feder von Michael Kunze und Sylvester Levay. Als Koproduzenten werden Stage Entertainment und der Schweizer Eventveranstalter Freddy Burger angeführt. Wie bei der Uraufführung des Musicals in Wien soll Harry Kupfer Regie führen und Dennis Callahan choreographieren. Die erste Station soll Berlin sein.
Also, da questo pezzettino in tedesco si evince che nel 2008 ci sarà una tournée di Elisabeth (strano, mi sembra che generalmente gli stranieri non facciano molti tour) prodotta dalla "La Belle GmnH" insieme a Stage Holding e Freddy Burger, svizzero. La prima tappa dovrebbe essere Berlino.
Poi possono partire le speculazioni. Se il tour è prodotto insieme alla Stage Holding e a un produttore svizzero, c'è da aspettarsi che almeno questi stati verranno coinvolti nelle rappresentazioni. Se poi verranno toccati altri paesi, per ora non è dato saperlo. (l'Austria no??)
Nessuna nota sugli attori. Non mi stupirebbe rivedere Maya nel ruolo di Elisabeth (credo sia in assoluto l'attrice che l'ha interpretata più a lungo, ma correggetemi se sbaglio), e Maté in quello della Morte, soprattutto se il tour viene organizzato da Vienna.
Però, lasciatemelo dire, non sarebbe male dare un po' di spazio anche a "nuove leve" di questo musical. Ci sono diversi attori e attrici giovani a cui magari si potrebbe dare una chance...
Comunque, aspettiamo fiduciosi altre notizie... Chissà, magari dalla Svizzera faranno pure una tappettina a Milano, e l'Italia si innamorerà di Elisabeth... ;-))
**** O_O Rettifico quanto detto prima sul cast... Almeno le audizioni sono aperte a tutti: http://www.labellemusical.de/auditions.html
giovedì 26 luglio 2007
Ultimamente sono ossessionata da questa canzone, che ho sul CD del "Tenth Anniversary Concert" di Elisabeth in lingua giapponese cantata da Maki Ichiro. Si tratta di un solo di Sissi previsto soltanto nella versione giapponese del musical subito dopo la scena "Die Maladie/Die letzte Chance", dove l'imperatrice esprime i suoi tormenti, il suo essere sempre divisa tra quello che vorrebbe e quello che in realtà è o è costretta ad essere.
Dal punto di vista musicale, il pezzo è un corpo estraneo nella tessitura del musical così come lo conosciamo noi fan della versione austro-tedesca. La musica è molto meno incisiva rispetto al resto dello spettacolo, non riprende nessuno dei temi del musical, e secondo me si adatta particolarmente bene alla lingua giapponese. Ascoltanto e riascoltando la versione giapponese, mi sono anche convinta che potrebbe adattarsi bene ad un testo italiano, anche se non ho assolutamente idea di come potrebbe essere. Sarà che anche il giapponese, come l'italiano, è una lingua con molte vocali.
L'unica versione tedesca che esiste della canzone è stata registrata come "bonus track" su quello che io chiamo "Stuttgarter Cast". Si tratta di un album di sole 8 tracce con il cast che è stato in scena per più di un anno e mezzo a Stoccarda: Maike Boerdam come Elisabeth, Olegg Vynnik nel ruolo della Morte e Carsten Lepper come Lucheni.
Secondo me questo albumino è una pura e semplice operazione commerciale, e nemmeno delle migliori. La tracklist è perlomeno particolare e non rende giustizia al musical (anche se in 8 tracce sarebbe difficile farlo): Le canzoni sono "Der letzte Tanz", "Ich gehör nur mir", "Kitsch", "Wenn ich tanzen will", "Bellaria", "Wenn ich dein Spiegel wäre", "Boote in der Nacht" e proprio la bonus track di cui sopra, "Zwischen Traum und Wirklichkeit", che Maike Boerdam canta in duetto con la seconda Elisabeth, Karin Siegfried. Mi sembra che si sia voluto dare una canzone a tutti i protagonisti, e così ce n'è unaper la morte, una per Elisabeth, una per Rudolf, una per Lucheni... Però l'esclusione di pezzi come "Die Schatten werden laenger", "Der Schleier faellt" o "Milch" secondo me è quasi un crimine... E poi personalmente non amo molto né Olegg Vynnik come Morte né Maike Boerdam come Elisabeth...
Comunque, tornando a "Zwischen Traum und Wirklichkeit", oltre alla musica anche il testo non rientra tra i capolavori del Doktor Kunze. Non ho idea di come sia il testo giapponese, di che cosa parli, ma la versione tedesca è piuttosto banale. Come al solito, per non perdere l'abitudine alla traduzione, vi posto testo originale e traduzione... E di seguito l'unico video di Youtube con la canzone, non chiedetemi "che c'azzecca" Sailor Moon...
Ich will rings um mich Mauer bauen und will mich befreien
ich sehn mich nach Einsamkeit und will nicht einsam sein
Ich mochte Licht um mich und bleib in Dunkel
Schwer ist mein Herz aber leicht meine Seele
wohin soll ich geh'n?
Ich lebe im Niemandsland von Traum und Wirklichkeit
Ich steh irgendwo am Rand von Licht und Dunkelheit
ich bin zu früh gebor'n
ich geh in dieser Welt verloren
Zwischen Traum und Wirklichkeit
Ich will wie eine Flamme sein und bin wie der Schnee
ich will eine Wolke sein und bin ein dunkler See
Ich such' nach Sicherheit und will das Wagnis
stumm ist mein Mund doch mein Schweigen verrät mich
wer kann mich versteh'n?
Ich möchte Hoffnung sein und seh' keinen Ausweg
ich möchte Ehrlichkeit und wahr den Schein
ich bin zu früh gebor'n
ich geh in dieser Welt verloren
Zwischen Sehnsucht und Wahrheit
Frei und stolz wie eine Möwe hoch überm Meer
schweb ich allein den Sturm entgegen
ich bin zu früh gebor'n
ich geh in dieser Welt verloren
Zwischen Traum und Leben
Frei und stolz wie eine Möwe hoch überm Meer
schweb ich allein durch Traum und Wirklichkeit
Voglio mura che mi proteggano, ma voglio essere libera
cerco la solitudine, ma non voglio essere sola
voglio luce attorno a me, ma resto nell'ombra
il mio cuore è pesante, leggera la mia anima
dove devo andare?
Vivo nella terra di nessuno tra il sogno e la realtà
Sto in piedi sull'orlo tra luce e oscurità
sono nata troppo presto, mi sperdo in questo mondo
tra sogno e realtà
voglio essere come una fiamma, ma sono come neve
voglio essere una nuvola, ma sono un lago oscuro
cerco sicurezza, ma voglio anche la sfida
la mia bocca è muta, ma il silenzio mi tradisce
chi può capirmi?
Voglio essere speranza, ma non vedo uscita
voglio onestà e rifuggo l'apparenza
sono nata troppo presto, mi sperdo in questo mondo
tra desiderio e verità
Libera e altera come un gabbiano alto sul mare
volo da sola verso la tempesta
Sono nata troppo presto
mi sperdo in questo mondo
tra sogno e vita reale
Libera e altera come un gabbiano alto sul mare
volo da sola tra il sogno e la realtà
lunedì 9 aprile 2007
Questo è tutto meno che un post impegnato...
E' solo che ho finalmente perfezionato una bozza di traduzione di "Ich gehör nur mir" senza pretese di "cantabilità", ma cercando soltanto di rendere il testo in tutti i suoi significati.
Se qualcuno ha voglia di criticare/commentare, è ben accetto...
gezähmt und gezogen sein
Ich will nicht bescheiden
beliebt und betrogen sein
Ich bin nicht das Eigentum von dir
denn ich gehör nur mir.
Ich möchte vom Drahtseil
herabsehen auf diese Welt
Ich möchte aufs Eis gehen
und selbst seh’n wie lang's mich hält
Was geht es dich an was ich riskier’
Ich gehör nur mir
Willst du mich belehren
dann zwingst du mich bloß
zu fliehen vor der lästigen Pflicht
Willst du mich bekehren
dann reiß ich mich los
und flieg wie ein Vogel ins Licht
Und will ich die Sterne
dann finde ich selbst dorthin
Ich wachse und lerne
und bleibe doch wie ich bin
Ich wehr mich bevor ich mich verlier
Denn ich gehör nur mir
Ich will nicht mit Fragen
und Wünschen belastet sein
Vom Saum bis zum Kragen
von Blicken betastet sein
Ich flieh' wenn ich fremde Augen spür'
Denn ich gehör nur mir
Und willst du mich finden
dann halt mich nicht fest
Ich geb’ meine Freiheit nicht her
Und willst du mich binden
verlass ich dein Nest
und tauch’ wie ein Vogel ins Meer
Ich warte auf Freunde
und suche Geborgenheit
Ich teile die Freude
ich teile die Traurigkeit
Doch verlang nicht mein Leben
das kann ich dir nicht geben
Denn ich gehör nur mir
Nur mir!
Non sarò obbediente,
disciplinata ed educata
Non voglio essere timida,
amata e ingannata
Non sono una tua proprietà
Appartengo solo a me
Voglio vedere da sola
Com’è davvero il mondo
Voglio pattinare sul ghiaccio
E vedere se mi sostiene
Che ti importa quello che rischio?
Io appartengo solo a me
Se cerchi di istruirmi
Mi costringi soltanto
A fuggire da qualcosa che odio
E se vuoi convertirmi
Volo via da te
Come un uccello libero nell’aria
Se voglio le stelle
Da sola le raggiungerò
Cresco, imparo
Ma resto come sono
Prima di perdermi mi ribellerò
Perché appartengo solo a me
Non voglio essere oppressa
Da domande e desideri altrui
Essere sempre osservata
Da sguardi severi
Fuggo se sento sguardi stranieri
Perché appartengo solo a me
Se vuoi trattenermi
Non stringermi forte
Non rinuncio alla mia libertà
Se cerchi di legarmi
Abbandono il tuo nido
E volo come un uccello in aria
Mi aspetto amicizia
E cerco sicurezza
Condivido le tue gioie
Condivido tuoi dolori
Ma non pretendere la mia vita
Quella non posso dartela
Perché appartengo soltanto a me
Al momento sono innamorata e felice, ma questa canzone resta comunque un inno di indipendenza fondamentale per tutte le donne, IMHO....
domenica 24 settembre 2006
Elisabeth a Stoccarda...
Eccomi di ritorno da Stoccarda (ok, sono tornata già da Giovedì, ma finora non avevo pronta la recensione... ). Che dire signori... Stoccarda è la città dove i sogni diventano realtà. Ho visto dal vivo Pia Douwes nel suo ruolo più famoso e più importante, e poi le ho anche parlato... Ho persino un suo autografo sul programma dello spettacolo. *dreamy*
Ma andiamo con ordine: lo spettacolo prima di tutto.
Avevo già da mesi il biglietto per
Le scene sono completamente diverse da quelle di Vienna e del DVD. Non che cambino il senso generale dello spettacolo, ma sono quasi sempre realizzate in un altro modo. Alcune mi sono sembrate migliori a Stoccarda, alcune migliori a Vienna... Per altre ancora ammetto di non essere riuscita a decidermi, perché funzionano bene in entrambe le versioni.
Alcuni costumi sono diversi (n.d.a.: Nessuno dei personaggi ha quella specie di fregio di edera sui vestiti che invece c’è a Vienna.), ma soprattutto su alcuni dei personaggi minori sono stati fatti dei cambiamenti volti a renderli, a parere mio, molto più macchiettistici (spiegatemi, please, perché Graf Grünne deve sembrare un incrocio tra la famosa immagine di Einstein e il Professor Abronsius di Tanz der Vampire).
Anche l’ordine delle scene nel secondo atto è cambiato. E questo posso accettarlo, anzi, posso persino capire che la storia così fila meglio. Però non mi potete tagliare Elijen, una delle mie scene preferite…
Segue dettagliata descrizione di ogni scena, lettore avvisato…
Il palco dell’Apollo Theater è più piccolo di quello del Theater an der Wien, cosa che ovviamente comporta la necessità di rivedere molte scene. Il palco ha una parte centrale che si solleva (anche su più piani) e un anello che ruota intorno alla parte centrale.
All’inizio, nel buio più totale, Lucheni (quello vero) pende dal cappio. Il giudice lo interroga, e quando l’italiano chiama in causa i suoi testimoni, la luce inonda il palco e ci contemporanei di Elisabeth, con gli angeli della morte, entrano in scena.
Per “Wie du” il palco è illuminato. La giovane Sissi sta giocando su una staccionata con degli anelli quando Max entra. Nota di colore: qui Sissi non ruba la cetra di Max, ma il suo frustino per il cavallo, e lo usa contro di lui come se stessero duellando. Visto che Elisabeth sarà sostituito da “Die 3 Musketiers”, la sera della Derniere Max le ha detto “Was fuer ein Musketier”, alludendo al prossimo spettacolo in scena.
“Schoen euch alle zu sehen” segue lo schema di Vienna, con i parenti che ruotano attorno a Ludowika ed Helene in piccoli gruppetti, fino a quando non vengono distratti dalle evoluzioni di Sissi sul trapezio. Quando cade, il palco si oscura completamente, e Der Tod entra in scena con Sissi in braccio. La posa sul letto e fa per allontanarsi, quando lei attacca “Schwarzer Prinz”, e lui si blocca ad ascoltarla.
Anche “Jedem gibt er das Seine” è basata sulla stessa idea di Vienna, con FJ alla scrivania sotto lo sguardo di Sophie (e sotto l’aquila asburgica) con i consiglieri e i questuanti sulla piattaforma rotante. Come accennavo sopra, tutta la corte ha un aspetto meno serio, e più ridicolo. Se c’era un simbolismo, non l’ho capito. Se era fatto per strappare risate al pubblico, non ne vedo il motivo. Comunque… “So wie man denkt…” è piuttosto diversa dalla scenografia viennese. Non si richiama
“Nichts ist schwer” si svolge nel parco dello stesso palazzo (che si vede sullo sfondo). E’ stata reintrodotta la strofa inziale della canzone (quella che fa “Niemand wird so glücklich sein wie wir…”) che è molto carina, perché dimostra che anche Sissi è innamorata di FJ, e perché qui i due in scena fanno proprio gli innamoratini: con il nastro giocano a legarsi e a slegarsi, ad allontanarsi e ad avvicinarsi di nuovo.
“Alle Fragen sind gestellt”, pur essendo come a Vienna, risente del minore spazio disponibile. Non ci sarebbe stato posto per il lungo strascico di Maya, né per gli angeli della morte che lo sorreggono, per cui si va per qualcosa di più semplice. Schade... Quando Sissi risponde “ja”, uno dei pannelli del fondale cade e rivela der Tod che suona la campana a morto.
“Sie passt nicht”: la prima parte (Max & Sophie) si svolge davanti ad una tela su cui sono dipinti due ritratti di FJ e Sissi. Poi la tela viene sollevata a mostrare la sala da ballo con specchi su una parte (sennò che Spiegelsaal è?) e uno scalone da cui scendono gli sposi… E poi gli angeli della morte e der Tod, che durante “Der letzte Tanz” non risulta minaccioso come Maté a Vienna. (La sera della Dernière, Olegg ha strappato un lunghissimo applauso, una mezza standing ovation, con Lucheni che aspettava di poter rientrare in scena… E che ad un certo punto si è appoggiato indolente ad un pilastro aspettando che il teatro si placasse… )
Durante la transizione verso “Eine Kaiserin muss glaenzen” non ci sono i cartonati dei curiosi, ma cortigiani che si affacciano dai pannelli. FJ intanto accompagna Sissi al suo letto, che prende a ruotare fino a posizionarsi sul lato destro del palco. Dal lato opposto entra Sophie con le dame di corte. Qui ho visto una grossa differenza tra Pia e Maya. Mentre Maya prende già qui un tono preoccupato e quasi disperato, Pia resta più positiva. Ancora quando
“Szenen einer Ehe”: niente Schonbrunn e niente filmino, ma una tela con un ritratto di Sissi e le scene che si svolgono sotto questa tela mentre il palco continua a rotare. La tela si alza solo quando gli sposi vanno in Ungheria. Non c’è la carrozza della morte: Olegg entra semplicemente in scena con un mantello e cappuccio (à la “Point of no return”), e si unisce agli ungheresi che offrono regali agli imperatori. Solo che il suo regalo è la bara della piccola Sophie…
“Die Froeliche Apokalypse” è una delle scene di cui ho maggiormente apprezzato il cambiamento. Niente autoscontro, ma tavolini che ruotano attorno alla porta di un tipico caffè viennese. Lucheni gira tra i tavoli, aizza gli avventori e diffonde pettegolezzi.
Anche qui è stata mantenuta la scena “Kind oder Nicht”, dove Sophie scopre il tentativo della Graefin di portare Rudolf da Elisabeth, che funziona ottimamente sia per presentarci Rudolf che come introduzione a “Elisabeth mach auf…” Franz Joseph parla con la moglie attraverso la porta chiusa, poi lei lo lascia entrare per consegnargli il suo scritto. Nota: in questa scena Pia aveva una parrucca incredibile, che le dava quasi alle caviglie, come effettivamente dovevano essere i capelli di Elisabeth all’epoca. Der Tod cerca ancora di sedurre Sissi, i loro volti quasi si sfiorano, ma poi lei si allontana da lui.
“Milch” è come a Vienna, anche se il palco è meno affollato. (peccato… ) “Schoenheitspflege”: le dame di corte cantano davanti ad una serie di tendaggi blu scuro dietro a cui si immagina Elisabeth intenta alle sue cure di bellezza. Anche FJ rimane davanti ai tendaggi, che poi si sollevano a rivelare Sissi nel suo abito bianco nella replica del famoso quadro. Lei esce dal quadro, e dietro di lei esce la morte, che si unisce nel terzetto finale.
Atto 2:
“Kitsch” non si svolge davanti al sipario chiuso, ma si vede come attraverso un velo l’incoronazione di Sissi e FJ a Budapest. “Elijen” è stata tagliata, e quindi si passa direttamente a “Wenn ich tanzen will”. Anche qui niente carrozza della morte, la scena si svolge sul palco che si è sollevato a ricordare quasi una scogliera. Come a Vienna, der Tod cerca di manovrare Elisabeth, che però si libera da lui.
“Mama wo bist du”: Rudolf entra in scena su un lettone incredibilmente alto, si sveglia e comincia a cantare. Der Tod, che è rimasto in scena, lo sente e va da lui,
La scena che segue è “Wir oder Sie”, rappresentata anche qui come una gigantesca partita a scacchi. Sophie è preoccupata dall’importanza che Elisabeth sta acquistando, e decide di combattere contro di lei. CI spostiamo poi al salone di Frau Wolf. C’è un grande divano di velluto rosso, su cui si siedono i clienti e davanti a cui sfilano le ragazze. Qui vediamo chiaramente Graf Gruenne scegliere Madeleine, e FJ che la incontra, le porge il braccio, e si allontana con lei.
La scena della malattia non differisce molto da Vienna. Segue la “Konfrontation Sophie – FJ”, che si svolge nuovamente nello studio dell’imperatore, sotto il simbolo degli Asburgo… Che però inizia a mostrare crepe profonde. FJ lascia sua madre sul palco per il suo grande assolo “Bellaria”, per rientrare subito dopo per “Nie kommt sie zur Ruhe”. Sulla pedana centrale FJ e la corte parlano di Elisabeth, mentre sull’anello circolare l’imperatrice e le sue dame girano per tutta l’Europa. Il verso finale di Lucheni qui è “Achtzeh Jahre läuft sie schon / panisch der Angst vor dem Nichts davon. / Da wird man doch mal fragen dürfen:/ Ist sie noch ganz normal?“ che introduce la scena del manicomio, un’altra di quelle profontamente diverse da Vienna. I malati sembrano più simili a straccioni, e quando Fräulein Windisch afferma di essere l’imperatrice, gli altri le danno ragione, la fanno sedere su una specie di trono e la sollevano fino a posarla sulla pedana su cui si trova Elisabeth, che si rivolge direttamente a lei mentre canta.
La scena si sposta nuovamente a Vienna, dove vediamo il litigio fra Franz Joseph e Rudolf, che lo accusa di non capire la situazione politica del suo regno. Segue “Hass”. Riconosco di essere una delle persone che apprezza questa scena, e mi è quasi un po’ dispiaciuto che fosse meno imponente (e quindi meno inquietante) che a Vienna.
Vista la situazione politica dell’Austria, der Tod istiga Rudolf ad agire contro suo padre: “Die Schatten” si svolge in una specie di cappella, ed è seguita subito dalla scena della cospirazione: Rudolf si incontra con dei ribelli ungheresi e, guidato dalla morte, firma un atto per diventare re d’Ungheria. (credo. Chi ne sa più di me di storia asburgica corregga pure). Viene però scoperto da FJ e accusato di tradimento. (ecco, probabilmente, perché è stata tagliata Elijen: per far posto a questa scena qui)
Ci spostiamo poi a Corfù, dove Sissi, in uno strano costume orientaleggiante() cerca di entrare in contatto con Heinrich Heine. La scenografia qui richiama il vero palazzo di Corfù: c’è una statua di Achille ed una specie di terrazza da cui Sissi guarda fuori durante “Wenn ich dein Spiegel waere”. Questa invece è una scena che, IMHO, ha più senso a Vienna. Perché Rudolf dovrebbe cantare “Se fossi il tuo specchio”, se in scena non c’è nessuno specchio?
Nel “Mayerling-Walzer” der Tod e i suoi angeli non indossano gli abiti di Mary Vetsera come a Vienna, ma i soliti cappotti alla Matrix (non mi piace, quel costume, non ci posso fare niente); la scenografia per la “Totenklage” è una specie di ossario, molto in tono con il gusto austriaco; Elisabeth piange sulla bara del figlio mentre Lucheni reclamizza la sua nuova merce.
“Boote in der Nacht” è abbastanza simile a Vienna, ma FJ e Sissi non stanno fermi sul palco, ma si vanno incontro senza trovarsi mai. (La sera di Venerdì Pia ha quasi sbagliato un verso qui: invece di dire “Doch was uns treibt, liegt nicht in unsrer Macht.“ aveva attaccato con “Warum wird uns das Glueck so schwer gemacht”… Ebbene, anche i divi hanno attimi di debolezza... )
Poi c’è la scena dell’incubo di Franz Joseph: qui il palco non si solleva come a Vienna, ma sembra che la “barca” vada a schiantarsi contro il fondale, in cui infatti si apre una grossa crepa.
Il palco sprofonda nuovamente nel buio, risuona la voce del giudice. Finalmente vediamo come Lucheni uccida Sissi a Ginevra, e come lei, finalmente libera, si rifugi nelle braccia di Der Tod e lo baci appassionatamente.
Cast dernière:
ELISABETH Pia Douwes
DER TOD Olegg Vynnyk
LUCHENI Bruno Grassini
FRANZ JOSEPH Ivar Helgason
SOPHIE Katherine Krueger
LUDOWIKA/FRAU WOLF Caroline Sommer
RUDOLF Martin Pasching
MAX Michael Floeth
RUDOLF ALS KIND Marian Rohr
Cast 15/09/2006
ELISABETH Pia Douwes
DER TOD Carl van Wegberg
LUCHENI Bruno Grassini
FRANZ JOSEPH Ivar Helgason
SOPHIE Katherine Krueger
LUDOWIKA/FRAU WOLF Caroline Sommer
RUDOLF Martin Pasching
MAX Michael Floeth
RUDOLF ALS KIND Yannik Szupra