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venerdì 1 aprile 2011

L'album del mese


L'album di questo mese è un grande classico del teatro musicale degli anni ottanta, un long-runner di tutto rispetto a Londra e New York: dieci anni a Londra e altrettanti a New York. Sto parlando del secondo musical di Boublil e Schoenberg, ovvero Miss saigon, la trasposizione moderna di Madame Butterfly di Giacomo Puccini.
La trama racconta la storia d'amore di una ballerina vietnamita e un soldato americano nei giorni immediatamente precedenti alla caduta di Saigon. I due si conoscono, si innamorano e si sposano con una cerimonia tradizionale. La sconfitta degli americani li sorprende separati, e impossibilitati a riunirsi: Chris viene caricato contro la propria volontà sull'ultimo elicottero che abbandona Saigon, mentre Kim cerca di raggiungerlo nell'ambasciata senza riuscirci. I due si ritroveranno solo tre anni dopo; nel frattempo Chris si è (ri)sposato con una donna americana, mentre Kim confida ancora nel ritorno del soldato che si prenderà cura di lei e del loro figlioletto. Come nell'opera di Puccini, la storia si conclude con il sacrificio di Kim per il bene del figlio, che potrà così avere una vita negli Stati Uniti con il padre.

Dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, il musical è migliore dell'opera. In Butterfly Pinkerton non sembra mai veramente innamorato di Cio Cio San (al massimo interessato alla sua bellezza), mentre Chris sembra più interessato a Kim, ed è disperato quando viene costretto a partire senza poter fare niente per lei, lasciandola senza una parola. Questo cambiamento nel personaggio maschile principale ne fa un "eroe" nel senso più classico del termine, e lo rende sicuramente più simpatico al pubblico. Anche Kim è una ragazza diversa dal prototipo della geisha rappresentata da Butterfly. Certo, l'opera si ambienta in un periodo storico completamente diverso dalla guerra in Vietnam, e risponde anche alla mentalità di un secolo fa, per cui non c'è da cercare una corrispondenza esatta tra l'opera e il musical... Anche se questo non toglie che l'ispirazione dello show sia chiara.

A livello musicale, Miss Saigon mi piace ma non mi esalta. Ci sono diversi pezzi scritti bene, da professionisti quali sono Boublil e Schoenberg, ma alla fine resto con la sensazione che manchi ancora qualcosa. Le ballate sono tutte molto belle, da "Why God", "The last night of the world", "I still believe": canzoni che riescono a toccare le corde giuste del sentimento, anche se magari non brillano per originalità dei testi. Secondo il mio modestissimo parere, una delle canzoni con il testo più banale è "Sun and moon", che vuole creare l'idea dei due opposti che si incontrano ma lo fa con figure un po' trite e ritrite...
I numeri del coro sono quelli più ritmati e "up-tempo", e a me non dispiacciono. "The heat is on in Saigon" e "Morning of the dragon" servono a descrivere in 4 minuti una situazione, rispettivamente il night club e il Vietnam comunista. Dopo "Morning of the dragon" (probabilmente uno dei miei pezzi preferiti, con il contrappunto della folla) segue poi il confronto tra Kim e Thuy, che si conclude con l'uccisione dell'uomo da parte della ragazza. La scena è costruita bene, con la tensione che cresce fino al momento dello sparo, mentre fuori continua la parata del popolo vietnamita in festa.
Invece, non ho ancora capito il fascino che il personaggio dell'"Ingegnere" esercita su tanti spettatori di questo show. Le sue canzoni non sono niente di particolare, anzi, personalmente tendo sempre a saltarle. Per esempio, "The American dream" può essere anche simpatica, ma va avanti per oltre 5 minuti sempre con lo stesso ritmo e ritornello...
Mi piacciono invece sia "Bui-doi", il pezzo di John che descrive la vita dei bambini in Vietnam, che "The movie in my mind", una canzone che spesso viene tagliata dai cd di highlights, ingiustamente secondo me.

Per quello che riguarda gli artisti, Lea Salonga ha creato il ruolo di Kim sia a Londra che a Broadway, e ha dato una sua impronta ben precisa al personaggio. La sua Kim è fragile ma risoluta, innamorata di Chris e disposta a tutto per proteggere il figlio. All'epoca del debutto in Miss Saigon aveva soltanto 17 anni, eppure la sua voce era già espressiva e forte. Simon Bowman come Chris riesce a convogliare le emozioni e la disperazione del soldato costretto ad abbandonare la sua donna. Anche i ruoli minori (John, Ellen, l'ingegnere) sono ricoperti in maniera ottima (tant'è che Jonathan Price ha vinto anche un Olivier Award per il suo ruolo).

Insomma, si tratta di un classico del teatro musicale che secondo me non deve mancare in nessuna collezione che vuole definirsi completa...

lunedì 28 febbraio 2011

L'album del mese - Billy Elliot


Non so se si possa definire Billy Elliot un film musicale: come in ogni film c'è una colonna sonora, ma non mi sembra di ricordare che sia preponderante rispetto al film stesso. Eppure, Elton John ne ha tratto un musical di successo, che ha aperto a Londra nel 2005 e che ha vinto sia l'Olivier Award sia il Tony come miglior musical.
Ammetto di essere partita prevenuta verso Elton John. E' un ottimo artista e cantante, ma "Aida", il suo primo tentativo di musical, mi era sembrato troppo pop per conquistarmi (che volete, vengo da Lloyd Webber). Mi sembra invece che in Billy Elliot abbia limitato i momenti puramente pop per introdurre canzoni più riflessive e un gran numero di pezzi corali.

La storia ricalca il film abbastanza fedelmente, anche perché il librettista e il regista dello spettacolo teatrale sono gli stessi del film. In un periodo di depressione economica e di scioperi contro le riforme di Margareth Thatcher, il piccolo Billy scopre che la sua vocazione non è la boxe come vorrebbe suo padre, ma un'attività tipicamente femminile come il balletto classico. Non solo: il ragazzo ha talento, tanto che la sua insegnante vorrebbe portarlo all'audizione per farlo ammettere alla Royal Ballet School. Purtroppo però, quando il padre e il fratello di Billy scoprono che il ragazzo sta studiando per fare il ballerino, reagiscono in malo modo, dandogli della femminuccia e dell'omosessuale, e proibendogli di continuare le lezioni. La rabbia di Billy si sfoga in una danza sfrenata, che chiude il primo atto.
Soltanto quando, mesi dopo, il padre vede ballare Billy si convince delle capacità del figlio, e decide di concedergli una possibilità. Per offrirgli l'audizione alla Royal Balllet School decide di abbandonare gli scioperanti e ritornare al lavoro, ma viene fermato dagli altri minatori che gli offrono la loro solidarietà pur di non fermare la loro protesta. All'audizione Billy descrive le sue sensazioni mentre balla, e stupisce la commissione con il suo talento. Il finale vede Billy partire per Londra per affrontare la sua grande opportunità.

Il CD è discreto. Non un capolavoro, IMHO, ma comunque buono. Comprende alcuni numeri solo musicali, che immagino sul palco siano ballati, come la "Angry dance" che conclude il primo atto, e anche diverse canzoni hanno parti solo strumentali per la danza ("Electricity" in primis, ma anche "Expressing yourself").
I pezzi più propriamente pop sono affidati a Mrs. Wilkinson, prima con "Shine" e poi con "Born to boogie", due numeri che scatenano la voglia di ballare non solo in Billy, ma anche negli ascoltatori. Anche "Expressing yourself", il numero di Michael, è molto divertente, e suppongo che visto dal vivo sia ancora migliore, con i due amici che si travestono e ballano il tip-tap. Infine, "Merry Christmas Maggie Thatcher" è un pezzo dissacrante e simpatico sui desideri dei minatori: che la Lady di Ferro li liberi della sua presenza...
Il pezzo più toccante dello spettacolo è sicuramente la "Letter", il duetto tra Billy e sua madre, dove Sir Elton John tira fuori il suo repertorio classico. A me piacciono molto anche i numeri corali dei minatori, primo tra tutti "Solidarity", dove la manifestazione degli scioperanti si interseca con le lezioni di balletto di Mrs. Wilkinson, creando un contrasto stridente tra il mondo esterno e realtà ovattata della scuola di ballo. Anche "And the stars look down" è un bell'inno dei minatori, che richiama nelle sonorità quasi una marcia o un canto popolare, così come "Once we were kings", dove nonostante la sconfitta, i minatori continuano ad affermare la loro unione nella lotta:
"So we walk proudly
And we walk strong
All together
We will go as one
The ground is empty
And cold as hell
But we all go together when we go
We will go down but our heads are proud
We will go down with our voices loud
We will go down but come again
And we all go together when we go".

Trovo un po' meno riuscite "Deep in the ground" e "He could be a star", che per me non decollano mai. Tra l'altro, da quest'ultima canzone emerge la figura di Tony, il fratello di Billy, che sembra più interessato allo sciopero dei minatori che non alle ambizioni del fratello, che chiama in diverse occasioni "just a kid".



Nel cast non ci sono nomi famosi, almeno per quel poco che conosco del teatro inglese, ma tutti svolgono i loro ruoli egregiamente. Da profana, mi sembra che vocalmente lo score non richieda voci esagerate, ma potrei sbagliarmi.
Tra l'altro, penso che Billy debba essere principalmente un ottimo ballerino, e solo in seconda battuta un buon cantante (anche se mi domando che cosa succede all'attore quando cambia la voce... ). Anche Mrs. Wilkinson e Michael dovrebbero essere in grado di muoversi bene, mentre a livello di canto non ci sono grossi acuti.



Al momento, se potessi avere l'opportunità di andare a Londra o NY questo sarebbe uno dei primi spettacoli che vorrei vedere. Una critica però. Il pezzo più bello di tutto lo show non è nel cd! E io ve lo propongo in video...
 

giovedì 27 gennaio 2011

L'album del mese - Sister Act


Tento di riprendere la serie dei post sull'album del mese, inaugurata e naufragata mestamente alla prima puntata....

I film musicali generalmente mi piacciono molto (ma dai, l'avreste detto??), e Sister act non fa eccezione. Mi piace la storia, semplice ma non banale, mi piace Whoopi Goldberg, mi piacciono le musiche a metà strada tra il sacro e il pop... per cui quando ho saputo che la Stage Entertainment lo avrebbe adattato per il palco ho subito pensato che avesse il potenziale per diventare uno show di successo, e quindi appena possibile mi sono procurata il cd.

Lo ammetto: ad una prima occhiata al cd sono rimasta delusa, visto che non c'era nessuna delle canzoni del film. Ma forse per un certo verso è stato meglio così. In questo modo Alan Menken ha potuto comporre un intero set di canzoni nuove e originali ed estremamente orecchiabili. Già al primo ascolto ci sono diverse canzoni che riescono a colpire e a rimanere in testa.
Come nel film, la storia si apre con la madre superiora che prega affinché il convento si salvi, ed in risposta alle sue preghiere si trova invece a dover nascondere tra le sorelle Deloris Van Cartier, esuberante cantante di night che ha assistito ad un omicidio. Deloris rivoluziona il fiacco coro e con quello anche la vita della chiesa.

A voler essere proprio sinceri, il livello musicale del cd non è omogeneo. Alcuni numeri sono effettivamente molto molto orecchiabili, mentre altre canzoni si fermano ad un livello un po' più basso. Per esempio, personalmente trovo esplosivi i pezzi di Deloris e del coro, mentre le canzoni dei protagonisti maschili sono meno incisive. Ai numeri dance di Deloris si contrappone nettamente la Madre Superiora con le sue canzoni "Here within these walls" e reprise, due pezzi dal carattere molto più classico e dal testo più "alto":
"But here within these walls,
days are filled with grace.
God is in his place,
his wisdom still respected.
Here within these walls,
life has a different pace"
"Here within these walls,
life is sweet and good.
Faith is understood,
and selfishness rejected.
Work, prayer, and sisterhood
are what life's built upon."



La mia canzone preferita in assoluto è sicuramente "Raise your voice", dove Deloris insegna alle sorelle a cantare, trasformando un'accozzaglia di voci femminili in un "joyful noise" che canta le lodi del Signore. La scena ricorda molto il corrispondente cinematografico, pur senza ricalcarla battuta per battuta. Il numero si apre con la sola Deloris che canta, mentre le suore sono restie a cantare a squarciagola, ritenendolo poco rispettoso, ma poco a poco si convincono, prendono coraggio, e danno vita ad un numero davvero scatenato. (qui il video di Youtube)

Ovviamente, per rimpolpare un po' lo spettacolo sono state aggiunte un paio di sottotrame. La prima è quella relativa alla cotta del poliziotto Eddie per Deloris, che risale addirittura ai tempi della scuola, e che dà una "ragione d'essere" al solo di Eddie "I could be that guy".
La seconda sottotrama è quella di Mary Robert, la novizia timida. Nello spettacolo si dice che Mary Robert non ha mai avuto una vera vocazione, ma che è entrata in convento perché cresciuta lì. E quindi quando conosce Deloris, così spigliata e esuberante, sente la mancanza di una vita vera, in cui provare le cose di ogni giorno ("The life I never led"). Non avendo visto lo spettacolo, non so per quale motivo poi Mary Robert rimanga in convento, dove però trova il coraggio di lottare per le cose che vuole. ("The life I never led reprise", dove convince la Madre Superiora ad intervenire in aiuto di Deloris).

Personalmente, penso che lo spettacolo soffra parzialmente di una non perfetta divisione delle canzoni. Per me il primo atto è tutto un crescendo, da "Faboulus, baby!" fino al finale dell'atto "Take me to Heaven (reprise)", mentre il secondo atto si apre alla grande con "Sunday morning fever" (che riprende la storia esattamente da dove era stata lasciata), ma rallenta subito dopo con l'allontanamento di Deloris dalla chiesa, senza ripartire mai davvero. Anche il numero finale, "Spread the love around" è secondo me più debole rispetto ad altre canzoni che le suore eseguono nel primo atto.



Ovviamente la protagonista assoluta dello spettacolo è Deloris, che Patina Miller interpreta con verve e humor... E con una voce potente da vera diva della musica gospel e soul. Anche Sheila Hancock nel ruolo di Madre Superiora è molto brava... Anche se nessuno per me può battere la mitica Maggie Smith del film. Va poi menzionata Katie Rowley Jones come Mary Roberts: la ragazza ha una voce che meriterebbe di essere vista e sentita in altri show. Ma tutto il cast è veramente ottimo, e ognuna delle varie suore ha una propria voce riconoscibile.

Lo spettacolo ha chiuso a Londra in Ottobre, ma nel frattempo è stato trasferito sul Continente, ad Amburgo, dove ha aperto in Germania. E si prepara a sbarcare anche oltre oceano, dove i preview cominceranno a Marzo con Patina Miller nuovamente nei panni di Deloris.

 

martedì 20 luglio 2010

L'album del mese - The last five years

Vorrei cercare di inaugurare una nuova serie di post, dove affrontare una volta al mese un album (non obbligatoriamente nuovo o di recente uscita) che mi ha colpito in qualche modo. E in questo mese di luglio vorrei cominciare con “The Last Five Years”, spettacolo del 2002 che però ho scoperto solo recentemente. Ammettiamolo: non è il miglior spettacolo per una persona che si prepara al matrimonio, ma che ci posso fare… Lo show mi ha conquistato poco a poco.


La trama è così semplice da risultare banale: due partner raccontano la propria storia d'amore finita male dopo cinque anni insieme. Ma c'è un ma. Jamie descrive la propria relazione con Cathy dall’inizio alla fine, mentre lei racconta la storia dal momento della rottura a quello in cui si sono conosciuti. Farò un'altra ammissione: è stato dura digerire la doppia linea temporale, soprattutto la parte di Cathy, che richiede una maggior concentrazione per essere seguita all’indietro.
Cathy è un'aspirante attrice che non riesce a sfondare, mentre Jamie è uno scrittore che trova un editore disposto a pubblicare i suoi lavori. E così, mentre la carriera di Jamie decolla, il suo matrimonio con Cathy naufraga tra le incomprensioni. I bene informati dicono che la storia rispecchi la relazione del compositore Jason Robert Brown con la moglie... E può darsi che sia così, visto come, in maniera sottile, Jamie risulta più simpatico di Cathy, che con le sue paure e le sue insicurezze si chiude in se stessa e risulta l’anello debole della coppia. Insomma, Cathy sembra la classica moglie frustrata, mentre Jamie emerge come un personaggio positivo che finisce per tradire la moglie perché estenuato dal comportamento di lei. (personalmente non credo a queste storie, ma questo è quello che secondo me viene fuori dall’ascolto del CD. Se mi sono persa qualcosa, sono lieta di integrare).


Chiaramente, le canzoni all’inizio della relazione sono più “vivaci” di quelle in cui i due protagonisti riconoscono il fallimento della loro storia, e il fatto che le due linee temporali si intersechino fa sì che il musical non accumuli troppi pezzi “pesanti” dalla metà in poi.
E le canzoni sono sicuramente un punto di forza dello spettacolo. Sono divertenti, riflessive, commoventi, a seconda del momento. Sono allegre e ottimiste quando la storia d'amore è all'inizio, e di conseguenza hanno un ritmo veloce: tra queste rientrano sicuramente “Shiska Goddess”, in cui Jamie dichiara il suo amore per Cathy con una serie di affermazioni quantomeno originali...
(“If you had a tattoo, that wouldn't matter
If you had a shaved head, that would be cool”
“If you drove an R.V., that wouldn't matter
If you like to drink blood, I think it's cute”
...),
ma anche “Moving too fast”, e, dalla parte di Cathy, “Climbing uphill”, con la scena dell'audizione che fa molto Chorus Line e “I can do better than that”, in cui Cathy porta Jamie a conoscere i propri genitori e dichiara il proprio amore per lui:
“You don't have to put the seat down
You don't have to watch the news
You dont' have to learn to tango
You don't have to eat prosciutto
You don't have to change a thing
Just stay with me”


Comunque, per quanto queste canzoni siano orecchiabili e carine, le mie preferite sono quelle più sentimentali. Prima tra tutte “The Schmuel song”, una canzone dal vago sapore Yiddish (del resto Jamie è ebreo ) dove Jamie racconta una storia sull'importanza del tempo a Cathy, e cerca di convincerla ad essere ciò che si sente:
“Plenty have hoped and dreamed and prayed
But they can't get out of Klimovich
If Schmuel had been a cute goyishe maid
He'd've looked a lot like you”

“But shouldn't I want the world to see
The brilliant girl who inspires me?
Don't you think that now's a good time to be
The ambitious freak you are?
Say goodbye to wiping ashtrays at the bar
Say hello to Cathy Hiatt, big-time star!”


E poi ci sono i due duetti: “The next ten minutes”, esattamente a metà dello spettacolo, dove Jamie e Cathy interagiscono nel momento in cui si sposano, e il numero finale dello show, “Goodbye until tomorrow/I could have never rescued you”.
Qui Cathy saluta Jamie dopo il loro primo appuntamento, mentre Jamie lascia l'appartamento che ha diviso con la moglie. E così, mentre lei è felice perché sente che Jamie è l'uomo per lei, lui le scrive un biglietto d'addio. Il modo in cui le due parti della canzone si contrappongono è tale da suscitare chiaramente una reazione: nello stesso momento vanno in scena esattamente l'inizio della storia d'amore, con l'eccitazione e l'entusiasmo, e la sua fine, con la delusione e l'amarezza.
Diverso è il discorso per “The next ten minutes”: qui le linee temporali dei due personaggi si intersecano, e finalmente c'è interazione tra Jamie e Cathy. Jamie inizia la canzone da solo, viene raggiunto da Cathy per il momento del matrimonio e la lascia da sola mentre le due linee temporali si separano nuovamente in direzioni contrarie. E anche se lo spettatore/ascoltatore sa già cosa succederà, non può fare a meno di sentire che almeno in quel momento il loro sentimento è genuino:
“JAMIE: Will you share your life with me
CATHERINE: Forever
JAMIE: For the next ten lifetimes?
CATHERINE: Forever, Jamie
JAMIE: For a million summers
BOTH: Till the world explodes
Till there's no one left
Who has ever known us apart”


I due attori, Norbert Leo Butz e Sherie Rene Scott riescono a esprimere veramente l'evoluzione dei personaggi, da giovani e innamorati a disillusi (o viceversa...). E il fatto che abbiano due voci veramente notevoli non guasta. Se volete un consiglio, date una chance a questo show...