giovedì 26 aprile 2012
Le fisse del traduttore...
Ma tentare di fare una versione cantabile (tra l'altro, io che non sono mai riuscita a portare a termine nessuno dei miei progetti di adattamenti vari) di "Bring him home" rasenta il masochismo linguistico.
La maggiore difficoltà del brano secondo le mie modeste competenze è la brevità dei versi. Solo gli inglesi possono inventarsi canzoni dove i versi sono composti da tre sillabe... Ditemi voi come ci si può cavare con l'italiano, dove persino le parole più banali hanno almeno tre sillabe. :-S
Vabbé, per ora ci studio un po' su... Qualcosa sta quasi venendo fuori, ma ci sono ancora diversi punti su cui lavorare. Vediamo se per una volta vale la pena di pubblicare i risultati. :-D
lunedì 5 luglio 2010
Non si finisce mai di imparare...
Stamani navigavo svogliatamente in internet, cercando di rintracciare gli interpreti originali della vecchia canzone "Ed ho in mente te". E così sono incappata in un sito dedicato a "Musica e memoria", che dedica un ampio spazio alle traduzioni delle canzoni che andavano tanto di moda degli anni '60 (tipo "Pregherò" di Celentano che ricalcava "Stand by me", la traduzione di "Delilah" di Tom Jones etc etc....).
Tra un brano pop e l'altro, leggo questo paragrafo che mi fa accapponare la pelle...
Il caso più imbarazzante in assoluto è rappresentato dalla mitica traduzione del pezzo trainante del musical di Andrew Lloyd-Webber e Tim Rice, Jesus Christ Superstar, pubblicata nei primi anni '70 da un complesso della scuderia Battisti (la casa discografica Numero 1, alla quale facevano capo anche i Formula 3), i "Flora, fauna e cemento", con i quali ha fatto i primi passi musicali anche Gianna Nannini (ma non con questo pezzo), il loro primo successo era stato "Mondo blu", poi è arrivata questa incredibile cosa.
Difficile comprendere infatti se era ignoranza, sciatteria, provocazione, divertimento (forse erano precursori della canzone demenziale tipo Elio e le storie tese); fatto è che hanno preso una canzone che parlava di Gesù Cristo e della sua vicenda terrena, in un musical che voleva portare questa vicenda al mondo dei giovani di allora, e la hanno trasformata in una specie di canzone d'amore, anzi di corna, dove "Superstar" è una ragazza leggera (diciamo così) alla quale sono dedicati gli immortali versi:
"Lei non c'è, lei non c'è
esce con tutti ma non con te
vieni al bar, vieni al bar
e lascia perdere Superstar"
Non sapevano di cosa parlava la canzone originale perché avevano fatto francese a scuola? Non gliene importava niente? Hanno scritto questa traduzione vagamente blasfema come provocazione post-sessantottesca? Propendo per la seconda ipotesi, ma se qualcuno ha spiegazioni migliori me lo faccia sapere. Bisogna dire che comunque dopo questo pezzo (che trasmettevano anche per radio, lo ricordo ad "Alto gradimento") sono praticamente svaniti nel nulla.
A questo punto, stuzzicata nella mia curiosità, sono andata a leggere il testo completo di questo capolavoro della traduzione "free"... Penso che i miei professori all'università mi avrebbero sbattuto fuori a pedate per aver proposto un adattamento di questo genere...
venerdì 5 dicembre 2008
"Kein Kommen ohne Gehen"
Con l'ultimo ordine da Soundofmusic.de (ad un anno esatto dal precedente, neanche a farlo apposta) ho preso anche il cd di Felix Martin "Der letzte Tanz". Felix è Der Tod nel cast attuale di Elisabet che è in tour in Svizzera, a Zurigo. E' un attore che non conosco molto, avendolo solo sentito in qualche cd, tra cui quello del 10. anniversario di Elisabeth, ma che in realtà ha una lunga carriera musical-e alle spalle, qui un po' di curriculum.
Questo albumino promozionale mi ha incuriosito: solo cinque tracce, tutte tratte da Elisabeth. Oltre a "Der letzte Tanz" ci sono "Wenn ich tanzen will" in duetto con Annemieke van Dam e "Die Schatten werden länger" con Olivier Arno (entrambi nel cast attuale di Elisabeth)... e poi due canzoni interessanti: la versione in inglese di "Der letzte Tanz" e quella in tedesco di "Kein Kommen ohne Gehen".
Felix Martin (pur essendo tedesco) ha un accento tutto particolare, almeno quando canta. In "Der letzte Tanz" in particolare sembra che invece di Tanz pronunci "Tchanz" o "Chance", cosa che mi irrita parecchio. Almeno al mio orecchio di Italiana, l'accento sparisce nelle altre canzoni in tedesco, per ritornare però quando Felix affronta l'inglese. Prescindendo da quest'accento un po' così, "The final dance" è un adattamento accettabile e scorrevole della prima grande "hit" della Morte. Non ho idea del motivo per cui questa versione sia stata inserita in questo mini CD, però è un brano piacevole da ascoltare.
Comunque trovo più interessante l'inserimento in una lingua che capisco di "Kein Kommen ohne Gehen". Questo brano è stato introdotto da Kunze e Levay nelle versioni ungherese e giapponese del musical per dare un altro assolo alla Morte, e si colloca all'inizio dello spettacolo, subito dopo che la giovane Sissi è caduta dal trapezio. Qui la Morte dichiara il suo amore per Elisabeth, che ha appena salvato. Ora, è chiaro che si tratta di opinioni personali, ma questa Morte che scopre subito i suoi sentimenti in maniera così plateale non mi piace.
In my humble opinion, il fascino del personaggio della Morte sta nel suo essere freddo, distaccato, soprannaturale. Se appena vede Elisabeth se ne esce in una canzoncina che starebbe bene addosso ad un Raoul qualunque mi sembra che il personaggio ne esca molto indebolito. Tra Elisabeth e la Morte non c'è mai il rapporto che c'è tra due innamorati, anzi... Sono due figure che pur essendo attratti l'uno dall'altro sono troppo forti ed orgogliosi per cedere. In più di un'occasione i loro duetti assomigliano più a confronti aspri che non ad un classico duetto d'amore (ad esempio la parte finale di "Elisabeth, mach auf...", "Wenn ich tanzen will", il finale della "Totenklage":.. Persino alla fine dello spettacolo, quando le cose sembrano chiuse, Elisabeth ripete che lei appartiene solo a sé). Con Elisabeth la Morte è più spesso minacciosa che non romantica... anche perché forse la stessa Sissi non accetterebbe le smancerie di Raoul, tanto per continuare il paralllelo con Phantom of the Opera.
Sempre secondo me, la Morte non deve aprirsi tanto, ma deve rimanere misteriosa e il più silenziosa possibile. Solo la sua presenza in scena deve bastare per catalizzare l'attenzione di tutto il pubblico, senza bisogno delle parole; del resto i suoi sentimenti risultano chiari già dai gesti che compie, e sono sottolineati dai commenti di Lucheni.
Insomma, come ascolto "una tantum" la canzone è gradevole e interessante... Ma secondo me i nostri Kunze - Levay hanno fatto bene a non inserirla nella struttura del musical. Funziona bene nella versione giapponese, dove la storia è stata trasformata in una classica vicenda amorosa con protagonisti Sissi e la Morte, ma molto meno bene nelle nostre versioni europee un po' meno sentimentali e più "intelletualoidi" e ricche di simbolismi.
Di seguito testo e (bozza di) traduzione, così per farvi un'idea. Come detto, questo testo non mi convince molto, almeno non per il personaggio della Morte. Comunque, "leggete e giudicate".
Kein Kommen ohne Gehen
Kein Leuchten ohne Nacht
Ohne Enttäuschung kein Verstehen
Schatten die sich drehen
Durch unsichtbare Macht
Ewiges Werden und Vergehen
Aber seit dem Augenblick
Als dein Blick mich verstand
Ist in der Sehnsucht plötzlich Klarheit
In dem einen Augenblick
Als dein Gefühl mich fand
Wurde aus Ahnung plötzlich Wahrheit
Statt dich zu führen
Um dich zu überwinden
Will ich geliebt sein
Und meine Hoffnung an dich binden
Denn ich will
Dass du mich willst
Und dich zu mir bekennst
Um deinen Traum
In mir zu finden
Seit dem einen Augenblick
Als dein Blick in mir las
Hab ich Gefühle,
Die mich treiben
Seit dem einen Augenblick
Als ich mich selbst vergaß
Hab ich den Wunsch,
Dir nah zu bleiben
Statt meinen Auftrag
schweigend auszuführen
Will ich geliebt sein
Und deine Wärme in mir spüren
Denn ich will,
Dass du mich willst
Und dich zu mir bekennst
Bis dahin warte ich -
Ich will dich erst
Wenn du mich willst
Erst wenn du mich erkennst,
Soll deine Seele mich berühren
Non c'è ritorno senza andata
Non c'è luce senza notte
senza delusione non c'è comprensione
ombre che si muovono
spinte da una forza invisibile
un eterno divenire e poi svanire
ma da quel momento
in cui il tuo sguardo mi ha compreso
ho capito ciò che desidero
in quel momento
in cui ho incontrato il tuo sentimento
il mio presagio è diventato verità.
Invece di guidarti
e di sopraffarti
voglio essere amato
e legare a te la mia speranza
perché voglio
che tu mi desideri
e che ti dichiari a me
per trovare in me
il tuo sogno.
Da quel momento
in cui il tuo sguardo mi ha letto dentro
sono guidato
dai sentimenti
da quel momento
in cui mi sono lasciato andare
ho il desiderio
di starti vicino
invece di compiere
il mio compito in silenzio
voglio essere amato
e sentire in me il tuo calore
perché voglio
che tu mi desideri
e che ti dichiari a me
aspetterò per quel momento
ti vorrò solo
quando tu lo vorrai
solo quanto mi riconoscerai
la tua anima potrà sfiorarmi...
mercoledì 3 ottobre 2007
Traduire c'est trahire?
Sul blog di Francesco si parla di traduzioni dei musical, quindi offro il mio modesto contributo con questo post che è "pending" da quasi un anno (mi ricordo di averlo cominciato un giorno di novembre del 2006 in treno per Roma). Ho sempre detto che l'avrei rifinito un po', ma non l'ho mai fatto... Comunque a questo punto ve lo presento così com'è.
Traduire c’est trahire?
Era una domanda che all’università ci ripetevano spesso, ed è uno di quei temi che mi interessa sempre. Del resto, non mi sono laureata in traduzione per caso…
La questione, in termini semplici, è questa: è meglio tradurre e adattare un musical al pubblico straniero o lasciarlo nella versione originale? Com’è più "fruibile" per il pubblico?
Come in tutte le cose, ci sono due partiti: quello a favore delle traduzioni e quello dei “duri e puri” dell’originale. E come in tutte le cose, entrambi hanno le loro ragioni, di diverso carattere ma ugualmente accettabili.
Partiamo con delle banalità. Nonostante tutti si sforzino di dimostrarci il contrario, noi italiani con le lingue straniere ce la caviamo maluccio. Molti di noi non sono in grado di seguire un film in lingua originale, motivo per cui uno spettacolo completamente recitato (e cantato!!) in un’altra lingua sarebbe recepito male da molti spettatori. Immagino che per tanti risulterebbe difficile seguire la trama e i dialoghi, figuriamoci poi scendere nei dettagli e nelle sfumature.
Si potrebbe obiettare che in tutto il mondo le opere liriche vengono eseguite in lingua originale, e a nessuno viene in mente di tradurre “Che gelida manina…”. Al massimo i teatri vengono attrezzati con gli impianti per il sovratitolaggio (tra l’altro, è successo anche a me al Comunale di Firenze con “Tosca” in scena. Opera italiana per un pubblico italiano, ma c’erano i sovratitoli). A questa osservazione, i fautori delle traduzioni rispondono dicendo che dover leggere i testi e seguire quello che succede in scena distrae e stanca lo spettatore, con conseguenze negative sia per il godimento dello spettacolo da parte del pubblico che per il suo successo economico. Chissà perché, il pubblico della lirica può sorbirsi sei ore di Nibelungenlied in tedesco con sovratitoli e il pubblico del musical non può...
Dunque, sembrerebbe che la soluzione migliore fosse quella di adattare gli spettacoli traducendo i testi. Del resto, in tutto il mondo si fa così. Basta pensare ad uno spettacolo come “The Phantom of the Opera”, "Elisabeth" o "Jekyll & Hyde" per trovarne versioni in tedesco, olandese, ungherese, giapponese, coreano, e chi più ne ha, più ne metta. E vi dirò, in qualche caso il testo dell'adattamento mi sembra persino migliore di quello originale (a me ad esempio piace da morire "Der letzte Schritt", versione viennese di "The point of no return")
Eppure… Eppure l’idea di un adattamento in italiano di un qualsiasi musical o spettacolo mi suscita sempre sentimenti contrastanti. Sana invidia per chi farà il lavoro, timore per i risultati, curiosità di sapere come sono stati affrontati e risolti i punti più difficili, paura che si perdano dei significati sottintesi… E a posteriori, critiche su tutto (Che ci volete fare, noi fiorentini siamo bastian contrari)
.
Le due lingue che conosco meglio (oltre ovviamente all’Italiano) sono l’inglese e il tedesco. Due lingue che derivano dallo stesso ceppo, e che si assomigliano anche molto. Forse è per questo che le traduzioni tedesche di musical inglesi non mi suonano mai così strane come quelle italiane. O forse c’è da parte mia una certa abitudine a sentire i testi tedeschi, mentre quelli italiani mi suonano sempre “nuovi”.
giovedì 26 luglio 2007
Ultimamente sono ossessionata da questa canzone, che ho sul CD del "Tenth Anniversary Concert" di Elisabeth in lingua giapponese cantata da Maki Ichiro. Si tratta di un solo di Sissi previsto soltanto nella versione giapponese del musical subito dopo la scena "Die Maladie/Die letzte Chance", dove l'imperatrice esprime i suoi tormenti, il suo essere sempre divisa tra quello che vorrebbe e quello che in realtà è o è costretta ad essere.
Dal punto di vista musicale, il pezzo è un corpo estraneo nella tessitura del musical così come lo conosciamo noi fan della versione austro-tedesca. La musica è molto meno incisiva rispetto al resto dello spettacolo, non riprende nessuno dei temi del musical, e secondo me si adatta particolarmente bene alla lingua giapponese. Ascoltanto e riascoltando la versione giapponese, mi sono anche convinta che potrebbe adattarsi bene ad un testo italiano, anche se non ho assolutamente idea di come potrebbe essere. Sarà che anche il giapponese, come l'italiano, è una lingua con molte vocali.
L'unica versione tedesca che esiste della canzone è stata registrata come "bonus track" su quello che io chiamo "Stuttgarter Cast". Si tratta di un album di sole 8 tracce con il cast che è stato in scena per più di un anno e mezzo a Stoccarda: Maike Boerdam come Elisabeth, Olegg Vynnik nel ruolo della Morte e Carsten Lepper come Lucheni.
Secondo me questo albumino è una pura e semplice operazione commerciale, e nemmeno delle migliori. La tracklist è perlomeno particolare e non rende giustizia al musical (anche se in 8 tracce sarebbe difficile farlo): Le canzoni sono "Der letzte Tanz", "Ich gehör nur mir", "Kitsch", "Wenn ich tanzen will", "Bellaria", "Wenn ich dein Spiegel wäre", "Boote in der Nacht" e proprio la bonus track di cui sopra, "Zwischen Traum und Wirklichkeit", che Maike Boerdam canta in duetto con la seconda Elisabeth, Karin Siegfried. Mi sembra che si sia voluto dare una canzone a tutti i protagonisti, e così ce n'è unaper la morte, una per Elisabeth, una per Rudolf, una per Lucheni... Però l'esclusione di pezzi come "Die Schatten werden laenger", "Der Schleier faellt" o "Milch" secondo me è quasi un crimine... E poi personalmente non amo molto né Olegg Vynnik come Morte né Maike Boerdam come Elisabeth...
Comunque, tornando a "Zwischen Traum und Wirklichkeit", oltre alla musica anche il testo non rientra tra i capolavori del Doktor Kunze. Non ho idea di come sia il testo giapponese, di che cosa parli, ma la versione tedesca è piuttosto banale. Come al solito, per non perdere l'abitudine alla traduzione, vi posto testo originale e traduzione... E di seguito l'unico video di Youtube con la canzone, non chiedetemi "che c'azzecca" Sailor Moon...
Ich will rings um mich Mauer bauen und will mich befreien
ich sehn mich nach Einsamkeit und will nicht einsam sein
Ich mochte Licht um mich und bleib in Dunkel
Schwer ist mein Herz aber leicht meine Seele
wohin soll ich geh'n?
Ich lebe im Niemandsland von Traum und Wirklichkeit
Ich steh irgendwo am Rand von Licht und Dunkelheit
ich bin zu früh gebor'n
ich geh in dieser Welt verloren
Zwischen Traum und Wirklichkeit
Ich will wie eine Flamme sein und bin wie der Schnee
ich will eine Wolke sein und bin ein dunkler See
Ich such' nach Sicherheit und will das Wagnis
stumm ist mein Mund doch mein Schweigen verrät mich
wer kann mich versteh'n?
Ich möchte Hoffnung sein und seh' keinen Ausweg
ich möchte Ehrlichkeit und wahr den Schein
ich bin zu früh gebor'n
ich geh in dieser Welt verloren
Zwischen Sehnsucht und Wahrheit
Frei und stolz wie eine Möwe hoch überm Meer
schweb ich allein den Sturm entgegen
ich bin zu früh gebor'n
ich geh in dieser Welt verloren
Zwischen Traum und Leben
Frei und stolz wie eine Möwe hoch überm Meer
schweb ich allein durch Traum und Wirklichkeit
Voglio mura che mi proteggano, ma voglio essere libera
cerco la solitudine, ma non voglio essere sola
voglio luce attorno a me, ma resto nell'ombra
il mio cuore è pesante, leggera la mia anima
dove devo andare?
Vivo nella terra di nessuno tra il sogno e la realtà
Sto in piedi sull'orlo tra luce e oscurità
sono nata troppo presto, mi sperdo in questo mondo
tra sogno e realtà
voglio essere come una fiamma, ma sono come neve
voglio essere una nuvola, ma sono un lago oscuro
cerco sicurezza, ma voglio anche la sfida
la mia bocca è muta, ma il silenzio mi tradisce
chi può capirmi?
Voglio essere speranza, ma non vedo uscita
voglio onestà e rifuggo l'apparenza
sono nata troppo presto, mi sperdo in questo mondo
tra desiderio e verità
Libera e altera come un gabbiano alto sul mare
volo da sola verso la tempesta
Sono nata troppo presto
mi sperdo in questo mondo
tra sogno e vita reale
Libera e altera come un gabbiano alto sul mare
volo da sola tra il sogno e la realtà
lunedì 9 aprile 2007
Questo è tutto meno che un post impegnato...
E' solo che ho finalmente perfezionato una bozza di traduzione di "Ich gehör nur mir" senza pretese di "cantabilità", ma cercando soltanto di rendere il testo in tutti i suoi significati.
Se qualcuno ha voglia di criticare/commentare, è ben accetto...
gezähmt und gezogen sein
Ich will nicht bescheiden
beliebt und betrogen sein
Ich bin nicht das Eigentum von dir
denn ich gehör nur mir.
Ich möchte vom Drahtseil
herabsehen auf diese Welt
Ich möchte aufs Eis gehen
und selbst seh’n wie lang's mich hält
Was geht es dich an was ich riskier’
Ich gehör nur mir
Willst du mich belehren
dann zwingst du mich bloß
zu fliehen vor der lästigen Pflicht
Willst du mich bekehren
dann reiß ich mich los
und flieg wie ein Vogel ins Licht
Und will ich die Sterne
dann finde ich selbst dorthin
Ich wachse und lerne
und bleibe doch wie ich bin
Ich wehr mich bevor ich mich verlier
Denn ich gehör nur mir
Ich will nicht mit Fragen
und Wünschen belastet sein
Vom Saum bis zum Kragen
von Blicken betastet sein
Ich flieh' wenn ich fremde Augen spür'
Denn ich gehör nur mir
Und willst du mich finden
dann halt mich nicht fest
Ich geb’ meine Freiheit nicht her
Und willst du mich binden
verlass ich dein Nest
und tauch’ wie ein Vogel ins Meer
Ich warte auf Freunde
und suche Geborgenheit
Ich teile die Freude
ich teile die Traurigkeit
Doch verlang nicht mein Leben
das kann ich dir nicht geben
Denn ich gehör nur mir
Nur mir!
Non sarò obbediente,
disciplinata ed educata
Non voglio essere timida,
amata e ingannata
Non sono una tua proprietà
Appartengo solo a me
Voglio vedere da sola
Com’è davvero il mondo
Voglio pattinare sul ghiaccio
E vedere se mi sostiene
Che ti importa quello che rischio?
Io appartengo solo a me
Se cerchi di istruirmi
Mi costringi soltanto
A fuggire da qualcosa che odio
E se vuoi convertirmi
Volo via da te
Come un uccello libero nell’aria
Se voglio le stelle
Da sola le raggiungerò
Cresco, imparo
Ma resto come sono
Prima di perdermi mi ribellerò
Perché appartengo solo a me
Non voglio essere oppressa
Da domande e desideri altrui
Essere sempre osservata
Da sguardi severi
Fuggo se sento sguardi stranieri
Perché appartengo solo a me
Se vuoi trattenermi
Non stringermi forte
Non rinuncio alla mia libertà
Se cerchi di legarmi
Abbandono il tuo nido
E volo come un uccello in aria
Mi aspetto amicizia
E cerco sicurezza
Condivido le tue gioie
Condivido tuoi dolori
Ma non pretendere la mia vita
Quella non posso dartela
Perché appartengo soltanto a me
Al momento sono innamorata e felice, ma questa canzone resta comunque un inno di indipendenza fondamentale per tutte le donne, IMHO....