venerdì 3 giugno 2011

Delusion...

Scorrevo il programma dell'Opera Festival che si tiene tutte le esati al Giardino di Boboli, e che negli ultimi anni mi ha permesso di vedere il mio primo Cats e Evita in versione tournée europea.
Quest'anno invece il programma è solamente lirico. Niente contro l'opera, sia chiaro, né contro il balletto che quest'anno propone "Il lago dei cigni" e "Don Chishotte".
Ma diciamo che mi ero abituata a un musical di mezza estate, e mi dispiace che quest'anno non mi tocchi. Anche perché per il momento quest'anno ho visto solo due spettacoli e insomma, vorrei recuperare la mia media...

mercoledì 18 maggio 2011

Son quei periodi un po' così...


Ultimamente qualcuno deve aver accelerato il tempo.
Mi trovo alla fine delle giornate senza essermi accorta di come ho fatto ad arrivarci, dopo aver corso per tutto il giorno dal lavoro a casa passando per poco altro (oh, beh, in effetti se si può chiamare “poco altro” aver iniziato la caccia ad una casa più grande...).
E poi, ultimamente percepisco una mia certa stanchezza nei confronti del mondo musicale. Sento il bisogno di una bella novità entusiasmante, di uno spettacolo nuovo ed innovativo che mi emozioni di nuovo, come hanno fatto in passato Phantom, Elisabeth, Rebecca, Evita... Anzi, se avete suggerimenti, li accetto più che volentieri.
E così ultimamente trascuro il blog, un po’ per il tempo tiranno un po’ per questa mia apatia.
Però almeno qualche notizia e considerazione sparsa la faccio comunque.

Prima di tutto, mi sono persa Mamma Mia a Milano...  Avevo messo in programma un salto in terra lùmbard in questi giorni di maggio, ma purtroppo lo show ha chiuso agli inizi di Aprile. Ovviamente ci sono rimasta male, prima di tutto perché mi sono persa uno spettacolo che mi sarebbe piaciuto vedere, e poi anche perché non avevo avuto nessun sentore dell’imminente chiusura.



Qualche giorno fa ci sono state invece le nomination ai Tony. A sorpresa, almeno per me, l’ha fatta da dominatore lo show “Book of Mormons”, dei creatori di South Park, che ha raccolto ben 14 nomination. Lo show è una presa in giro dei mormoni e della loro tradizione in cui i giovani sono chiamati a compiere una “missione” di evangelizzazione. La coppia protagonista (ovviamente composta da opposti) viene spedita in Africa dove gliene succedono di cotte e di crude. Le recensioni che ho letto variano molto a seconda della sensibilità dello spettatore. C’è chi ritiene che scherzare sulla religione sia un po’ eccessivo, chi invece apprezza l’umorismo dei testi scritti in collaborazione con l’autore di Avenue Q. Tutte le recensioni comunque concordano nel definire la musica allegra e simil-pop, e alcune scene davvero divertenti. Vedrò di dare un’occhiata online a qualche video, ma io sono di quelli che “Scherza con i fanti..."



Per uno show di Broadway che sorprendentemente va alla grande, uno spettacolo che floppa clamorosamente (ma purtroppo questa non è una novità). Wonderland, l’ultimo show di Wildhorn ha chiuso domenica 15.05 dopo “ben” 31 preview e 33 rappresentazioni. Con questi dati Wonderland ha il non invidiabile primato di essere diventato il peggior flop di sempre per Wildhorn, peggiore anche di Civil War e Dracula. Anche in questo caso, non ho avuto il tempo materiale di informarmi sullo show, quindi non sono in grado di giudicare, anche se generalmente apprezzo gli show di Frank Wildhorn.



In compenso sono riprese le preview di Spiderman... Uno spettacolo che secondo me doveva essere morto da tempo, ma pare che i produttori abbiano ancora intenzione di pompare. Sono sincera, attorno a questo show ho sempre sentito una certa diffidenza, e non so perché. Sembra però che le critiche allo spettacolo revisionato siano positive, quindi forse l'iniezione di menti nuove ha dato finalmente una direzione allo show. Staremo a vedere...



Per esempio, potrei andare a controllare come se la cavano questi spettacoli in Ottobre. L'agenzia di viaggio che ci ha organizzato il viaggio di nozze offre, proprio nei giorni del nostro anniversario, un volo + soggiorno a NY a un prezzo davvero vantaggioso, e io e Fede ci stiamo seriamente pensando... Vi terrò informati...

martedì 12 aprile 2011

Sono sempre in ritardo...


We Will Rock You, Firenze 26.03.2011




Dopo averlo visto a Londra nel 2009, ho rivisto con piacere We will rock you nella sua tappa fiorentina.
La produzione italiana ha debuttato a Milano nel dicembre del 2009, e finalmente, nella sua seconda stagione, ha toccato Firenze.
Diciamolo subito: me lo sono goduto ancora di più che a Londra. I riferimenti alla cultura italiana, le battute sulla nostra attualità, i dialoghi in italiano contribuiscono a rendere lo show più immediato e divertente per il pubblico presente in sala.
Io ho cominciato a sghignazzare fin dall'intro, quando sulle note di Innuendo scorrono sul sipario ancora chiuso le varie tappe della musica rock... Si comincia con "Mina viene censurata dalla Rai", "Vasco Rossi ultimo con Vita Spericolata" e si continua con "Giusy Ferreri, dall'Esselunga a pop star" e "Grande successo per il principe Emanuele Filiberto a San Remo".



Ho avuto un brivido freddo lungo la schiena quando il coro ha attaccato "Radio GaGa" in italiano, ma si è trattato di un attimo soltanto. Probabilmente è stato fatto per chiarire subito la situazione sul Pianeta Mall (la Terra nel 2311), perché tutte le altre hit dei Queen sono state eseguite in inglese. Del resto io sono la prima sostenitrice delle traduzioni a teatro, ma ammetto che sentire i Queen in italiano mi avrebbe un po' spiazzato. L'unica altra canzone tradotta è "No one but you - Only the good die young" dove i Bohemian ricordano i grandi rocker scomparsi giovani.
Lo spettacolo si conferma divertente e appassionante, soprattutto nel primo atto. Anche questa volta, così come a Londra, ho avuto la sensazione che il secondo atto si trascinasse un po' troppo a lungo prima che finalmente Galileo e Scaramouche riuscissero a trovare la strada per il Seven Seas of Rhye e per Wembley. Ma poi, quando i protagonisti finalmente si trovano di fronte al posto del "living rock" e Galileo intona "We will rock you", l'entusiasmo ritorna e tutto il teatro si infiamma.
Tra l'altro, ho trovato il pubblico italiano veramente molto caldo, e sicuramente più entusiasta di quello di Londra. Quando è iniziata "Radio Gaga" tutti battevano le mani a tempo, e diverse volte nel corso dello spettacolo sono partiti applausi a scena aperta. Il più commovente di tutti è sicuramente quando i bohemians ricordano i vari rocker morti giovani: Buddy Holly, Jimy Hendrix, Kurt Cobain, Bob Marley, John Lennon... Dopo ognuno di questi nomi il pubblico applaudiva (sono abbastanza sicura invece che a Londra non fosse così). I nomi dei rocker vengono cambiati per rendere lo spettacolo sempre attuale: mi ricordo bene che a Londra venne nominato anche Michael Jackson, a poco più di un mese dalla sua scomparsa, mentre per il pubblico italiano, oltre ai grandissimi già citati, viene nominato Lucio Battisti. In effetti, nonostante cantino le "vite spericolate", i nostri rocchettari sono tutti vivi e vegeti, anche se un po' anzianotti, da Adriano celentano a Vasco Rossi, da Ligabue a Little Tony!!

Il cast è giovane ma promettente. Salvo Vinci (Galileo) ricorda Freddie Mercury sia fisicamente che nelle movenze... La voce di Freddie era particolare, ma Salvo Vinci si difende bene. Ha offerto una buona interpretazione soprattutto nella prima parte dello spettacolo, quando interpreta il ragazzo "strano" che cerca di trovare le risposte alle domande che sente nella sua testa ("Che ne sai tu di un campo di grano?" ).
Martha Rossi è Scaramouche, grintosa, sfrontata e con una voce che, secondo i bene informati, ha convinto persino Brian May. Con Galileo c'è un rapporto di odio e amore, come spesso succede tra adolescenti, e sulla scena questa tensione viene rappresentata in modo credibile.
Ottima Killer Queen (Valentina Ferrari), con l'aria da dominatrice e il talento per reggere la parte (che in altre produzioni è stata interpretata da primedonne assolute, come Pia Douwes) e veramente buono tutto il resto del cast. Ancora una nota sull'adattamento italiano: così come a Londra, i bohemians hanno i nomi di cantanti famosi. I nostri si chiamano Gianna Nannini, Vasco Rossi, Raffaella Carrà... E come in inglese, gli uomini hannno nomi di cantanti donne e viceversa.
Decisamente uno spettacolo divertente. Certo, non ha l'ambizione di essere arte con la A maiuscola... Ma sicuramente è rock con la R maiuscola!!

venerdì 1 aprile 2011

L'album del mese


L'album di questo mese è un grande classico del teatro musicale degli anni ottanta, un long-runner di tutto rispetto a Londra e New York: dieci anni a Londra e altrettanti a New York. Sto parlando del secondo musical di Boublil e Schoenberg, ovvero Miss saigon, la trasposizione moderna di Madame Butterfly di Giacomo Puccini.
La trama racconta la storia d'amore di una ballerina vietnamita e un soldato americano nei giorni immediatamente precedenti alla caduta di Saigon. I due si conoscono, si innamorano e si sposano con una cerimonia tradizionale. La sconfitta degli americani li sorprende separati, e impossibilitati a riunirsi: Chris viene caricato contro la propria volontà sull'ultimo elicottero che abbandona Saigon, mentre Kim cerca di raggiungerlo nell'ambasciata senza riuscirci. I due si ritroveranno solo tre anni dopo; nel frattempo Chris si è (ri)sposato con una donna americana, mentre Kim confida ancora nel ritorno del soldato che si prenderà cura di lei e del loro figlioletto. Come nell'opera di Puccini, la storia si conclude con il sacrificio di Kim per il bene del figlio, che potrà così avere una vita negli Stati Uniti con il padre.

Dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, il musical è migliore dell'opera. In Butterfly Pinkerton non sembra mai veramente innamorato di Cio Cio San (al massimo interessato alla sua bellezza), mentre Chris sembra più interessato a Kim, ed è disperato quando viene costretto a partire senza poter fare niente per lei, lasciandola senza una parola. Questo cambiamento nel personaggio maschile principale ne fa un "eroe" nel senso più classico del termine, e lo rende sicuramente più simpatico al pubblico. Anche Kim è una ragazza diversa dal prototipo della geisha rappresentata da Butterfly. Certo, l'opera si ambienta in un periodo storico completamente diverso dalla guerra in Vietnam, e risponde anche alla mentalità di un secolo fa, per cui non c'è da cercare una corrispondenza esatta tra l'opera e il musical... Anche se questo non toglie che l'ispirazione dello show sia chiara.

A livello musicale, Miss Saigon mi piace ma non mi esalta. Ci sono diversi pezzi scritti bene, da professionisti quali sono Boublil e Schoenberg, ma alla fine resto con la sensazione che manchi ancora qualcosa. Le ballate sono tutte molto belle, da "Why God", "The last night of the world", "I still believe": canzoni che riescono a toccare le corde giuste del sentimento, anche se magari non brillano per originalità dei testi. Secondo il mio modestissimo parere, una delle canzoni con il testo più banale è "Sun and moon", che vuole creare l'idea dei due opposti che si incontrano ma lo fa con figure un po' trite e ritrite...
I numeri del coro sono quelli più ritmati e "up-tempo", e a me non dispiacciono. "The heat is on in Saigon" e "Morning of the dragon" servono a descrivere in 4 minuti una situazione, rispettivamente il night club e il Vietnam comunista. Dopo "Morning of the dragon" (probabilmente uno dei miei pezzi preferiti, con il contrappunto della folla) segue poi il confronto tra Kim e Thuy, che si conclude con l'uccisione dell'uomo da parte della ragazza. La scena è costruita bene, con la tensione che cresce fino al momento dello sparo, mentre fuori continua la parata del popolo vietnamita in festa.
Invece, non ho ancora capito il fascino che il personaggio dell'"Ingegnere" esercita su tanti spettatori di questo show. Le sue canzoni non sono niente di particolare, anzi, personalmente tendo sempre a saltarle. Per esempio, "The American dream" può essere anche simpatica, ma va avanti per oltre 5 minuti sempre con lo stesso ritmo e ritornello...
Mi piacciono invece sia "Bui-doi", il pezzo di John che descrive la vita dei bambini in Vietnam, che "The movie in my mind", una canzone che spesso viene tagliata dai cd di highlights, ingiustamente secondo me.

Per quello che riguarda gli artisti, Lea Salonga ha creato il ruolo di Kim sia a Londra che a Broadway, e ha dato una sua impronta ben precisa al personaggio. La sua Kim è fragile ma risoluta, innamorata di Chris e disposta a tutto per proteggere il figlio. All'epoca del debutto in Miss Saigon aveva soltanto 17 anni, eppure la sua voce era già espressiva e forte. Simon Bowman come Chris riesce a convogliare le emozioni e la disperazione del soldato costretto ad abbandonare la sua donna. Anche i ruoli minori (John, Ellen, l'ingegnere) sono ricoperti in maniera ottima (tant'è che Jonathan Price ha vinto anche un Olivier Award per il suo ruolo).

Insomma, si tratta di un classico del teatro musicale che secondo me non deve mancare in nessuna collezione che vuole definirsi completa...

venerdì 25 marzo 2011

"Endlich in Deutschland!"

Rebecca!!

Dal dicembre 2011 al Palladium Theatre di Stoccarda, dove sostituirà "Tanz der Vampire" che invece ritorna a Berlino.
E notizia nella notizia, Pia Douwes avrà il ruolo di Mrs. Danvers. Uwe farà nuovamente coppia con lei, come ai tempi di Elisabeth??

lunedì 21 marzo 2011

La sorella del genio - Nannerl Mozart


Sto leggendo un romanzo storico che ho comprato tempo fa per un viaggio in treno. Si intitola "La sorella di Mozart", della scrittrice italiana Rita Charbonnier, e racconta la vita della primogenita di casa Mozart dall'infanzia all'età adulta.

Credo di aver sentito parlare per la prima volta di Nannerl Mozart quando ho cominciato ad ascoltare il musical di Kunze e Levay sul famoso compositore austriaco. Nello spettacolo, Nannerl (Maria Anna Walburga Ignatia il nome completo, mi perdonerete se continuo a chiamarla con il suo soprannome) è una figura importante ma comunque secondaria, un personaggio che serve soprattutto come contrappunto all'esuberante Wolfgang. All'inizio dello spettacolo ci viene detto che anche Nannerl è stata una bambina prodigio ("Was für ein Kind"), ma non vediamo mai il suo percorso di artista. Nelle scene seguenti Nannerl è già una ragazza che si occupa del padre mentre Wolfgang e la madre vanno in cerca di fortuna in giro per l'Europa. L'unico momento in cui sembra rimpiangere la sua attività musicale è nel secondo atto, in "Der Prinz ist fort", quando dice "...mein Wunderzeit ist aus
bald werde ich Mann und Kinder haben,
und spiel Klavier nur noch zu Haus".

Nannerl resta comunque sempre un personaggio dalla parte di Mozart: se nello spettacolo il genio salisburghese ha dei contrasti all'interno della famiglia, questi sono più che altro con il padre Leopold.

Al contrario, il libro che sto leggendo fa emergere degli equilibri diversi all'interno della famiglia. Leopold è interessato soprattutto a sfruttare il talento del figlio dal punto di vista economico, e trascura invece i desideri e le aspirazioni della figlia femmina dicendo che la composizione e lo studio del violino non sono attività adatte ad una donna. Nannerl e Wolfgang sono molto uniti da bambini, due anime simili, ma nel crescere si allontanano, uno all'inseguimento del proprio talento, l'altra obbligata a dare lezioni di musica per sostenere la famiglia e i viaggi del fratello, costretta dalle convenzioni sociali in un ruolo che non sente suo, mentre la propria musica preme per essere espressa. In questo romanzo la musica di Nannerl è una parte importante della storia, una forza che lei a fasi alterne cerca di reprimere e di esprimere.

Non mi aspetto autenticità al 100% né dal musical di Kunze - Levay, che dipinge forse un po' un santino di Nannerl, né da un libro che si proclama "romanzo storico", non biografia. Però a questo punto sarei curiosa di leggere una biografia documentata della sorella del genio, per vedere a che punto si situa la verità. Certo, se ci fosse qualcosa di tradotto in italiano non sarebbe male...

domenica 20 marzo 2011

Flahdance in ritardissimo...


Ooopps...
Questa è una recensione che avrei dovuto pubblicare già diversi giorni fa, ma che per svariati motivi non sono mai riuscita a sistemare. Tentiamo di riprendere le fila del discorso.

Dunque, in febbraio sono andata a vedere Flashdance al teatro Verdi di Firenze. Si tratta del nuovo spettacolo di Stage Entertainment che sta attraversando in tour l'Italia, e che si rifa al famoso film del 1983 con Jennifer Beals.
Ammetto che sono andata a teatro leggermente prevenuta, non essendo mai stata una fan del film, ma di essere uscita pienamente soddisfatta. Prima di tutto perché i pezzi storici del film ("Maniac", "What a feeling", "Manhunt") sono presenti nello spettacolo, e poi perché tutto lo show emana un'energia mostruosa.

La storia è sempre quella di Alex, operaia di giorno, ballerina di notte, con il grande sogno di entrare a far parte dell'Accademia di danza di Pittsburgh. Alla vicenda si aggiungono poi gli altri personaggi: Nick, il padrone dell'azienda dove lavora Alex, che si invaghisce di lei, la madre di Alex che la sprona a lottare per realizzare i suoi sogni, le altre ballerine che vengono adescate dal proprietario del nuovo locale di strip, il personaggio di Jimmy, che sarà protagonista di un drammatico punto di svolta dello show.
Il cast è energico, giovane e talentuoso. Ottima Simona Samarelli nel ruolo di Alex, a suo agio sia nelle coreografie di danza che nelle parti cantate. Molto bravo (e carino :-)) Filippo Strocchi nel ruolo del capitalista dal cuore tenero Nick Hurley, così come Massimiliano Pironti nel ruolo più ingrato dello spettacolo. Bravissime e sensuali le tre ballerine amiche di Alex, ovvero Gloria (Giada D'Auria), Jazmin (Chiara Vecchi) e Keisha (Daniela Pobega), anche se personalmente le ho trovate un po' sopra le righe nella recitazione, nelle loro scene "dietro le quinte" prima di affrontare il pubblico del bar di Harry. Scelta registica? Può sicuramente darsi, ma non avendole mai viste recitare non sono in grado di esprimere un giudizio. Probabilmente per me la sorpresa della serata è stata Barbara Corradini nel ruolo di Hannah, la madre di Alex. Ottima presenza scenica e recitazione convincente, e due pezzi dove stupisce con un'ottima capacità vocale.

A proposito di sorprese, sono rimasta di sasso quando nel secondo atto i musicisti hanno attaccato con "Gloria". Ho capito perfettamente il perché della canzone, ma ammetto che mi ha spiazzato non poco. Ammetto anche che le canzoni originali scritte apposta per lo spettacolo non mi hanno colpito in maniera particolare. Forse le "vecchie" canzoni sono così famose e così trascinanti che i pezzi originali non riescono a mettersi sullo stesso livello. Non che fossero brutte, intendiamoci, ma scommetto che il 99,9% delle persone uscendo canticchiava "What a feeling" o "Maniac" .

Il teatro purtroppo era tutto meno che gremito, nonostante si trattasse di un sabato sera. Del resto lo spettacolo era in città già da una decina di giorni, e forse molti erano già stati a teatro.