giovedì 18 febbraio 2010

Stiamo lavorando per voi...

Venerdì scorso ho visto il DVD di Rudolf, e sto scrivendo una recensioncina per i miei 4 lettori che l'hanno visto e apprezzato...  


E' che ultimamente è un periodo un po' impegnato (maggiori informazioni quando le cose saranno a posto), e quindi il tempo per queste piacevolezze è scarso...  


Comunque ribadisco: "Work in progress"...

martedì 9 febbraio 2010

Phantom never dies

E così, il famigerato sequel del Fantasma dell'Opera sta prendendo vita. Anzi, ormai è in dirittura d'arrivo, visto che dal 20 di febbraio ci saranno i preview all'Aldephi, e aprirà definitivamente il 9 marzo.
Ed ecco che si trovano sempre più video in giro...


CONEY ISLAND WALZ:



TILL I HEAR YOU SING ONCE MORE:



LOVE NEVER DIES, la "title song":



Prima che me lo diciate, quest'ultima canzone riprende "Our kind of love" da "Beautiful game". Gli esperti di Lloyd Webber sostengono che questo brano fosse stato scritto per il Phantom sequel già nel 1997, quando il maestro cominciò a pensare all'eventualità di un sequel per il suo più grande successo. il titolo originale era "The Heart is slow to learn", e anche questa versione si può trovare sul tubo (attenzione però a non incappare nella versione di Wildhorn con lo stesso titolo, scritta per il Dracula versione Broadway). Quando poi il progetto del Phantom sequel fu accantonato, Lloyd Webber riciclò la sua canzone per "The Beautiful game". E ora che Love never dies è una realtà, il brano è tornato al suo posto originario.


Beh, che dire... Comincio ad essere curiosa. Quasi quasi mi pre-ordino il doppio cd...

venerdì 5 febbraio 2010

Rückblick parte seconda - Londra e New York

Dopo aver affrontato il mondo austro-tedesco, vorrei fare un rapido excursus sul 2009 musicale di Londra e New York. (tutti i dati sono tratti da musicalzentrale.de)
In un anno di crisi come quello che si è appena concluso, entrambe le capitali hanno puntato sui revival: a New York su tredici aperture ci sono stati 7 revivals, mentre a Londra se ne sono visti “solo” quattro.


I risultati dei quattro revival di Londra sono stati dominati da “Oliver”, che ha potuto contare su una grande attenzione da parte dei mass media grazie alla partecipazione di Rowan – Mr. Bean – Atkinson e al casting show utilizzato per scegliere la protagonista femminile. Questi elementi hanno fatto sì che le vendite dei biglietti si mantenessero molto elevate e superassero quelle degli altri revival londinesi. Infatti sia “Rat Pack” che “Shout” hanno chiuso nell'arco di poco tempo (per Shout si è trattato addirittura di una sola settimana!). L'unico altro revival degno di nota è stato quello di “A little night music”, che infatti più tardi nell'arco dell'anno è stato trasferito a New York. Tuttavia, senza star nel cast, lo show ha dimostrato ancora una volta che Sondheim non è scritto per il grande pubblico, e ha chiuso dopo 4 mesi nonostante le critiche positive dei giornali.


A New York “Guys and dolls” ha avuto scarso successo sia di critica che di pubblico, ed è riuscito a resistere solo quattro mesi. È andata meglio a “Hair” e a “West Side Story”, due show che hanno potuto contare sul "nome": sono piuttosto conosciuti dal grande pubblico e infatti hanno registrato buoni numeri nonostante qualche scelta registica particolare (per West Side Story si è scelto di recitare una parte delle scene in spagnolo). Tuttavia, entrambi gli spettacoli hanno visto un calo degli spettatori a partire dall’autunno.
Da dimenticare i revival di “Finians Raimbow” e “Ragtime”. Questi show infatti non hanno potuto contare sul richiamo né del titolo (si tratta di show pressoché sconosciuti al grande pubblico – e a me...), né su quello degli attori: in questo caso le critiche erano molto positive, ma i numeri non sono stati sufficienti per rimanere aperti.
Degno di nota invece il revival della commedia rock “Bye Bye Birdie”, che si è rivelato uno dei successi commerciali dell'anno nonostante le critiche tiepide, grazie alle star TV arruolate per i ruoli principali. Lo stesso si può dire per “A little night music”, dove i nomi di Angela Lansbury e Catherine Zeta Jones hanno mantenuto alta l'attenzione per uno show certo non semplice come quelli di Sondheim.


Per quanto riguarda i nuovi spettacoli, i due titoli di maggior rilievo a Londra sono stati “Priscilla – Queen of the desert” e “Sister Act”, entrambi tratti da film, entrambi commedie da buon umore, con ritmi pop e costumi colorati. Nonostante tutto, le somiglianze si fermano qui: mentre per Priscilla è difficile trovare biglietti, per "Sister Act” sono spesso disponibili posti a metà prezzo, e si sussurra che si stia già cercando uno show per sostituire le suore canterine di Whoopi Goldberg.
Altre première londinesi hanno visto lo sbarco al di qua dell'oceano di “Spring Awakening”, che ha chiuso dopo sole sette settimane, e l'apertura di un musical completamente originale sull'ultimo anno di vita di Ernest Hemingway, “Too close to the sun”, che però è stato annientato dalle critiche negative.
È andata meglio al jukebox musical “Dreamboats & Petticoats”, basato su canzoni degli anni '60, che ha avuto un successo sorprendete sia come vendite di biglietti che a livello di CD. Lo spettacolo è andato in scena per tre mesi nel West End, e dovrebbe riaprire come open-end nel 2010.
A dicembre infine hanno aperto “A Christmas Carol”, in tema con la stagione, e un altro transfer da Broadway, ovvero la commedia “Legally Blonde”, che a New York è stato in scena per un anno e mezzo, e che si inserisce nello stesso filone “feel-good” di Priscilla e Sister Act.


Invece a New York hanno aperto sei novità. Di queste solo una è stata tratta da un film, un dato in controtendenza rispetto agli anni scorsi: “9 to 5”, che per di più si è rivelato uno dei flop dell'anno. (nonostante buone critiche dei giornali sia per il cast che per la musica, composta dalla cantante country Dolly Parton).
A New York si sono visti anche due musical da camera, con cast ridotti e scenografie essenziali, “The Story of my life” e “Next to Normal”, che hanno avuto risultati diametralmente opposti: mentre “The story of my life” ha chiuso dopo tre soli giorni, “Next to normal” si è rivelato una sorpresa conquistando anche tre Tony Awards, tra cui quello per la migliore attrice a Alice Ripely e quello per "best original score". La storia particolare, di una famiglia che deve affrontare la malattia psichica della madre, l'ottimo cast e il passaparola anche via Internet hanno fatto in modo che lo spettacolo continuasse a far parlare di sé e a vendere biglietti.
Una delle hit dell'anno a New York è stato l'ennesimo compilation show, “Rock of ages”, che ha potuto contare più sull'orecchiabilità delle musiche (rock anni '80) e sull'effetto party piuttosto che sulla trama. In autunno infine hanno aperto ancora due spettacoli, entrambi sulla discriminazione razziale: “Memphis”, storia della relazione tra una donna bianca e un uomo di colore negli anni '50, e “Fela”; musical con sonorità afro sul musicista e attivista politico Fela Kuti. Entrambi gli show sono stati lodati, ma dopo poche settimane le vendite dei biglietti sono calate. Bisognerà vedere se il passaparola potrà mantenere buono il numero dei biglietti venduti.


Per il 2010 si prospettano alcune aperture interessanti: “All the fun of the fair”, con le musiche di David Essex e l'arrivo a Londra del revival di Hair. Ma soprattutto, a Londra si aspetta “Love never dies”, per vedere se Andrew Lloyd Webber riuscirà a scrivere un degno seguito al suo Phantom.
A New York invece aprirà “Addams Family”, del giovane compositore Andrew Lippa, e il revival dello spettacolo “Promises, promises”. Bisognerà vedere infine se finalmente arriverà sui palcoscenici di Broadway il musical “Spider man”, con le musiche degli U2.


Speriamo che sia un anno interessante e pieno di gustose novità...

lunedì 1 febbraio 2010

Eccolo!

Ho mai detto che amo i tedeschi?


Giovedì, proprio per il mio compleanno, i tedeschi di soundofmusic.de hanno spedito il mio pacchettino... E stasera, rientrando dal lavoro, l'ho trovato nella posta.  In tre giorni lavorativi è arrivato, alla faccia della rapidità!!


Penso proprio che venerdì sera sfrutterò l'assenza della mia dolce metà per gustarmi un bel musical tedesco... ("I tuoi mostrini", li chiama lui... )

venerdì 22 gennaio 2010

Come tutti gli anni...

All'approssimarsi del mio compleanno mi sono fatta un regalo da soundofmusic.de.


Vi dirò, questa volta ero un po' in difficoltà e non sapevo cosa scegliere... Perché non c'era niente che mi stuzzicasse in maniera particolare.


Avevo una mezza idea di comprare "Next to normal", il musical che ha vinto tre Tony quest'anno. Oppure pensavo di prendere "Wenn Rosenblätter fallen", concept album molto lodato con Pia Douwes. Ma entrambi hanno storie un po' particolari e delicate, che hanno a che vedere con la malattia e la morte... E sinceramente in questo periodo non sono dell'umore adatto ad affrontare questi temi, sia pure in musica-l.


E così, per cadere in piedi, mi sono presa il DVD di Rudolf e il box di "Musical Emotion", ché  CD a quel prezzo lì non si trovano mica spesso... E poi ci sono diverse cosette particolari, brani da musical meno conosciuti...
E ora aspetto fiduciosa che la posta faccia il suo dovere.

lunedì 18 gennaio 2010

Gatti all'italiana...

Insieme alla Bella e la Bestia della Stage Entertainment, Cats della Rancia rappresenta sicuramente l'avvenimento dell'anno teatrale: in fondo si tratta della prima versione in italiano del musical più famoso e di successo di Andrew Lloyd Webber, quello che per primo ha raggiunto il titolo di “longest running show” (8949 repliche a Londra, 7485 a Broadway), che per più di 20 anni è stato in scena a Londra e New York.


Dunque, non potevo farmi scappare l'occasione di vedere questo spettacolo, che comunque fa parlare di sé anche in TV e che potrebbe riuscire ad interessare al musical un pubblico ampio e variegato.
E sono sincera: lo show è risultato superiore alle mie aspettative. Sarà che ero partita un po' dubbiosa, sarà che Cats non è uno dei miei spettacoli preferiti, ma sono rimasta molto soddisfatta. Certo, le differenze con la versione di Londra ci sono (i dettagli tra un attimo), ma il risultato finale secondo me è valido.


A proposito delle differenze: prima di tutto, capisco le perplessità di alcuni sui costumi, e mi sento di avallarle. Alcuni erano discreti, ma altri ricordavano troppo delle tute: larghi, ampi, che non sottolineano i movimenti del corpo dei gatti. In particolare c'era una gatta gialla (di cui non ricordo il nome... ) che sembrava effettivamente indossare un pigiamone di flanella da poco prezzo. Poco convincente per me anche il costume di Rum Tum Tugger, che sembrava più Danny Zuko di Grease che non il gatto più provocante dei Jellicle. Mi è sembrato invece azzeccato il costume di Grizabella, che dava l'idea della diva caduta in disgrazia, con l'abito di paillettes luccicanti strappato che faceva capolino da sotto il pelo di gatto.
Anche le coreografie sono state cambiate rispetto all'originale. Personalmente, non mi intendo di danza, e dei tre aspetti del musical è quello che mi interessa meno. Però, dov'è finita la Solo dance di Victoria all'inizio del primo atto? E dov'erano la doppia ruota di Mungojerrie e Rumpleteazer e il frenetico Jellicle Ball? Altre coreografie erano più riuscite, tra cui quella di Skimbleshanks o di Mr. Mistoffelees.


Sull'altro piatto della bilancia, quello positivo, va sicuramente il cast, davvero buono pur se privo di nomi di richiamo. Fin dall'epoca di “Amici” il cavallo di battaglia di Giulia Ottonello era Memory, e ancora adesso interpreta in maniera magistrale con una bella voce intensa la canzone più famosa di Andrew Lloyd Webber. Tutto il resto del cast era molto buono, supportato in maniera egregia dall'orchestra di sedici elementi.
Infine, mi sono piaciute molto le liriche del solito Travaglio. Stavolta non ho notato punti deboli, tutti i testi mi sono sembrati veramente ben fatti e fedeli agli originali inglesi. Bella la scelta del "Dolce Aldilà" per l'"Heavyside Layer", e molto poetico il testo di Memory in tutte le sue riprese. Un punto bonus per l'adattamento di “Gus the theatre cat” e di tutta la sequenza di Growltiger, che sfoggia un testo veramente divertente.


 All in all, per me lo spettacolo si merita un bell'8. C'è ancora spazio per migliorarsi, ma questo spettacolo mi sembra già un buon punto di partenza.

giovedì 14 gennaio 2010

Rückblick 2009 - Germania

Sarà stata la crisi economica, sarà il momento storico, ma mi sembra che l’anno appena trascorso non sia certo stato un anno di successi e innovazioni per il musical, sia che si parli di Londra, di Broadway o di Europa. Non che non ci siano stati nuovi show, ma penso che si possa affermare senza grosse difficoltà che nessuno di questi, tranne qualche eccezione, sia diventato una vera hit.


Partiamo per comodità dal “piccolo”, dai miei amati austriaci e tedeschi. per proseguire in un secondo momento con i paesi anglosassoni.


La crisi economica che purtroppo ha caratterizzato tutto l'anno ha fatto anche vittime illustri: Kunze e Levay, gli innovatori del musical tedesco, con il loro “Marie Antoniette” hanno causato un notevole buco finanziario al teatro di Brema che ospitava lo spettacolo. Le recensioni erano buone, il cast stellare, ma il numero di spettatori non è stato sufficiente a ripagare l’investimento ingente che è servito a mettere in piedi uno show di tale fatta.


Poca fortuna anche per un’altra testa coronata, ovvero “Rudolf”, che nella sua Vienna ha stentato, tra critiche non molto positive e teatro spesso mezzo vuoto. Certo, in realtà lo spettacolo non ha ancora chiuso i battenti (lo farà comunque il 24.01), e il sito internet musicalvienna.at annuncia che il musical è “alla sua seconda stagione”, ma penso di non sbagliare se dico che non è certo diventato un “cult”, se non tra gli appassionati di Wildhorn e di storia asburgica...


Maggior successo (almeno di critica) invece per il secondo nato di Wildhorn, “Der Graf von Monte Christo”, che in marzo ha aperto a St. Gallen con un cast di “soliti noti” del musical tedesco. Lo spettacolo è ancora in scena in Svizzera, ma le repliche non sono quotidiane come succede solitamente, per cui è forse anche più facile mantenere alto il numero di spettatori a serata.



Personalmente, trovo che queste siano state le aperture più significative del 2009 tedesco: in tutti e tre i casi si trattava di musical originali, praticamente mai arrivati sui palcoscenici occidentali. Infatti, se anche è vero che MA aveva avuto un debutto giapponese, e Rudolf uno ungherese, penso che questi non siano certo serviti ad avvicinare i nuovi show al grande pubblico europeo.


Un discorso diverso è quello relativo a Tanz der Vampire, che sta riscuotendo un grande successo al Ronacher di Vienna. Ma in questo caso non si tratta di un nuovo musical che apre, bensì di un revival (a 12 anni di distanza dall'originale) nella capitale austriaca. Un'operazione che sicuramente porta denaro nelle casse delle Vereinigten Bühnen Wien, ma che secondo me non brilla per originalità. Del resto Tanz è sempre stato in scena in Germania, a Oberhausen, e da febbraio 2010 sarà nuovamente a Stoccarda.



Comunque, durante tutto l’anno non sono mancate altra aperture di spettacoli provenienti magari da Londra o da Broadway, che per la prima volta hanno raggiunto il suolo tedesco. Si contano ad esempio la prima apertura di Spamalot a Colonia, quella di Spring Awakeining a Vienna, la ripresa di The Producers a Berlino (première in Germania, ma show già visto a Vienna), il tour di Thriller (“casualmente” ampliato dopo la morte di Michael Jackson), l’apertura del “rock’n’roll musical” Buddy, sulla storia del cantante americano Buddy Holly e la prima tedesca di Hairspray.



E poi ci sono le produzioni minori tedesche (quelle che non hanno alle spalle la Stage Entertainment), e le varie rappresentazioni estive "open air", dove spesso si rivedono grandi classici come Evita, West Side Story, Cabaret... Insomma, la scena tedesca è sempre vivace, ma certo il 2009 non è stato un anno di grandi successi.



Anche il 2010 si presenta un po' in tono minore. Come già detto, tornano i Vampiri a Stoccarda, sostituiti a Oberhausen da Wicked; Ich War Noch Niemals in New York, jukebox musical di Udo Jürgens apre a Stoccarda, We Will Rock You si sposta a Berlino... Ma in tutti questi casi si tratta di musical già visti, già conosciuti al pubblico tedesco che cambiano semplicemente zona. L'unica vera novità è "Sister Act" dall'autunno 2010 ad Amburgo. Anche qui c'è da dire che la storia è conosciuta, ma almeno si tratta di uno spettacolo completamente nuovo, con musiche originali e orecchiabili.


Insomma, secondo me manca un po' di voglia di osare da parte dei produttori, probabilmente dovuta anche alla crisi economica, che porta a cercare il rientro sicuro dei capitali investiti.



NB: domani è il giorno di Cats all'italiana. Spero nel weekend di avere già pronta la recensione, anche se non prometto niente... Cerco di andare a mente sgombra e libera dai pregiudizi, non ho rivisto il DVD e non ho sentito il cast originale. Speriamo in bene...