venerdì 11 luglio 2008

Sweeney Todd

Domenica sera ho finalmente visto Sweeney Todd. Quando era uscito al cinema non ero riuscito a vederlo per una serie di motivi, non ultimo la diffidenza dei possibili accompagnatori... E così appena possibile l'ho recuperato in dvd.
Cominciamo come sempre con le premesse. La mia conoscenza di Sondheim si limita a "Passion", quindi ovviamente non l'unica cosa che sapevo di Sweeney Todd era la trama a grandi linee, questa storia di vendetta di un uomo contro il potente che gli ha rubato la moglie e la figlia e lo ha condannato ad una vita da forzato (detta così non sembra un po' il conte di Montecristo?? ).


Il film è decisamente interessante sotto vari punti di vista. L'ambientazione in una Londra cupa, triste e fumosa dà subito il tono al racconto, e Tim Burton è probabilmente uno dei registi più adatti ad affrontare una storia così particolare. I protagonisti forse non sono i più adatti a livello vocale (anche se bisogna ammettere che è molto più di semplice affrontare lo spartito in uno studio di registrazione che non dal vivo in teatro), ma sono semplicemente perfetti per quello che riguarda l'interpretazione. Johnny Depp è uno Sweenwy Todd quasi folle nel suo desiderio vendetta, e la sua complice Helena Bohan Carter è abbastanza "schizzata" da tenere in piedi il piano di Sweeney. Come tutte le appassionate di Harry Potter, ho un debole per Severus Pit-- cioè, Alan Rickman, per cui ho apprezzato la sua rappresentazione del depravato giudice Turpin (questo nome sarà stato scelto a caso? Non ricorda un po' la parola turpe, che tra l'altro lo descrive benissimo??). E vi dirò, non mi sembrava neanche che cantasse così male.
Molto carini Anthony e Johanna, anche se non è possibile dare un giudizio sulle loro doti canore, visto che non hanno poi delle parti così ampie, almeno in questa versione cinematografica. Anthony canta solo "Johanna", mentre a lei tocca solo il pezzo sugli uccelli chiusi in gabbia (chiedo perdono, mi sfugge il titolo).
Simpatico Pirelli - Sasha Baron Cohen e la sua canzone, che ripropone un po' tutti gli stereotipi dell'italiano fanfarone, e molto carino Toby. Mi dispiace un po' che l'unica vera attrice di musical sia stata relegata in una parte che, per quanto importante ai fini della storia, appare poco e canta ancora meno. Non so se nello show di Broadway fosse più presente, ma qui il suo ruolo è davvero marginale.


Dal punto di vista musicale, mi spiace dirlo, ma non sono rimasta completamente soddisfatta. Sarà perché Sondheim scrive musica più "colta", ma alla fine del film non c'era una sola melodia che mi fosse rimasta impressa, fatta eccezione forse per "I feel you, Johanna". Ho la sensazione che per apprezzare a pieno lo stile di Sondheim ci vogliano ripetuti ascolti, che ti permettono di cogliere le sfumature, i temi ricorrenti & so on, fatto che forse lo rende meno adatto ad una trasposizione cinematografica e lo relega un po' nell'ambito del "solo per intenditori".
Mentre alla fine di "Rebecca" uno spettatore probabilmente fischietterà la title song, o uscito da "Cats" non si toglierà di testa Memory, alla fine di uno spettacolo di Sondheim avrà più difficoltà a ricordare una melodia. Si dice talvolta che per un compositore essere orecchiabile sia un po' un segno di banalità, di facilità... Ma forse per lo spettatore medio non è così una brutta cosa.


Comunque, al di là di tutto, un film che vale veramente la pena di vedere, sia per chi è appassionato di musical, sia per i fan di Johnny Depp e Tim Burton. Sarei curiosa di sapere com'è andato a livello italiano e generale, se ha fatto meglio di altri musical al cinema o se invece, nonostante i grandi attori che avrebbero dovuto attirare in sala un pubblico diverso dal solito, è rimasto un film di "nicchia".

giovedì 3 luglio 2008

Il Lloyd Webber minore

Quando si parla dell'opera di Sir Andrew Lloyd Webber, generalmente si sottintendono i suoi primi lavori in collaborazione con Tim Rice oppure le sue opere più famose come The Phantom of the Opera e Cats (qualcuno illuminato arriva fino a Sunset Boulevard). E' come se dagli anni '90 in poi il nostro non avesse fatto altro che godere i frutti delle sue opere.
E invece dopo il successo del Fantasma dell'Opera Lloyd Webber ha scritto una serie di altri lavori, tra cui Aspects of love, Sunset Boulevard, The Beautiful Game e The Woman in White. Purtroppo nessuno di questi spettacoli ha mai raggiunto il successo di pubblico dei già citati Phantom e Cats, ma allo stesso tempo nessuno era completamente pessimo, IMHO.


Personalmente apprezzo molto "The beautiful game", scritto in collaborazione con Ben Elton, che aprì a Londra nel 2000, rimase in cartellone per circa un anno e vinse il Best Musical Award nel 2000 (unico show di Lloyd Webber ad avere questo riconoscimento). Si tratta tra l'altro dell'unico musical di Sir Andrew che non è basato su un'opera già esistente. Il Beautiful Game che da il titolo al musical è il calcio, che però è solo un pretesto per raccontare le vicende di sei ragazzi nell'Irlanda degli anni 70, quando la guerra di religione tra cattolici e protestanti era ai suoi massimi.


La storia principale è quella di John e Mary, due ragazzi che si innamorano e si sposano ma la cui felicità è di breve durata, perché John viene arrestato con l'accusa di aver collaborato con dei terroristi. Poi ci sono le storie di Christine e Del, che sono costretti a lasciare l'Irlanda perché lui è protestante mentre lei è cattolica, e ancora Bernadette e Ginger, il cui amore viene stroncato violentemente sul nascere.
Non vi racconto la trama nel dettaglio, se volete (e masticate un po' d'inglese) potete trovarla qui



Può darsi che musicalmente parlando lo score non sia all'altezza di altre opere del nostro, ma a me piacciono molto vari numeri, non solo dal punto di vista musicale ma anche per i loro testi. Chiamatemi una romanticona, ma ogni volta che ascolto "To have and to hold", la scena in cui John e Mary si sposano, mi vengono gli occhi lucidi; e allo stesso modo trovo toccante e divertente la scena seguente "The first time" (toccante: "from now on the only girl you need is me - I am yours until my dying day" - divertente: "Did I get all the right information? What position does a girl prefer?").
E poi c'è "If this is what we are fighting for", in cui Mary si chiede se sia giusto continuare a combattere, e quale sia il fine ultimo della lotta. Daniel, un suo amico, ritenuto colpevole di aver tradito John consegnandolo alla polizia, è appena stato ferito sotto i suoi occhi da un vecchio compagno di squadra:
"We say that justice is our aim
But what does that justice mean?
Condemned without trial, no chance of denial
To cripple men in freedom's name
Is utterly obscene
If men must die, we must ask why
Their murder is not a sin
Though our cause is just, we betray its trust
If this is what we're fighting for I don't want to win
"
Il momento è tragico, e la musica si ferma per non sovrastare le parole. Ho letto che questo pezzo è stato paragonato ad un inno cantato a cappella.
Oppure ancora l'atto d'amore per l'Irlanda, cantato quasi con le stesse parole dalla cattolica Mary e da una ragazza protestante "God's own country", e il terribile finale dell'atto primo, con il funerale di Ginger, e tutti gli amici riuniti che si augurano di avere finalmente un
"ordinary day
When all our pain will finally cease
And we'll be free
To love in peace
"
L'unica canzone che non mi piace è quella che fu scelta come singolo per lanciare lo spettacolo in Inghilterra, ovvero "Our kind of love". Si tratta un po' della classica ballad webberiana. E sì, mi piacciono poco le canzoni leggere ("Don't like you", "The party":.. ), ma questo è un fatto ricorrente, per cui ormai non ci sarebbe bisogno neanche di dirlo...


Le figure positive dello spettacolo sono le donne. Sono principalmente loro che si augurano di poter vivere in pace, ed è Mary a dire che l'odio non porterà da nessuna parte, cercando di convincere John a rimanere con lei dopo che è stato scarcerato. Ancora nel finale Mary si augura che suo figlio possa essere il primo di una generazione a vivere in pace, perchè "No child was ever born to hate".


Dopo gli 11 mesi a Londra, lo spettacolo ha avuto una versione tedesca e, recentemente, una ungherese. Per finire, è di poco tempo fa la notizia che Lloyd Webber e Ben Elton starebbero lavorando per una versione rivista del musical, che si chiamerebbe "The boys in the photograph" e che, secondo quanto riportato qui dovrebbe avere un finale meno tragico rispetto alla versione originale, con la possibilità per John di "redimersi".
Lo spettacolo riveduto e corretto dovrebbe approdare per prima cosa in Canada, e poi, forse, affrontare tutto il nord America. Però devo dirlo: non so se questa notizia mi piace oppure no. Mi sembra una buona idea dare una seconda possibilità ad uno spettacolo che secondo me ha raccolto meno di quanto meritava, ma allo stesso tempo non vorrei che venisse stravolto per adattarsi al gusto del pubblico. Non vorrei vederlo diventare una specie di Chess, di cui esistono talmente tante versioni che non si sa più cosa aspettarsi ad ogni performance...

mercoledì 18 giugno 2008

Jellicle Night

NdA: mi scuso subito. Ho cercato di mettere in ordine le idee in modo omogeneo e logico, ma le cose da dire continuavano ad accavallarsi fra di se'. Questa non è una delle mie solite recensioni, è più una raccolta di pensieri sparsi. Sorry.


Una volta all'anno i gatti di un quartiere londinese si riuniscono per una grande festa, in cui il gatto anziano decide chi di loro potrà accedere alla Heaviside Layer e così ad una nuova vita felina.
La trama di Cats, il musical più famoso di tutti i tempi, è tutta qui. E allora, mi domandavo, cosa c'è che attira gli spettatori al punto tale da farne uno degli show più visti nella storia del teatro musicale? Perché tutto questo successo per uno spettacolo in fondo piuttosto semplice nella sua concezione?
Uno dei primi CD che mi sono procurata quando ho cominciato ad interessarmi di musical è stato proprio quello di Cats, le "Highlights of the Original London Cast Recording". Ci credete? Ho sempre avuto difficoltà ad ascoltarlo per intero. La musica è molto piacevole, e al di là della famosissima Memory ci sono una serie di altri pezzi divertenti e orecchiabili (uno dei miei preferiti è Skimbleshanks, ma ce ne sarebbero molti altri da citare). Ma per me Cats non ha mai raggiunto lo status di "capolavoro" come hanno fatto invece altri spettacoli di Lloyd Webber, che posso ascoltare a ripetizione senza stancarmi. Penso che il mio problema sia proprio la trama leggerina, quasi inconsistente, solo un pretesto su cui cucire una serie di pezzi musicali a volte anche piuttosto diversi tra loro.
Tuttavia, quando è stata confermata la notizia che il cast inglese sarebbe venuto in tour in Italia, non ho messo tempo in mezzo e mi sono affrettata a comprare due biglietti per la tappa fiorentina. Insomma, mi sono detta, quando mai mi potrà ricapitare un'occasione così, con il cast e la produzione inglesi, e i loro standard...


Bene, a posteriori posso dire di aver fatto bene. Aveva ragione la mia amica greca Lora a dire che Cats è uno spettacolo da "vivere", che rende al meglio visto dal vivo. Bisogna, come diceva un poeta romantico inglese (Coleridge?) "sospendere l'incredulità", tornare bambini e farsi rapire dalla magia di questi attori che si trasformano in gatti. E infatti la serata di sabato è stata una serata all'insegna dell'emozione. Come sempre la sottoscritta non ha mancato di versare qualche lacrimone qua e là, di cui alcuni subito all'inizio, quando finalmente sono apparsi i gatti, e altri sul finale, dalla stupenda Memory interpretata con tutto il cuore da Chrissie Hammond (programma di sala docet) all'ascesa di Grizabella alla Heavyside Layer.
Dicevo degli standard del West End. WOW!  Questi sì che sono performers completi! Ballano e cantano nello stesso momento (tanto da non capire come ci riescano senza restare senza fiato), non escono mai dalla parte (guardate come si comportano da gatti anche quando si limitano ad ascoltare altri gatti che parlano)... E nonostante tutto questo tra di loro non c'è nessun "nome". Forse, l'unico che mi suona familiare è quello di Old Deuteronomy, James Paterson, ma potrei benissimo sbagliarmi. Del resto, Cats è uno spettacolo corale, in cui nessun gatto spicca più degli altri. E il livello del teatro londinese si vede anche in altre cose: nell'orchestra dal vivo (ben nascosta però, tanto che io non ho capito dov'era posizionata), nella cura dei costumi e dei trucchi, nella scenografia, nelle luci. E credo che il pubblico abbia capito ed apprezzato, visto che c'è stata una standing ovation che non finiva più.


Nota negativa sulla serata, oltre al freddo (ci saranno stati 10 gradi, la gente s'era attrezzata con coperte e sciarpe di lana, e non ha avuto tutti i torti...): da sabato sono perseguitata da un incubo: una produzione nostrana di Cats affidata alla premiata ditta Costanzo-De Filippi...

lunedì 9 giugno 2008

Pessimismo cosmico...

Mancano ancora 5 giorni a "Cats" a Firenze. E... ci credete? Passo le giornate a scrutare il cielo sperando che il tempo sia clemente almeno sabato sera. Accidenti, l'opera al chiar di luna è molto romantica, il giardino di Boboli offre uno scenario bellissimo, ma temo che un acquazzone o una brutta giornata come quelle che hanno caratterizzato finora questo principio d'estate facciano saltare tutto.


E se succede davvero qualcosa così? Sabato è l'ultima serata a Firenze, dubito che ci sia speranza di recuperare lo spettacolo in date successive... Al massimo potrebbero rimborsarci i biglietti, ma vi dirò che preferirei di gran lunga non dover usufruire di un rimborso.  
Non so neanche se ci sia qualche scappatoia, ad esempio un palco coperto per gli artisti e spettatori fradici ma soddisfatti. Oppure se tutto è coperto, ma ne dubito molto. Chissà come sono organizzati all'Arena di Verona, dove gli spettacoli all'aperto sono la norma...


Però accidenti... Chi si sarebbe aspettato una stagione così piovosa?

mercoledì 28 maggio 2008

Ma guarda...

Lo ammetto: in questi primi giorni d'afa il lavoro langue, e la voglia è scarsa... E così mi sono messa a navigare online.


Stavo cercando un'immagine di Elisabeth in "Wie du" per un'elaborazione grafica che avevo in mente; non trovandola, mi sono messa per curiosità a cercare quante volte ricorre "Pia Douwes" nelle pagine web italiane. E invece sono incappata in questo: un articolo del Corriere della sera del 27 agosto 1992 che parla dell'imminente debutto a Vienna di un musical dedicato all'imperatrice Sissi.


Vi sembra di averne sentito parlare? Chissà perché...  Comunque, è piuttosto interessante leggere come, prima del debutto di quello che sarebbe diventato il musical europeo di maggior successo, ci fossero perplessità sulla sua riuscita, sulla capacità di far presa sul pubblico. Per rientrare dalle spese, si sperava che lo spettacolo restasse in scena almeno tre anni...
E vi dirò, interessante anche il fatto che sedici anni fa il Corriere della Sera avesse una pagina dedicata al teatro: non credo che a ottobre del 2006, quando "Rebecca" ha aperto, se ne sia parlato sui giornali italiani, anche se stavolta il team creativo aveva alle spalle diversi anni di successi. Ma che ci possiamo fare, si vede che nel Settembre 2006 c'erano argomenti culturali più importanti da trattare...

venerdì 23 maggio 2008

Varie...

Una serie di riflessioni poco impegnate su diversi temi musical-i...


 


BERLIN, BERLIN


Ho fissato le ferie... VADO A BERLINO!!  Dall'1 all'8 agosto sarò ancora una volta in Germania, stavolta nella capitale. Ovviamente non mi farò scappare l'occasione di vedere Elisabeth nella sua versione rivista (nuovi costumi, nuove scenografie). Purtroppo non è confermato che ad Agosto Pia Douwes sia ancora nel cast (altri impegni la reclamano altrove, o forse farà soltanto un po' di ferie), ma, visto che ho già avuto il privilegio di vederla due volte come Elisabeth, posso soprassedere. In compenso, se magari vedessi Uwe Kröger come der Tod, dopo averlo visto l'anno scorso come Max DeWinter...
A Berlino sono stata soltanto una volta nel lontano 2000. Con una compagna di studi eravamo ad un corso di tedesco a Lipsia. Una domenica abbiamo deciso di andare a vedere la capitale... Prendemmo il treno della mattina e rientrammo con quello della sera. Già quelle poche ore bastarono a farmi innamorare della città, ma da allora non ci sono più tornata. Finalmente è l'ora di colmare questa lacuna...


LAPIS FREUDIANI


L'altro giorno alla mensa ho ribattezzato un collega di nome Matteo. Al posto del suo vero cognome (che comunque ci assomiglia), l'ho chiamato Matteo Setti. Risate generali da parte della tavolata di colleghi... Soltanto dopo mi è venuto in mente perché Matteo Setti mi sembrava un nome familiare: si tratta di uno dei nostri artisti di musical, prima co-protagonista poi protagonista di Rent e Gringoire nel Notre-Dame cocciantiano. Ovvio che tra i miei colleghi, nessuno lo conoscesse...


GIULIETTA E ROMEO


Sempre a proposito di Cocciante, salvo colpi di testa dell'ultimo minuto, ho rinunciato a vedere "Giulietta e Romeo" in scena al Palasport di Firenze. Il biglietto più economico costa 35.00€ + prevendita, e sono quelli alti e laterali. Per vedere qualcosa ci vogliono i biglietti da 60.00€, ma sinceramente non me la sento di rischiare una cifra simile per uno spettacolo di cui sono poco convinta già in partenza.
Ho comunque comprato il CD, tempo fa, e devo dire che non mi ha certo intrigato. L'ho trovato piuttosto noioso e banale, con musiche e testi ripetitivi. Le parole più frequenti: cuore, amore, odio, dolore, ripetute ad nauseam. Non discuto gli interpreti, che mi sono sembrati buoni, ma il cd è IMHO decisamente piatto.


POTERE DELLA PUBBLICITA'


In compenso, a forza di sentirne parlare da altri amici del musical, ho una gran voglia di scoprire "Parade". Ammetto che non conosco per niente né lo spettacolo né altre opere del suo autore, motivo per cui sono andata qui e ho letto la trama, i commenti sui cd e sulle performances... E adesso mi sta venendo voglia di procurarmi un CD per conoscere questo musical. La storia è una di quelle che si adatta al mio gusto... Chissà se scoprirò una nuova ossessione.


TECNOLOGIA MON AMOUR


A volte odio la tecnologia. Certo, il lettore Mp3 mignon è molto più comodo del vecchio lettore CD, entra comodamente nel taschino della camicia o della giacchetta, contiene talmente tante canzoni che potresti ascoltarlo per un giorno intero senza stufarti...
Ma ha i suoi inconvenienti. Nel mio caso l'inconveniente ha la forma del cavetto USB che si usa per ricaricarlo. Infatti detto cavetto non arriva a misurare 10 centimetri... Motivo per il quale ogni volta in cui mi si scarica il lettore si scatena una caccia al cavetto che vede cuscini rovesciati, cassetti spalancati, vestiti tirati ovunque... L'ultima battaglia l'ha avuta vinta lui, ma io non mi arrendo. Dovrà pur saltar fuori, quel maledetto pezzetto di cavo...

lunedì 5 maggio 2008

Notre-Dame de Paris

Quando a casa o al lavoro ho un po' di tempo da buttare via (quindi ultimamente molto molto di rado), mi diverto a sbirciare il forum del sito www.musicals.net. A differenza di quello che frequento io, questo forum è molto americano-centrico. Ci sono intere sezioni su spettacoli meno famosi, e decine di thread sugli ultimi successi di Broadway come Legally Blonde, Young Frankenstein o The Little Mermaid. In compenso, ben pochi utenti sembrano ignorare il mondo del musical europeo (West End escluso, obviously).
Motivo per cui mi ha un po' sorpreso trovare questo thread su Notre Dame de Paris (anche se so che lo spettacolo ha avuto un'edizione inglese negli Stati Uniti).
Ecco un estratto dei commenti: "I cant decide whether i like it or not. i have the recording and sometimes i really have the urge to listen to it and other times i really dont enjoy it."
"I enjoyed the show generally but didn't like the lack of storyline songs. Everything stopped for a song as opposed to songs moving the action along. The show was also mainly ballads and very few songs were sung by more than one person to another unlike a love ballad where they sing to each other."
"There's a couple of clips on YouTube which do reveal it to indeed be an extremely low-action, stale, static show. Having said that I love to listen to the cast recording because there's a handful of songs which are absolute gold. Moon, Bohemienne, Live For the One I Love, Dance My Esmerelda eg. are all examples of wonderfully moving ballads that unfortunately are generally flanked by not-so-moving ballads"


Bene, lo ammetto subito. Io non amo particolarmente il "capolavoro" di Cocciante proprio per le ragioni espresse da questi utenti americani. Ho sempre trovato Notre dame uno spettacolo statico, noioso, con della musica poco interessante (per non dire banale) e dei personaggi quantomeno insipidi. Ammetto anche di non averlo mai visto dal vivo, ma solo in quella versione live dall'Arena di Verona trasmessa alcuni anni fa su Italia uno.
E nonostante questo, a voi le mie impressioni...


Prima di tutto, il problema più grave: la musica. I brani di Nddp sono per la maggior parte ballatone lente strappalacrime, molto in linea con un certo filone della nostra musica leggera. "Luna", "Balla mia Esmeralda", "Lei dov'è", sono tutte canzoni che tendono al "melenso". Quelle che sono più ritmate sono di una piattezza assoluta. L'esempio più calzante, in my humble opinion? "Cuore in me", il solo di Febo. Secondo me, i tre minuti musicalmente più piatti dell'intero score. La frase musicale è sempre la stessa, ripetuta fino alla nausea. Dov'è la varietà, la capacità di cambiare ritmo? Faccio un'esempio banale: persino inserire una specie di strofa lenta tra le varie ripetizioni del "cuore in me" darebbe un altro aspetto alla canzone. E non sto parlando di cose impossibili, perché ho in mente almeno un paio di pezzi da altri musical che sfruttano questo trucchetto.
Non parliamo poi dei testi. Banali, ripetitivi, insipidi. D'accordo, concediamo che anche i testi originali francesi non brillino per profondità (Luc Plamond non è un Kunze o un Tim Rice, nemmeno di seconda scelta). Comunque, Panella non si eleva sopra il suo collega francese. Al di là di qualche verso veramente infelice come "T'importa assai, o Esmeralda", si ha a volte la sensazione che l'italiano sia stato forzato dentro la musica originale, aggiungendo qualche sillaba qua e là (l'esempio più ovvio? "Bella" al posto di "Belle"), o spostando gli accenti dove non dovrebbero cadere...


Secondo punto: lo spettacolo è statico. Quando i personaggi cantano, l'azione non prosegue. Sì, ci sono le coreografie acrobatiche, gente che sale e scende dalle impalcature, si appende a testa in giù alle corde e compagnia bella, ma i protagonisti si fermano per cantare, molto in stile concerto. E per di più, difficilmente le canzoni stesse fanno avanzare la storia (un'eccezione è "L'attacco a Notre-Dame"), ma sono in genere un'espressione dei sentimenti dei personaggi, che fermano lo sviluppo della trama.


E poi i personaggi. Una delle cose fondamentali, non solo nel musical, ma anche nei film, nei libri... è creare simpatia per i personaggi. Bene, per me Cocciante e Panella non ci sono assolutamente riusciti. Febo è il peggiore: un imbecille infatuato di due donne che non pensa con la propria testa ma con un'altra parte del corpo... (scusate, miei lettori, ma quando ci va ci vuole) E poi, non appena Esmeralda si trova in difficoltà, torna dall'altra donna con la coda tra le gambe chiedendo perdono e dando la colpa alle arti della "strega". Posso essere un po' cattiva? Tipico comportamento da uomo traditore...
Comunque, su Febo potrei anche soprassedere, visto che già Hugo non ne fa un personaggio volto ad attirare simpatie. Ma che dire degli altri? Quasimodo è un piagnone che non fa che compatirsi e dire che il mondo lo odia. La mia reazione quando sento le sue canzoni? Prenderlo per il bavero e dargli una bella scrollata. Datti una mossa ragazzo, il mondo non starà certo lì a sentirti frignare.
Lo stesso vale per Esmeralda, soprattutto nel secondo atto quando è prigioniera di Frollo. Non fa altro che lagnarsi e aspettare che il suo bel cavaliere vada a salvarla. Anche quando sento le sue canzoni mi viene un certo prurito alle mani. Come si dice, bella bimba? "Aiutati che il ciel ti aiuta"...
L'unico che in parte si salva è Frollo, forse perché è l'unico che si lagna solo moderatamente e non si piange addosso...


E adesso, dopo questa tirata, la domanda sorge spontanea: ma i biglietti per Giulietta e Romeo, li compro o no?